Tv/ Bernardo Provenzano protagonista
della puntata di 'Complotti'
Il programma in onda domani alle 23.55 su La7
Roma, 27 lug. (Apcom) - Nell'ottava puntata di Complotti - il programma condotto dal giornalista Giuseppe Cruciani, in onda domani alle 23.55 su La7.
Attraverso due storie esemplari, il programma proverà a far luce su una vicenda ancora insoluta e che potrebbe prevedere anche un legame tra mafia e istituzioni. La prima è quella di Luigi Ilardo, l'unico infiltrato che ha svelato dall'interno di Cosa Nostra tutta la rete di protezione costruita intorno al boss. La seconda è quella del chirurgo Attilio Manca, morto in circostanze misteriose, forse dopo aver operato e curato Provenzano. Tra gli intervistati i magistrati Nino Di Matteo e Marzia Sabella, il giornalista Nicola Biondo e i familiari di Attilio Manca.
Link: http://notizie.virgilio.it/notizie/spettacoli/tv/2010/07_luglio/27/tv_bernardo_provenzano_protagonista_della_puntata_di_complotti,25380460.html
Mafia – L’avvocato della famiglia Manca presenta 32 nuove richieste al Gip
“Imponenti lacune investigative”
Viterbo - 17 luglio 2010 - ore 2,40
- Non sono bastate sei ore di udienza per decidere sul caso Manca.
Dopo aver ascoltato dalle 12,30 alle 18,30 le parti offese, il pm e i difensori degli indagati, il gip Salvatore Fanti si è riservato la decisione. Assicurando di pronunciarsi sull’archiviazione della vicenda al massimo entro una settimana.
È stata un’udienza interminabile, quella di ieri mattina. Nel tribunale di Viterbo, in un’aula 1 chiusa ai curiosi e alla stampa, si sono presentati i dieci indagati per la morte di Attilio Manca. Quattro di questi sono infermieri di Belcolle, che lavoravano al fianco del medico nel reparto di Urologia dell’ospedale viterbese. Gli altri sei, tra cui Ugo Manca, cugino di Attilio, sono venuti con i loro legali direttamente da Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, dove i Manca hanno sempre vissuto.
In aula c’è anche il fratello della vittima, Gianluca Manca, accompagnato dal suo avvocato Fabio Repici che, in udienza, prende la parola per primo.
“E’ imbarazzante – ha esordito l’avvocato – trovarsi per l’ennesima volta a proporre, nel presente procedimento, opposizione avverso l’ennesima richiesta di archiviazione proposta dal pm. Soprattutto per un motivo: l’abnorme inerzia che ha contraddistinto l’operato del pm, il quale, pure ha avuto, per indagare, tempi inusitatamente considerevoli”.
L’avvocato ha parlato di “imponenti lacune investigative”. A cominciare dalle siringhe trovate in casa di Attilio, sulle quali, come precisa Repici, “non sono mai state ricercate le impronte digitali”.
Per poi proseguire con i tabulati telefonici non acquisiti, con lo squarcio sul pavimento della casa di Attilio e con l’ipotesi Provenzano, su un presunto coinvolgimento del boss nella morte dell’urologo.
Vuoti lasciati dal pm che Repici vuole colmare. Perciò ha presentato una lista di 32 richieste di investigazioni suppletive, che vanno dagli accertamenti sulle siringhe all’audizione di persone informate sui fatti. 32 sviste che la Procura non avrebbe dovuto commettere.
Dopo di lui è stata la volta del pm Petroselli, che ha rispedito ogni accusa al mittente, insistendo sull’ineccepibilità delle indagini, delle quali ha ripercorso le tappe salienti.
Alla fine, uno dopo l’altro, si sono espressi, tutti gli avvocati dei dieci indagati, che hanno chiesto la revisione delle posizioni dei loro assistiti. Fino al tardo pomeriggio.
È un copione che si ripete per la terza volta, quello dell’opposizione dei familiari di Attilio Manca, all’archiviazione del caso. Una storia di sofferenza che inizia il 12 febbraio del 2004 quando Attilio viene trovato morto nel suo appartamento di via Santa Maria della Grotticella, a Viterbo. Sul braccio sinistro i segni di due iniezioni letali. Ma, secondo i parenti, Attilio non può esserseli fatti da solo: è mancino.

Di diverso avviso il pm Petroselli, convinto che Attilio si sia ucciso. Da qui la richiesta di archiviazione del caso, respinta, finora, per ben due volte dal giudice Mautone. L’ultima parola, ora, spetta al gip Salvatore Fanti.
Link:http://www.tusciaweb.it/notizie/2010/luglio/17_5manca.htm




Caso Manca - La madre dell'urologo di Belcolle ricorda il figlio, trovato
morto nel 2004 - Domani l'udienza per decidere sull'archiviazione
Come avete potuto uccidere Attilio?
Viterbo - 15 luglio 2010 - ore 10,30
Pubblichiamo un ricordo di Attilio Manca scritto dalla madre Angela - Ancora una lunga estate da trascorrere senza la presenza del mio amato figlio Attilio.
Con Attilio andavamo a villeggiare nella casa estiva di Tonnarella.
Tonnarella, luogo a lui particolarmente caro... "Mamma, quando sarò vecchio mi ritirerò in questa casa in mezzo al verde e vicino al mare e dedicherò tutti i giorni che mi rimarranno alla lettura e ai miei hobbyes".
Sogni, speranze, progetti spezzati da mani assassine.
Tonnarella: la casa che d'estate diventava un via vai di amici, dove la musica in sottofondo accompagnava tutti i momenti della giornata, dove la serenità e l'allegria regnavano sovrane. Non riesco più ad andare in quella casa, la tristezza e il dolore prendono il sopravvento. Gli amici sono spariti.
Tonnarella: il luogo dove si spostava indisturbato Bernardo Provenzano su una Polo nera. La sorella del boss Bisignano dice che anche le panchine sapevano che lui era qui.
Tonnarella: il luogo dove continuano a vivere quelli che hanno protetto la latitanza di Provenzano e, magari, hanno partecipato materialmente all'omicidio di mio figlio.
Mi voglio rivolgre a loro: come potete continuare a vivere con un macigno che pesa sul vostro cuore?
Come avete potuto uccidere barbaramente una persona buona, che cercava di vivere serenamente la sua vita, aiutando quelli che avevano bisogno di lui?
Ma non vi illudete, prima o poi dovete rendere conto alla giustizia umana e divina, ma soprattutto alla vostra coscienza.
Angela Manca
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Caso Manca, si decide sull’archiviazione.
Si terrà domani, venerdì 16 luglio, al tribunale di Viterbo, l’udienza per la decisione sull’archiviazione della vicenda di Attilio Manca.
Il giovane urologo di Belcolle fu trovato cadavere nella sua casa in via Santa Maria della Grotticella, a Viterbo, il 12 febbraio 2004. A causarne la morte, come accertato dall’autopsia, l’effetto combinato di tre sostanze, presenti nel sangue e nelle urine di Attilio: alcolici, eroina e Diazepam (il principio attivo contenuto nel sedativo Tranquirit). Sul suo braccio i segni di due iniezioni.
Per la Procura di Viterbo non c’è dubbio che si sia trattato di suicidio. Il pm Renzo Petroselli ha chiesto per tre volte l’archiviazione del caso, incontrando sempre la dura opposizione della famiglia Manca, assistita dal legale Fabio Repici.
La madre e il fratello di Attilio sono convinti che dietro la morte del giovane medico ci sia la mano della mafia. Attilio, infatti, potrebbe aver assistito all’intervento alla prostata al quale fu sottoposto Bernardo Provenzano, nella clinica di Marsiglia.
Il “capo dei capi”, uccidendo il giovane urologo, avrebbe potuto liberarsi dell’unico testimone italiano del “viaggio della speranza” che il boss compì in Francia nell’ottobre 2003. A rinsaldare la tesi dei Manca, l’improvvisa trasferta in Francia di Attilio, che sarebbe avvenuta proprio nell’autunno 2003.
L’inchiesta è congelata alla fase delle indagini preliminari. Dopo l’incidente probatorio sulle tracce di dna trovate nell’appartamento di Attilio, la Procura si è fermata.
Il gip Gaetano Mautone, finora, ha sempre accolto i ricorsi della famiglia Manca alle richieste di archiviazione del pm.
Nell'udienza di domani, Mautone è chiamato ancora una volta a decidere se chiudere definitivamente il fascicolo o riaprirlo. In tal caso, le indagini sulla vicenda di Attilio dovranno andare avanti. Prendendo, perché no, in considerazione la misteriosa impronta nel bagno di Attilio. O quelle due siringhe che, in sei anni, come sottolinea la famiglia Manca, non sono mai state analizzate.
Link: http://www.tusciaweb.it/notizie/2010/luglio/15_6manca.htm




(06/07/2010) -