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I° giornata della legalità a Tivoli (Roma) 18 febbraio 2010

Mafia e Stato: cronaca di un rapporto sempre vivo


Un vero e proprio bagno di folla per la Prima Giornata della Legalità organizzata dall’associazione culturale Ciak. Pieno in ogni ordine di posto l’auditorium dell’istituto Enrico Fermi, che del rispetto delle regole e della legalità ne ha fatto dei punti cardine della propria offerta formativa.

Tanti i giovani, che sono stati la maggior parte del pubblico.

Un successo sperato, vista l’importanza dei temi discussi. Un successo che lascia sperare di essere riusciti a toccare le coscienze dei giovani presenti. L’auditorium pieno, più di un centinaio di contatti di media per la diretta streaming su TivoTv, sono numeri che ci confortano e lasciano sperare un futuro con sempre più gente impegnata contro la mafia.

Immagini dure, come quelle raccontate da Gianluca Manca a proposito della morte del fratello finita nel dimenticatoio di una giustizia che ha bollato un omicidio come suicidio. Un dottore, Attilio Manca, ucciso perché ha curato un boss della mala, Bernardo Provenzano.

 

Marco Travaglio

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Gioacchino Genchi

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Gianluca Manca

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Sonia Alfano

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Venerdì 12 febbraio alle h.15 partì, dalla Prefettura di Viterbo, presso Piazza del Comune, un corteo di commemorazione, che passando da Via Cavour giungese presso la Sala Conferenze della Provincia, in Via Aurelio Saffi. In questa sede, dalle h. 16, un incontro per affrontare, denunciare ancora una volta e tentare di dirimere le tante controversie del caso di Attilio Manca.


Interventi: Augusto Mirabile,


Avv. Fabio Repici,

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Sen. Beppe Lumia,

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On. Sonia Alfano,

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Gianluca Manca,

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Angelina Manca,

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Stefano Zolea.

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(IRIS) - TIVOLI, 19 FEB - Un vero e proprio bagno di folla per la Prima Giornata della Legalità organizzata dall’associazione culturale Ciak. Pieno in ogni ordine di posto l’auditorium dell’istituto Enrico Fermi, che del rispetto delle regole e della legalità ne ha fatto dei punti cardine della propria offerta formativa.
Una vera e propria scossa per i tanti studenti delle scuole di Tivoli che hanno partecipato all’evento. Si è cercato di rompere l’immagine che da la televisione della mafia, di combattere i luoghi comuni, di dare forza e slancio ai ragazzi di oggi che saranno le donne e gli uomini del domani e che avranno il compito di combattere contro questi fenomeni. Un successo che lascia sperare di essere riusciti a toccare le coscienze dei giovani presenti. L’auditorium pieno, più di un centinaio di contatti di media per la diretta streaming su TivoTv, sono numeri che ci confortano e lasciano sperare un futuro con sempre più gente impegnata contro la mafia.
Immagini dure, come quelle raccontate da Gianluca Manca a proposito della morte del fratello finita nel dimenticatoio di una giustizia che ha bollato un omicidio come suicidio. Un dottore, Attilio Manca, ucciso perché ha curato un boss della mala, Bernardo Provenzano.
Storie incredibili, come quelle di Gioacchino Genchi messo sotto accusa perché stava scoprendo troppi collegamenti tra la politica e la mafia. L’esperto informatico, indagato e bistrattato, e che il tempo sta riabilitando con l’inquisizione dei suoi inquisitori.
Una dura presa di coscienza tra falsi miti ed un’iconografia pericolosa, quella dipinta dalle parole di Marco Travaglio. Il giornalista ha cercato di far capire ai tanti ragazzi presenti come quanto si vede in tv sia fuorviante e pericoloso. Quanto i media e la televisione diano un’immagine stereotipata, e molto lontana dalla realtà, dei mafiosi. Travaglio, poi, si è soffermato sui rapporti tra malavita organizzata  e stato. Parlando, infine, di come mafia non sia solo il traffico di droga o il racket, ma anche tante scelte quotidiane di ognuno basate su favori e scambi.
Un quadro di convivenza e rapporti tra politici e malavitosi, quello emerso dalle parole di Sonia Alfano, figlia di Beppe Alfano giornalista ucciso dalla mafia perché non si era venduto a loro. Abile, infine, la regia della moderatrice Silvia Resta che con puntuali domande ha saputo indirizzare il dibattito che, sotto al titolo “Mafia e Stato, un rapporto sempre vivo”, abbracciava molte tematiche e tanti aspetti diversi.
Sentito, poi, il discorso di apertura di Ezio Paluzzi, assessore provinciale alla Sicurezza, che ha lanciato un tema caldo e ripreso anche negli altri interventi: la cattiva informazione, i messaggi propinati dalla tv e dai media che dipingono una realtà distorta e fuorviante. Proprio per questo, in conclusione, l’assessore ha voluto regalare ai giovani presenti una copia della Costituzione Italiana.
Autore: Red
 
Link:http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisImg=S&Art=75377&Cat=1&I=null&IdTipo=0&TitoloBlocco=Enti%20Locali&Codi_Cate_Arti=24
 
 


Note a margine della manifestazione di Viterbo in memoria di Attilio Manca.

Ieri sono stato alla manifestazione in memoria di Attilio Manca. Purtroppo sono andato via prima e non ho potuto assistere fino alla fine, ma alcune considerazioni sono d'obbligo.

Cari Salvatore, Sonia, avvocato Repici, purtroppo state sbagliando clamorosamente il bersaglio.

Intanto erano sbagliate le premesse. Attilio Manca non è morto per mano della mafia. E la responsabilità non è del procuratore che segue il caso.
Voi che vivete in territori di mafia sapete bene come agisce questa organizzazione. Per entrare in un appartamento come quello in cui viveva Manca e fare un lavoro così perfetto ci vogliono i servizi segreti.

Ma anche ammesso e non concesso che sia stata la mafia, per un omicidio occorre un movente, e in particolare, per gli omicidi di mafia, occorre che la persona sia davvero scomoda, e che abbia preso decisioni molto forti contro la mafia. Ora, dato che sembra che Manca sia stato addirittura il medico che ha curato Provenzano in Francia, non si vede per quale motivo sarebbe stato ucciso proprio dalla mafia.

Le mie sono illazioni, comunque, non conoscendo a fondo il caso.

Ma ciò di cui sono sicuro è che per poter provocare la totale inerzia di una procura, l'indifferenza della polizia, l'inquinamento delle prove, delle perizie, il depistaggio dei giornali che volutamente trascurano il caso, e altri fenomeni del genere, non è sufficiente la mafia, Totò Riina, o Bernardo Provenzano che sia.

Ci vuole un sistema complesso, più potente della mafia e che sta al di sopra di essa.

Se una procura qualsiasi (non alludo alla procura di Viterbo, il fenomeno è comune a tutte le procure in Italia) rimane inerte su un caso come questo, vuol dire che sta commettendo un reato; come minimo un'omissione di atti di ufficio, ma nei casi più gravi sta rendendosi complice di un omicidio.

Quindi quando una procura rimane inerte di fronte a casi eclatanti, vuol dire che questa procura è sicura che l'eventuale denuncia contro chi ha male operato (denuncia che si deve fare presso una procura diversa) rimarrà lettera morta.

Vuol dire che nessuna altra procura mai indagherà, che nessun Ministro della giustizia mai interverrà, che nessuna forza di polizia, carabinieri, guardia di finanza, inizieranno mai un indagine per risolvere il caso, e se la inizieranno la insabbieranno.

Vuol dire cioè che la procura è parte di un sistema perfetto come un orologio, che ha i suoi vertici non nei capimafia che la letteratura sul tema ci ha consegnato fino ad oggi, ma nello Stato.
E quando dico Stato, non sto parlando di Dell'Utri, Berlusconi, Schifani, Mormino, ecc... i cui rapporti con la mafia sono accertati da anni; essendo un sistema complesso e perfetto come un orologio, sto parlando di tutti quei politici in cui riponete una speranza perché vi sembrano meno corrotti di altri.
L'avvocato Repici ha detto una cosa giusta. Per sapere quali sono le procure più inquinate, non bisogna vedere quelle che, negli anni, sono state accusate di qualcosa; occorre andare a vedere quelle che non sono mai state toccate da nessuno.

Ecco. Per i politici vale la stessa cosa.

I mandanti di un delitto del genere sono le persone cui spesso voi vi accompagnate e rivolgete perché vengono considerati paladini dell'antimafia.

Mi perdonerà Salvatore Borsellino se insisto con lui su un punto su cui ci siamo già confrontati, sia al telefono che via mail.
Caro Salvatore, non sono d'accordo quando dici che non hai tempo per occuparti di massoneria, Rosa Rossa, ecc..., quasi come se fossero due cose diverse.

Rosa Rossa e mafia sono due fenomeni che non potrebbero esistere l'uno senza l'altro, e che non possono essere capiti a fondo se non si capiscono entrambi i fenomeni. C'è un libro illuminante su questo, di recente pubblicazione, scritto da Antonella Randazzo, che parla delle origini della mafia, e di come tali origini vadano ricercate nello Stato.
Solo conoscendo entrambi potrai capire, ad esempio, le dichiarazioni di Riina che prende le distanze dalla strage che ha coinvolto tuo fratello.

E solo conoscendo entrambi si possono evitare situazioni paradossali come quelle verificatesi ieri, in cui i familiari di Manca sfilavano con una rosa rossa in mano, cioè con il simbolo di quell'organizzazione che probabilmente ha ucciso Attilio, e che controlla procure, politica ed imprenditoria italiana, oltre alla mafia.

Infine, due parole per l'avvocato Repici. L'ho ascoltata e ne ho potuto apprezzare la chiarezza e il coraggio soprattutto.
Vi stimo. Continuerò a seguirvi, ad appoggiare le vostre iniziative come ho fatto finora, sia col mio sito sia con Facebook.

Ma permettetemi di dirvi che state sbagliando il bersaglio.
Attilio Manca non è morto per mano della mafia.

E non è la mafia ad inquinare lo Stato, come ho sentito spesso affermare, anche durante la manifestazione di ieri. E' lo Stato che permette la mafia, e che la controlla.
Nelle regioni di mafia, Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, le persone scomode per il Sistema le uccide la mafia.

Nelle altre regioni, le persone scomode vengono uccise dai nostri servizi segreti, con un'overdose, con un incidente, con un malore provocato, oppure con un suicidio.

Potrei farvi un elenco lunghissimo di viterbesi morti in incidenti, suicidati, impiccati; e di processi del passato e del presente insabbiati.

Non devo fare troppa fatica. Non devo andare a cercare chissà quali articoli di giornale o fatti poco noti; mi basta vedere tra le mie amicizie, perchè anche in queste terre, come in tutta Italia, è stato fatto un bagno di sangue come al sud.

Stamattina ero a pranzo con una mia amica, il cui zio si è ucciso con un coltello nel petto, e poi si sarebbe estratto il coltello da solo. Suicidio, naturalmente.

Stasera cenerò con un mio amico di infanzia il cui padre, agente dei servizi segreti, è morto in un incidente stradale. Un incidente, appunto.

Lo Stato, per mezzo della mafia, ha fatto una strage nel sud. Ma per mezzo di incidenti, falsi attentati terroristici, suicidi, "omicidi in famiglia", ecc., ha fatto una strage altrettanto grande al nord e al centro, solo più silenziosa.

Quel fenomeno che al sud voi chiamate "mafia", al nord e al centro lo chiamiamo "incidente".

PS. E scusate se il tono del mio articolo è un po' antipatico. Volevo solo essere provocatorio.

Ero incorso anche io nel vostro stesso errore, anni fa, quindi il vostro atteggiamento è per me assolutamente comprensibile.

Con stima.

Link: http://paolofranceschetti.blogspot.com/
 
"Vi è stata data la scelta tra la guerra ed il disonore. Avete scelto il disonore e avrete la guerra."
Winston Churchill








Ieri a Viterbo, siamo andati per la commemorazione di Attilio Manca, sono trascorsi 6 lunghissimi anni senza Verità e senza Giustizia.
Attilio Manca aveva 36 anni quando è morto, il 12 febbraio di sei anni fa. Da uno, lavorava a Belcolle, in qualità di urologo, nell'équipe del professor Antonio Rizzotto.
Immediatamente fu detto "suicidio", ma la famiglia non ha creduto neanche per un attimo a questa ipotesi.
A distanza di 6 anni la sua scomparsa resta un enigma. Fu ritrovato alle 11 del mattino, ma era morto da almeno dodici ore, per l'effetto causato da un mix di sostanze: alcolici, eroina e Diazepam (il principio attivo contenuto nel sedativo Tranquirit). Sul braccio sinistro i segni di due iniezioni che, secondo i suoi parenti, Attilio non può essersi fatto da solo: era mancino, ed eseguiva ogni gesto con la mano sinistra. Per questo,e... per tanto Altro , secondo la famiglia Manca, l'ipotesi del suicidio non regge. (la storia di Attilio l'ho già raccontata in un post precedente... si parla di cure a Provenzano, insomma di Mafia!!)
La Famiglia,in collaborazione con l'associazione nazionale Familiari vittime di mafia e l'associazione culturale I grilli del pigneto, hanno organizzato un corteo in memoria del giovane medico.

Il corteo è partito da piazza del Comune, dove sono state deposte le rose bianche per Attilio.
Ciao Attilio!!
Per poi concludersi a via Saffi, sotto a Palazzo Gentili, dove si è tenuto un convegno alla presenza dell'europarlamentare Idv Sonia Alfano e di Giuseppe Lumia, membro della commissione parlamentare antimafia.
E finalmente ieri ho conosciuto Angelina, sembrava la conoscessi
da sempre!! (ricordate le lettere che ci eravamo scambiate??) Ci siamo abbracciate ......ci siamo sciolte in lacrime...
Lotta da sei anni per il suo Attilio e dietro una sconcertante dolcezza, una forza che solo una mamma può avere!!!
Anche il papà di Attilio, che bella famiglia ho pensato,
....spezzata, piegata...
eppure in piedi a lottare!!
Grazie Angelina, che esempio sei per me!!!

Questo è il corteo, purtroppo le mie foto non sono ancora pronte, per cui ho dovuto utilizzare quelle che ho trovato in rete...

..........E' davvero ora di sapere!!!!!!!!!!!!!!!!


















Nella sala conferenza della Provincia di Viterbo, si è tenuto l'incontro dove hanno parlato i Familiari, Angelina Alfano, Gianluca Manca, l'On. Sonia Alfano, il Sen. Giuseppe Lumia, l'Avv. Fabio Repici, Serenetta Monti dell'Assoc. Grilli del Pigneto, sono stati tutti interventi molto interessanti, chiaramente si è parlato di Attilio, di Mafia, della realtà di Barcellona Pozzo di Gotto
... per poi però arrivare alla realtà di Viterbo....
L'Onorevole Sonia Alfano devo dire persona davvero molto umana (la frase di Churchill l'ha ricordata lei....), è prima di tutto una vittima della mafia (e si vede) e poi il resto, ha fatto notare in maniera incisiva come in sala non ci fosse il Sindaco di Viterbo (...vi ricorda qualcosa????), come in sala non ci fossero colleghi di Attilio (...vi ricorda qualcosa???????) ......dove erano le Istituzioni di Viterbo??? e poi ha detto:"Attilio era un mio compagno di scuola .Lo conoscevo. E so che non avrebbe mai potuto uccidersi. Quello di Attilio è un delitto eccellente, sul quale non deve calare il silenzio".
Bellissimo intervento di Angelina che fra il dolore e la commozione, ha letto una lettera scrittale dal Primario con il quale Attilio lavorava, mi ha fatto piangere continuamente, per concludere:
"Mio figlio non cadrà mai nell'oblio. Non finché saremo in vita io e mio marito. Abbiamo dalla nostra parte molti giovani e il sostegno di numerose associazioni. Ma nonostante questo, c'è ancora chi tenta di infangare la memoria di Attilio. Soprattutto a Barcellona Pozzo di Gotto, la città in cui viviamo".
Poi c'è stato l'intervento di Gianluca Manca (un ragazzo adorabile e con una gentilezza unica!!)
chiaro, incisivo, "vuole la Verità sulla morte del fratello" ed incitava i Viterbesi ad unirsi alla lotta e a non disertare battaglie che invece potrebbero portare alla Vera Vittoria Finale!!!
Dov'erano i Viterbesi????????????
Guardandolo ho pensato molto ad Attilio e al mio Niki, quell'educazione e quel sorriso che contraddistingue ....subito!!!
C'erano l'Avv. Paolo Franceschetti e la Dott.ssa Solange Manfredi e tante altre belle persone.
E poi ho conosciuto e sono intervenuti anche molti giovani (che conoscevo gia su facebook) Augusto (che ha fatto anche un bellissimo intervento) e poi Valeria Bonanno, Chiara Siracusano, un'altra Valeria, e poi i ragazzi di "informare per resistere", che bei ragazzi, quanta voglia hanno .... che le cose cambino!!!
Sono una spinta, danno forza....
Siamo tornati tardi e dentro di me c'era tanta, tanta tristezza....pensavo alle tante analogie con la mia storia, pensavo a 6 anni e ancora tutto da scoprire ..... povera Angelina e povera me ..... quanta strada.......
...quanta omertà.....quanto assordante silenzio .....
Una sola cosa volevo dire che secondo me non è piu' una realtà arginabile alla Sicilia purtroppo.....è una lunga scia di sangue che attraversa tutta l'Italia e una omertà che va ben oltre i piccoli territori.......
Su facebook è nato un gruppo: "Quelli che a L'Aquila alle 3:32 non ridevano" .....
...non voglio aggiungere altro.... perchè di parole io, a 40 km dall'Aquila non ne trovo.... per quello che ho sentito ed ho letto in questi giorni....
Per Niki e per Attilio

"Chi non conosce la Verità è uno sciocco,
ma chi conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"!!!!
(Bertolt Brecht)
Un bacio ad entrambi
Shalom
Ornella
Link: http://nikiaprilegatti.blogspot.com/
 


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