BARCELLONA P.G., LA STORIA DEL FRATE
SALVATORE MASSIMO FERRO: QUANDO
LA TONACA NON FA IL PRETE
A Barcellona Pozzo Di Gotto (ME), paese dov’è radicata una forte organizzazione di stampo massonico-mafioso, c’è il Convento dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova. La sacra struttura, ospitò, fino all’anno 2002, il frate Salvatore Massimo Ferro, che continuava, seppur saltuariamente, a frequentare il convento di Barcellona Pozzo di Gotto, dopo che fu trasferito a Messina. Il frate Salvatore Massimo Ferro è figlio di Antonio Ferro, capo mandamento di Cosa Nostra di Canicattì(AG), nonché compare di Bernardo Provenzano. E’ fratello di Calogero Ferro, condannato per associazione mafiosa. E’ fratello di Gioacchino Ferro e Roberto Ferro, entrambi arrestati per associazione mafiosa, facevano parte del tessuto associativo di Bernardo Provenzano, curavano i suoi interessi, i suoi affari, la corrispondenza, gli spostamenti, e veicolavano il denaro sporco dello stesso Provenzano. Ferro Gioacchino è ancora detenuto. Ferro Roberto è stato assolto. E’ nipote di Salvatore Ferro, un fedelissimo di Bernardo Provenzano al punto di essere fra i pochissimi prescelti a partecipare al summit del 31 ottobre del 1995 a Mezzojuso(PA), riunione che determinò il rinnovamento di Cosa Nostra. E’ strettissimo parente di una famiglia mafiosa completamente implicata negli affari di Bernardo Provenzano. Nonostante queste parentele imbarazzanti, non è mai stato allontanato dalla Sicilia. Sappiamo che Provenzano si è rifugiato a Barcellona Pozzo di Gotto perché ci sono delle intercettazione ambientali che ne danno certezza. La sorella del boss Bisignano parlando con un immobiliarista disse: “Avevano ragione i Manca, che dicono che suo figlio ha visitato Provenzano, tutti lo sapevamo che “iddu” era qua.” Tuttavia non è mai stata fatta indagine accurata per scoprire dov’era nascosto esattamente il boss latitante. Nell’anno 2003 un tumore alla prostata colpì Bernardo Provenzano, Attilio Manca era uno dei migliori urologi d’Italia, fu uno dei primi adeseguire la prostatectomia in laparoscopia, aveva studiato in Francia questa nuova tecnica, ed era originario di Barcellona Pozzo di Gotto. Bernardo Provenzano è stato per ben 2 volte ricoverato a Marsiglia, in 2 cliniche differenti, entrambe le volte sotto falso nome: Gaspare Troia. La prima volta, dal 7 al 10 luglio 2003 per esami in una piccola clinica privata di La Ciotat. La seconda volta, il 29 ottobre 2003 nella clinica privata “Casamance”di Aubagne. Occupò la stanza numero 7, gli venne asportato un tumore alla prostata col metodo della laparoscopia. I genitori di Attilio Manca dicono di aver ricevuto, in quei giorni, unatelefonata del figlio Attilio in cui disse di essere in Francia per assistere ad un intervento, e, per la prima volta, non sarebbe tornato a casa per le festività, vi farà ritorno il 5 novembre. Il ritorno di Bernardo Provenzano in Sicilia è stato il 4 novembre. Nelle indagini si nomina un urologo siciliano, un urologo che non è maistato trovato. Dalle dichiarazioni fatte da un anonimo al Maresciallo Guazzelli (ucciso nel 1992), sappiamo che Bernardo Provenzano era conosciuto dalla mafia di Sambuca di Sicilia, come “un uomo che non ammetteva errori, era un individuo pieno di soldi, una persona che andava per le spicce, faceva uccidere anche al minimo dubbio”; da qui, capiamo che Provenzano non avrebbe avuto alcuno scrupolo a risparmiare la vita al medico che lo curò. Attilio Manca era una specie di luminare, forse era un ragazzo anche ingenuo, in fondo aveva passato la vita sui libri e nelle sale operatorie, a 34 anni era un medico raro nel suo genere. Ora, un uomo con tutti quei soldi, che da latitante va ad operarsi a Marsiglia sotto falso nome, ovviamente pretende il miglior medico in Italia. Chi è stato questo medico? Attilio Manca, originario di Barcellona Pozzo di Gotto, territorio di Provenzano. A questo punto bisognerebbe chiedersi chi è il tramite fra un boss mafioso latitante da oltre quarant’anni ed un ragazzo tanto onorevole? Ugo Manca, pregiudicato per detenzione abusiva di arma, e condannato in 1° grado per traffico di droga (di recente assolto in appello), frequentatore di molti personaggi di interesse investigativo come Angelo Porcino, Lorenzo Mondello, Rosario Cattafi ed altri, è il cugino in primo grado del dottor Attilio Manca. È sua l’impronta che venne rilevata nel mese di marzo nella casa di Viterbo in cui venne ritrovato il corpo dell’urologo. Ugo Manca giustificò l’impronta dicendo di essere stato nella casa del cugino il 15 dicembre 2003. Evidentemente Ugo Manca non sapeva che la famiglia del medico ucciso era stata a casa di Attilio il 23 e 24 dicembre, e la madre aveva provveduto ad una profonda pulitura di tutta la casa e del luogo dove fu ritrovata l’impronta. Inoltre, la polizia scientifica, al momento del rilevamento dell’impronta, dovrebbe essere in grado di rilevare quando l’impronta è stata lasciata; ma alla procura di Viterbo questi particolari non interessano. Il ruolo di Ugo Manca nella vicenda non si ferma qui, in una telefonata ai genitori 10 giorni prima di morire, Attilio chiese informazioni su un tale Angelo Porcino (lo ritroveremo nel 2007 in carcere con l’accusa di tentata estorsione con l’aggravante mafiosa), perché era stato contattato telefonicamente dal cugino Ugo Manca e questi gli aveva preannunciato che Porcino sarebbe andato a trovarlo a Viterbo per un consulto. Quindi, Ugo Manca era il chiaro tramite fra Attilio e un personaggio legato alla mafia Barcellonese. I rapporti fra Ugo Manca e Angelo Porcino, diventano palesi anche da un altro “piccolo” dettaglio: furono sorpresi insieme ad un summit di sospetto sapore mafioso il 7 maggio 2002. Il giorno dopo il ritrovamento del cadavere del cugino, Ugo Manca si recò alla Procura della Repubblica di Viterbo per sollecitare, a nome dei genitori del medico, la restituzione del corpo e il dissequestro dell’appartamento. Ma il padre e la madre di Attilio, ascoltati dal pm, hanno dichiarato di non aver mai chiesto al loro nipote di fare tali richieste. Il caso Manca, a distanza di tutti questi anni, resta ancora un grande e imbarazzante mistero sotto tutti i fronti; la Procura di Viterbo continua a non indagare, il Vaticano e l’Ordine dei Frati Minori di Sant’Antonio da Padova non hanno mai provveduto a far trasferire da subito e molto lontano un frate con una posizione tanto imbarazzante, anzi, il frate Salvatore Massimo Ferro ha denunciato per diffamazioni l’avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici. Anche la madre di Attilio è stata denunciata dal Rev.do Fr. Matteo Castiglione. di Helene Benedetti (Informare per Resistere) - pubblicato su www.antimafiaduemila.com - 17 aprile 2010
Link: http://www.enricodigiacomo.org/
MILAZZO: APERTO IERI IL PROCESSO
CONTRO IL SINDACO ITALIANO, ACCUSATO
DI TENTATA CONCUSSIONE E DI
TURBATIVA DI GARA D’APPALTO. E’
ACCUSATO DAL COMANDANTE DELLA
POLIZIA MUNICIPALE DI AVER FAVORITO LA
DITTA “CREATIVA”
17.04.2010
Si è aperto ieri pomeriggio con l’audizione del teste principale della pubblica accusa, il comandante della polizia municipale di Milazzo Giuseppa Puleo, il processo al sindaco di Milazzo Lorenzo Italiano, imputato di tentata concussione e di turbativa di gara d’appalto di un pubblico incanto. Il primo cittadino era stato rinviato a giudizio il 16 gennaio dello scorso anno in conseguenza delle indagini giudiziarie coordinate dai sostituti procuratori del pool pubblica amministrazione, Michele Martorelli e Francesco Massara, svolte dalla Guardia di finanza della Compagnia di Milazzo al comando del capitano Danilo Persano. La processuale rievocata ieri in aula è scaturita a seguito dell’esposto presentato dalla comandante del corpo di polizia municipale, Giuseppa Puleo (ancora sospesa dall’incarico), che ha sostenuto di aver subito tentativi di pressione con minacce allo scopo di invitare e quindi favorire una ditta di Milazzo, per la partecipazione alla gara relativa alla stampa e fornitura all’ente dei bollettari relativi alle contestazioni delle infrazioni al Codice della strada utilizzate dagli agenti della polizia municipale. La dott. Puleo, rispondendo alla domande del pubblico ministero Michele Martorelli, ha sostenuto che gli episodi contestati si sarebbero verificati «nell’ottobre del 2007 in tre diversi giorni». La dott. Puleo, fin dall’agosto del 2007, temendo “pressioni” sulla sua attività si è dotata di un registratore con il quale ha registrato tutti i colloqui avuti con il sindaco ogni qualvolta veniva convocata dallo stesso. Nel caso del contestato tentativo di concussione, ha raccontato il teste, il sindaco il 12 ottobre del 2007 avrebbe esercitato pressioni, minacciando di revocare l’incarico dirigenziale se la stessa non avesse affidato alla ditta “Creativa” di Milazzo «l’incarico per la fornitura dei bollettari delle contravvenzioni». L’ex comandante dei vigili ha sostenuto che Italiano «il 17 ottobre del 2007, avrebbe reiterato analoghe pressioni, attraverso un ufficiale di polizia municipale, affermando che se la comandante non avesse affidato l’incarico alla ditta prescelta poteva prepararsi i bagagli e lasciare l’incarico di dirigente della polizia municipale». La dottoressa Puleo è stata sollevata dall’incarico il 18 ottobre del 2007 ufficialmente perché aveva subito un rinvio a giudizio. La dirigente nel processo si è costituita parte civile con l’avv. Guglielmo D’Anna. Il difensore di Italiano, avv. Nino Favazzo, ha poi effettuato il controesame chiedendo in particolare con quali modalità sono state effettuate le registrazioni. Il processo riprenderà il 13 maggio con l’audizione del tecnico informatico della procura, il perito Tonino Biondo, che ha effettuato le trascrizioni. (l.o.)
Link: http://www.enricodigiacomo.org/
tratto da SoniaAlfano.it
L'Italia dei Valori, nella persona dell'On. Antonio Di Pietro, ha depositato di recente un'interrogazione alla Camera dei Deputati sull'incresciosa vicenda che vede la dirigente del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) dott.ssa Domenica Rita Speciale operare nella pubblica amministrazione nonostante l'evidente conflitto di interessi ed il grave danno economico procurato ai danni dell'erario.
Adesso ci auguriamo che il Governo voglia intervenire a tutela della collettività, perchè Barcellona Pozzo di Gotto non continui ad essere perennemente sfruttata da individui senza scrupoli, soprattutto se questi sono "autorevoli esponenti delle istituzioni".
Questo il testo dell'interrogazione:
Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia.
— Per sapere – premesso che:
il 26 maggio 1992 ha iniziato ad operare, nel distretto della corte di appello di Messina, il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, istituito a quel tempo per dare una risposta di giustizia autorevole alle esigenze di un territorio dominato dalla criminalità mafiosa;
il 22 maggio 1993 il comune di Barcellona Pozzo di Gotto, quale conduttore, stipulava con i signori Domenica Rita Speciale e Mario Speciale, quali locatori, un contratto di locazione di due appartamenti, siti a Barcellona Pozzo di Gotto in via Mons. Aliquò n. 9, rispettivamente al piano rialzato e al primo piano, da adibire ad uffici della pretura circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto;
in particolare, i due appartamenti venivano assegnati l’uno ad uffici della sezione di Polizia giudiziaria della procura presso la pretura circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto e l’altro al servizio della pretura circondariale quale aula di udienza e quale deposito per materiale dell’ufficio;
con la riforma del giudice unico, il 2 giugno 1999 cessava il funzionamento della pretura circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto, con la conseguenza che i suoi uffici venivano accorpati a quelli del locale tribunale;
in meno di un anno da quella data, il personale della pretura circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto veniva materialmente trasferito negli uffici del locale tribunale, sito in via Napoli, e la sezione di polizia giudiziaria prima veniva allocata al secondo piano dello stabile nel quale tuttora insiste la sede dell’UNEP e, infine, veniva trasferita negli attuali locali di via Camarda, adiacenti alla sede della procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto;
in conseguenza di tali modifiche normative e logistiche degli uffici giudiziari di Barcellona Pozzo di Gotto, a partire dal 2000 è cessata l’esigenza che aveva portato al contratto di locazione dei due appartamenti di via Mons. Aliquò n. 9, che infatti sono rimasti vuoti e inutilizzati;
nel 2000 la dottoressa Domenica Rita Speciale, locataria di uno dei due appartamenti di via Mons. Aliquò n. 9 e sorella del locatario dell’altro appartamento, divenuta dirigente amministrativo del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, si trova, ad avviso dell’interrogante, in condizione di incompatibilità con l’incarico ricoperto, in ragione dei contratti di locazione stipulati dalla stessa e dal di lei fratello in relazione ad immobili (uno dei quali assegnato proprio al tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, ove la stessa svolge le sue funzioni) rimasti del tutto inutilizzati; infatti, secondo il codice di comportamento dei dipendenti pubblici « il dipendente mantiene una posizione di indipendenza, al fine di evitare di prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni, anche solo apparenti, di conflitto di interessi... e si impegna ad evitare situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o all’immagine della pubblica amministrazione», mentre « il dirigente, prima di assumere le sue funzioni, comunica all’amministrazione le partecipazioni azionari e e gli altri interessi finanziari che possano porlo in conflitto di interessi con la funzione pubblica che svolge e dichiara se ha parenti entro il quarto grado e affini entro il secondo, o conviventi che esercitano attività politiche, professionali o economiche che li pongano in contatti frequenti con l’ufficio che egli dovrà dirigere o che siano coinvolte nelle decisioni o nelle attività inerenti all’ufficio »;
il predetto contratto di locazione, pur a fronte del ruolo di dirigente amministrativo presso il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ricoperto dalla dottoressa Speciale, è stato sempre puntualmente rinnovato, con la corresponsione di un canone di locazione pari a 18.000.000 (diciotto milioni) di lire poi riconvertito e aggiornato in 12.077,22 (dodicimilasettantasette/22) euro; ed ancora con nota del 23 aprile 2008, prot. 20139, i signori Domenica Rita Speciale e Mario Speciale richiedevano al comune di Barcellona Pozzo di Gotto l’aggiornamento del canone di locazione secondo gli indici ISTAT;
l’adeguamento del canone veniva concesso con determina n. 2902 del 6 novembre 2008; in seguito a tale determina il canone annuo di locazione è divenuto 12.394,85 dodicimilatrecentonovantaquattro/85) euro;
a seguito delle rimostranze delle locali organizzazioni sindacali (ed in particolar modo della CGIL), nei primi mesi del 2009 il comune di Barcellona Pozzo di Gotto avviava la procedura per l’eventuale disdetta del contratto di locazione relativo all’appartamento di via Mons. Aliquò n. 9 formalmente in uso alla sezione di polizia giudiziaria, inoltrando all’uopo noto alla procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto in data 28 aprile 2009; rispondendo all’interpello il procuratore della Repubblica in data 7 maggio 2009 comunicava che tali locali si trovavano liberi da arredi e/o altro materiale di pertinenza del proprio ufficio; il 27 maggio 2009 la CGIL funzione pubblica di Messina inviava al Ministero della giustizia una nota con cui segnalava la situazione relativa agli affitti degli archivi del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto;
con nota del 1o giugno 2009, ricevuta il 10 giugno 2009, il comune di Barcellona Pozzo di Gotto comunicava ai signori Domenica Rita Speciale e Mario Speciale l’intenzione di esercitare il diritto di recesso dal contratto di locazione dei locali di via Mons. Aliquò n. 9, formalmente adibiti alle esigenze degli uffici giudiziari ed ormai inutilizzati;
purtuttavia in tale preannuncio di disdetta il comune faceva riferimento esclusivamente ai locali sede della Sezione di polizia giudiziaria « già da tempo allocata in altro immobile » ma taceva sull’appartamento sito al piano rialzato di via Mons. Aliquò n. 9 già assegnato nel 1993 alla pretura circondariale di Barcellona Pozzo di Gotto ed oggi nella disponibilità del locale tribunale;
pertanto la peculiare situazione della dottoressa Speciale (contemporaneamente dirigente amministrativo del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, contraente del comune di Barcellona Pozzo di Gotto per la locazione di proprio immobile assegnato proprio al tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto e sorella dell’altro locatore) ed il conflitto d’interessi che ne deriva rimane a tutt’oggi immutata;
dalla locazione, ad opera del comune di Barcellona Pozzo di Gotto nell’interesse degli uffici giudiziari, di immobili di fatto da molti anni inutilizzati è derivato e tuttora deriva, pertanto, un rilevante danno economico, all’erario; per tale ragione la CGIL funzione pubblica di Messina ha proposto espressa denuncia alla procura generale presso la Corte dei conti ed al procuratore della Repubblica presso il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto –:
se e quali accertamenti siano stati disposti sulla situazione sopra descritta;
se e quali eventuali responsabilità siano state rilevate in ordine ad essa;
in caso negativo, come intendano operare per far cessare il rilevante danno derivante dai fatti sopra descritti e per rimuovere il conflitto d’interesse in cui si trova la dottoressa Domenica Rita Speciale, dirigente amministrativo presso il tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto;
se in relazione a tali vicende vi siano state in passato omissioni e/o negligenze da parte dei vertici degli uffici giudiziari di Barcellona Pozzo di Gotto.




Barcellona Pozzo di Gotto è la città dove sono cresciuta e dove ho visto mio padre morire assassinato l'8 gennaio del 1993. Una città protagonista negli anni '90 di una sanguinosa guerra di mafia mai venuta veramente alla ribalta. Allo stesso modo, oggi, non viene fuori un quadro preciso di ciò che Barcellona subisce ad opera di mafia ed istituzioni deviate, con la complicità, spesso inconsapevole, di un certo numero di cittadini che finge di non capire, di non vedere. Durante l'intero anno 2006, quattro ispettori controllarono delibere ed analizzarono atti amministrativi, stabilendo una valutazione inquietante: il Comune di Barcellona P.G. non era semplicemente "influenzato" dalla mafia, bensì era "di proprietà" della mafia. L'allora Ministro degli Interni Amato, però, inspiegabilmente, non firmò il decreto di scioglimento. Il sindaco di Barcellona era ed è Candeloro Nania, cugino e compagno di partito del più noto Domenico (senatore del PdL).