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Alfano (IdV): Al fianco di Fabio Repici

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A Barcellona Pozzo di Gotto sono cresciuta e lì venne ucciso mio padre, l’8 gennaio 1993. Seppure i miei impegni mi tengono spesso fuori dalla Sicilia e dall’Italia, distrarmi da quel che accade a Barcellona Pozzo di Gotto mi è impossibile. Ho letto con una certa angoscia quanto scritto nei giorni scorsi da Fabio Repici  e non posso, oggi, trattenermi dal dire esplicitamente alcune cose.
La prima è questa. Fabio non è stato solo il mio avvocato (e di altri innumerevoli esponenti del fronte antimafia: Salvatore Borsellino, Peppe Lumia, Saro Crocetta, la famiglia Campagna, la famiglia Manca, Antimafiaduemila, Gioacchino Genchi ecc.); è stato uno dei pochissimi a intestarsi in provincia di Messina certe battaglie da cui in troppi sono pavidamente fuggiti. Ricordo il mancato scioglimento per mafia dell’amministrazione comunale di Barcellona P.G., le deviazioni istituzionali del R.o.s. dei carabinieri (vedasi la protezione della latitanza barcellonese di Nitto Santapaola), le deviazioni giudiziarie del rito peloritano, gli scandalosi fatti dell’indagine Tsunami (con il pesante coinvolgimento di due magistrati, Antonio Franco Cassata e Olindo Canali) e molto altro ancora: non ho visto tanti altri unirsi a noi. I nomi li ha già fatti Fabio: quello di pochissimi altri, o di nessuno, è da aggiungere.

Però il nostro impegno ha portato visibili risultati: Olindo Canali è dovuto scappare ignominiosamente dalla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto; l’indifendibile figura del Procuratore generale di Messina, Antonio Franco Cassata, è stata finalmente conosciuta e apprezzata (cioè disprezzata) in tutto il territorio nazionale; dieci giorni fa una rappresentazione teatrale a Barcellona Pozzo di Gotto ha dato finalmente voce a mio padre, a Graziella Campagna, ad Attilio Manca e ad Adolfo Parmaliana, e Cassata e Canali non hanno potuto farsi vedere, perché altrimenti avrebbero corso il rischio di essere cacciati a pedate a furor di popolo.
Eppure, oggi Fabio Repici viene citato innanzi all’Autorità giudiziaria proprio per quello che ha fatto per tante vittime di mafia. È uno scandalo, il mondo moralmente a testa in giù. Anche su questo voglio dire alcune cose precise. Sono rimasta esterrefatta nel sapere che ad assistere il frate appartenente ad una delle famiglie mafiose più potenti dell’intera Sicilia sia l’avv. Fausto Amato. Mi verrebbe da sperare che non sia vero. Perché il nome dell’avv. Fausto Amato fino ad oggi è stato noto per essere quello di un professionista che ha spesso assistito parti civili in processi di mafia ed è stato anche il legale di autorevoli esponenti nazionali dell’antiracket. E allora mi chiedo: come si conciliano quelle posizioni con la querela nei confronti dell’unico avvocato che in provincia di Messina ha dato l’anima nella lotta alla mafia, senza fare sconti a nessuno? Perché se le cose si conciliano allora la realtà è peggiore di ogni immaginazione.
E questo mi consente di dire alcune cose sull’antiracket “alla barcellonese”. Il 12 aprile sarebbe dunque un importante esponente del governo Berlusconi, Alfredo Mantovano (quello che vomitò insulti contro i giudici che condannarono per mafia Marcello Dell’Utri), ad inaugurare la nascita dell’associazione antiracket a Barcellona Pozzo di Gotto. Ma ricordo bene o poco tempo fa l’on. Mantovano e il presidente della federazione antiracket Giuseppe Scandurra conferenziavano a braccetto senza pudore con il Procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata? Ma ricordo bene o la federazione antiracket è stata uno dei più arcigni nemici di Adolfo Parmaliana, alla cui memoria nessuno dei suoi esponenti ha ancora chiesto scusa? Io ricordo bene: e allora che razza di entità è la nascente associazione antiracket barcellonese? Dirà chiaramente una volta per tutte che gente come il Procuratore generale Cassata deve essere allontanata? Dirà che l’imprenditore Maurizio Marchetta, l’amico del boss Salvatore Di Salvo, è indegno di autoproclamarsi vittima di mafia e dovrebbe, invece, confessare tutte le sue malefatte? Dirà che gente come Sebastiano Buglisi dovrebbe vergognarsi per aver querelato Fabio Repici? Rivolgerà, anzi, pubblicamente un grazie enorme per quanto fatto da Fabio Repici contro la mafia barcellonese ed i suoi referenti istituzionali?
Perché, in caso contrario, sarebbe meglio evitare le parate. Sarebbero solo un’offesa per i familiari delle vittime di mafia, che con coerenza continueranno a stare al fianco di Fabio Repici, insieme a tutto quel mondo che fa dell’impegno antimafioso pratica quotidiana.

 
Ricevo dall'Avv. Fabio Repici, e pubblico con piacere. Ovviamente condivido profondamente la sua posizione e tutte le riflessioni espresse in questa nota:
Da oltre un decennio, il mio impegno professionale e civico è spesso dedicato all’analisi ed alla denuncia del degrado mafioso del circondario di Barcellona Pozzo di Gotto. Cominciai ad occuparmene allorché iniziai ad assistere Piero Campagna e gli altri familiari di Graziella, nel processo a carico di Gerlando Alberti junior e Giovanni Sutera, definitosi con la condanna degli imputati solo un anno fa. Approfondii l’impegno, fisiologicamente, assumendo la difesa di Sonia Alfano, dei suoi fratelli e di sua mamma nel processo per l’assassinio del più coraggioso giornalista mai capitato in provincia di Messina. Da cosa nasce cosa, in materia di mafia, come ci insegna Alfio Caruso, ma anche in materia di antimafia. È la vita ad essere così: ed ecco, allora, che dopo la famiglia Campagna e la famiglia Alfano, spesi e continuo a spendere le mie energie per i familiari di Attilio Manca, così come feci per il padre di Roberto Amato e come feci in altre vicende giudiziarie. Nel denunciare il sistema mafioso barcellonese e le sue impressionanti protezioni istituzionali non incontrai troppi volenterosi: qualcuno esterno al territorio barcellonese, primo fra tutti il sen. Giuseppe Lumia; pochissimi, fatta eccezione per i familiari delle vittime, nell’area barcellonese, primo fra tutti Adolfo Parmaliana. Anni di impegno ma anche di solitudine: a questo pensavo la settimana scorsa assistendo, proprio a Barcellona Pozzo di Gotto, proprio insieme ai familiari di Graziella Campagna, di Beppe Alfano, di Attilio Manca e di Adolfo Parmaliana, alla rappresentazione teatrale di (P)resa di coscienza, una sorta di autobiografia collettiva di un territorio che finalmente urla la ribellione al Tiranno. Vedere per la prima volta il consenso sociale e direi quasi l’affetto per i familiari delle vittime a Barcellona Pozzo di Gotto, con la presenza perfino del nuovo Procuratore della Repubblica e dei suoi due pregevoli sostituti, mi aveva fatto sentire più lieve il peso di un decennio di solitudine.
Sono passati pochi giorni e le vicende di Barcellona Pozzo di Gotto mi si sono presentate di nuovo con sfumature non troppo gradevoli, che forse è bene non confinare alla dimensione della mia vita privata. Il prossimo 19 aprile comparirò davanti al Gip presso il Tribunale di Barcellona P.G. come indagato per diffamazione. A querelarmi era stato niente meno che un frate, tale Salvatore Massimo Ferro – figlio, nipote e fratello di mafiosi legati a Bernardo Provenzano – il quale, assistito dall’avv. Fausto Maria Amato, si è sentito leso da mie dichiarazioni sul fatto che alcuni anni fa, a causa sua, il convento dei Frati Minori di Barcellona P.G. fosse stato oggetto delle attenzioni investigative dei carabinieri del R.o.s.. La Procura di Barcellona P.G., accertato che effettivamente il R.o.s. aveva svolto indagini su quel convento e che il frate Ferro è figlio, nipote e fratello di mafiosi provenzaniani, aveva richiesto l’archiviazione. Sennonché Salvatore Massimo Ferro, sempre assistito dall’avv. Fausto Maria Amato, si è opposto alla richiesta di archiviazione. E quindi il prossimo 19 aprile innanzi al Gip di Barcellona io (che della presenza nel barcellonese di Provenzano mi sono occupato soprattutto nell’interesse dei familiari di Attilio Manca) comparirò in veste di indagato e frate Ferro (il parente stretto, strettissimo, di tutti quei mafiosi provenzaniani) comparirà in veste di persona offesa dal reato. Pazienza, supererò anche questa. Anzi, me l’appunterò moralmente al petto come una medaglia al valore.
Alcuni giorni fa, poi, ho scoperto che in realtà a Barcellona Pozzo di Gotto sono un pluriindagato. Ho infatti appreso di una querela, sempre per diffamazione, sporta contro di me da un imprenditore di Terme Vigliatore, tale Sebastiano Buglisi, per alcune affermazioni che ho fatto il 2 ottobre scorso, in risposta ad alcuni disturbatori della manifestazione in ricordo di Adolfo Parmaliana nel primo anniversario della sua morte. Evito di farne un’interpretazione soggettiva e trascrivo invece alla lettera la contestazione del reato di diffamazione riportata nel documento notificatomi: “perché nel corso di un intervento pubblico, successivamente pubblicato sul sito internet www.illume.it offendeva la reputazione di Buglisi Sebastiano, proferendo le seguenti frasi: ‘Quando ero bambino mi fu insegnato un detto, che tradotto in italiano più o meno fa , oggi è giornata di pioggia e a molte lumache sono spuntate le corna’; ‘Io ho buona memoria e sicuramente ho memoria migliore di certi imprenditori che sono pronti a denunciare gli estortori di Tortorici, ma non fanno la stessa cosa quando gli estortori si chiamano Lo Piccolo’. Fatto aggravato perché consistito nell’attribuzione di un fatto determinato e mediante mezzo di pubblicità”. Pazienza, ho pensato, supererò anche questa ed anche in questo caso mi è venuta voglia di appuntarmi moralmente al petto una medaglia.
Sennonché, dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno ho appreso che il prossimo 12 aprile 2010 Barcellona Pozzo di Gotto ospiterà un’importante manifestazione alla quale parteciperà niente di meno che un sottosegretario del governo più antimafioso degli ultimi 150 anni (e forse più), l’on. Alfredo Mantovano, per la (riprendo testualmente dal sito ministeriale) “presentazione della locale associazione antiracket”. Magari ci sarà il mio querelante, l’imprenditore Buglisi. E magari ci sarà un altro imprenditore dell’antiracket barcellonese (o forse sarebbe meglio dire “alla barcellonese”), Maurizio Marchetta, tanto più che egli ormai è libero dagli impegni che lo affliggevano anni fa come vicepresidente del consiglio comunale di Barcellona P.G. (quello che il ministro Amato graziò dallo scioglimento per mafia) e come quotidiano frequentatore (perfino in crociera insieme ai propri pargoli) del capomafia barcellonese Salvatore Di Salvo.
Ecco, ho pensato, che il gattopardo barcellonese tenta di inghiottire il risveglio sociale fin dai suoi primi vagiti in culla.
Fabio Repici
Link: http://www.soniaalfano.it/content/barcellona-e-lantimafia
 
I° giornata della legalità a Tivoli (Roma) 18 febbraio 2010

Mafia e Stato: cronaca di un rapporto sempre vivo


Un vero e proprio bagno di folla per la Prima Giornata della Legalità organizzata dall’associazione culturale Ciak. Pieno in ogni ordine di posto l’auditorium dell’istituto Enrico Fermi, che del rispetto delle regole e della legalità ne ha fatto dei punti cardine della propria offerta formativa.

Tanti i giovani, che sono stati la maggior parte del pubblico.

Un successo sperato, vista l’importanza dei temi discussi. Un successo che lascia sperare di essere riusciti a toccare le coscienze dei giovani presenti. L’auditorium pieno, più di un centinaio di contatti di media per la diretta streaming su TivoTv, sono numeri che ci confortano e lasciano sperare un futuro con sempre più gente impegnata contro la mafia.

Immagini dure, come quelle raccontate da Gianluca Manca a proposito della morte del fratello finita nel dimenticatoio di una giustizia che ha bollato un omicidio come suicidio. Un dottore, Attilio Manca, ucciso perché ha curato un boss della mala, Bernardo Provenzano.

 

Marco Travaglio

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Gioacchino Genchi

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Gianluca Manca

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Sonia Alfano

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Venerdì 12 febbraio alle h.15 partì, dalla Prefettura di Viterbo, presso Piazza del Comune, un corteo di commemorazione, che passando da Via Cavour giungese presso la Sala Conferenze della Provincia, in Via Aurelio Saffi. In questa sede, dalle h. 16, un incontro per affrontare, denunciare ancora una volta e tentare di dirimere le tante controversie del caso di Attilio Manca.


Interventi: Augusto Mirabile,


Avv. Fabio Repici,

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Sen. Beppe Lumia,

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On. Sonia Alfano,

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Gianluca Manca,

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Angelina Manca,

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Stefano Zolea.

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