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LUNEDI 2 SETTEMBRE 2013 – CORTEO Barcellona Pozzo di Gotto ( ME ), Piazza Falcone - Borsellino ( adiacente il Tribunale di Barcellona P. G. ) In occasione dell'archiviazione dei cinque indagati barcellonesi nel procedimento volto ad accertare le cause della morte di Attilio Manca è stato organizzato, dall’ANAAM ( ASSOCIAZIONE NAZIONALE AMICI ATTILIO MANCA ) un Corteo pacifico con l’obiettivo di coinvolgere tutta la cittadinanza barcellonese per sensibilizzare le coscienze sulla gravità di un provvedimento iniquo che lede la dignità di ogni cittadino. Il corteo prevede l'incontro alle ore 18:30 presso Piazza Falcone-Borsellino innanzi al Tribunale di Barcellona P.G. per proseguire lungo la stessa via Falcone-Borsellino, incanalandosi verso la via Roma, raggiungendo Piazza San Sebastiano per poi proseguire verso la via Garibaldi, la via Spagnolo e la via San Francesco Bosco davanti al Comune.  Interverranno: l’Amministrazione Comunale di Barcellona Pozzo di Gotto Antonio Ingroia (Leader di Azione Civile); Salvatore Borsellino (Fratello di Paolo); Massimo Ciancimino ( Testimone di giustizia ); Antonio Presti ( mecenate e artista, Presidente della Fondazione Antonio Presti-Fiumara d’Arte ); Sonia Alfano ( Europarlamentare - Presidente della Commissione Speciale Antimafia; figlia di Beppe ); Renato Accorinti ( Sindaco di Messina ); Massimo Lo Schiavo ( Sindaco di Santa Marina - Salina ); Santo Laganà ( Presidente Associazione Rita Atria ); Nadia Furnari ( Socia Fondatrice dell’Associazione Rita Atria ); Olga Nassis ( Reggente SEL Sicilia ); Luciano Armeli Iapichino ( Autore del libro " Le vene violate" );  Gianluca Alibrando ( Stilista, amico ANAAM ); Sabrina Smedili ( Amica e collaboratrice ANAAM ); Valeria Grasso ( Testimone di Giustizia ); Riccardo Orioles ( Giornalista-Scrittore, socio fondatore della rivista “I Siciliani” ); Antonio Mazzeo ( Giornalista-Scrittore ) Luciano Mirone ( Giornalista-Scrittore ); Dario Russo ( Assessore alla Cultura del Comune di Milazzo );  Carmelo Re ( Presidente del Consiglio Comunale di Santo Stefano di Camastra ); Arcangela Piscitello ( Coordinatrice Provinciale Azione Civile Messina ); Sonny Foschino ( Presidente Associazione Peppino Impastato ); Piero e Pasquale Campagna ( Fratelli di Graziella ); Cettina Parmaliana ( Moglie di Adolfo ); Monica Capodicii ( Collaboratrice Antimafia2000 ); Angela, Gino e Gianluca Manca ( familiari di Attilio )
 
10 maggio 2011 - (193) - Scritto da Giuseppe Lazzaro in News
Si allarga il fronte dei collaboratori di giustizia in una terra, quella del Longano, omertosa sino a pochi mesi fa. Dopo il pentimento dell’ex capo del clan dei “mazzarroti” CARMELO BISOGNANO (foto a sx), ha deciso di varcare il fronte e collaborare anche SANTO GULLO (foto a dx), meccanico di Falcone, che era tornato in libertà recentemente dopo 2 anni e 2 mesi di detenzione. Forse GULLO temeva di essere ucciso dopo l’omicidio di IGNAZIO ARTINO avvenuto a Mazzarrà Sant’Andrea il 12 aprile scorso. SANTO GULLO è stato accusato dai pentiti SANTO LENZO ed EMANUELE MERENDA e coinvolto nelle operazioni “Icaro” e “Pozzo” e, nella seconda metà degli anni ‘90, fu arrestato e condannato per una tentata estorsione quando faceva parte della banda capeggiata da MIMMO TRAMONTANA, il referente dei barcellonesi su Terme Vigliatore, ucciso la notte del 5 giugno 2001…

La “stagione nuova”, auspicata più volte dal Procuratore capo di Messina Guido Lo Forte, sembra avanzare sempre più sul fronte, sino a pochi mesi fa omertoso, della malavita organizzata del Longano. Dopo Carmelo Bisognano, l’ex capo del clan dei “mazzarroti”, che collabora con i magistrati della Dda dall’inizio di quest’anno, ha deciso di vuotare il sacco anche Santo Gullo. Sorvegliato speciale con obbligo di dimora per due anni a Falcone dove risiede, 47 anni, titolare di una officina meccanica ad Oliveri (vi si recava con un permesso speciale di lavoro), Santo Gullo era tornato in libertà il 25 marzo scorso, dopo avere scontato 2 anni e 2 mesi di reclusione mentre, recentemente, è stato assolto, dalla Corte d’Appello di Messina, nell’ambito dell’operazione “Pozzo” dall’accusa di associazione mafiosa. Forse Santo Gullo, per dare una motivazione alla sua decisione di collaborare, pur essendo in libertà, ha avuto timore di poter essere ucciso, soprattutto dopo il recente omicidio di Ignazio Artino, già uomo di fiducia di Carmelo Bisognano, assassinato davanti alla sua abitazione di Mazzarrà Sant’Andrea il 12 aprile scorso. La notizia è stata confermata ma da alcuni giorni qualcosa di strano era successo e la cosa non era passata inosservata: l’officina di Oliveri è stata chiusa e familiari e parenti del Gullo sono tutti scomparsi poiché trasferiti altrove in gran segreto oltre allo stesso nuovo collaboratore. Come Ignazio Artino, anche Santo Gullo temeva di poter essere arrestato nel blitz che un giorno, stando alle voci, dovrebbe scattare con una imponente operazione in provincia a seguito delle dichiarazioni di un “pezzo da 90” della criminalità provinciale come Carmelo Bisognano. Santo Gullo era stato accusato di fare parte della famiglia mafiosa dei “barcellonesi” dalle dichiarazioni del pentito di Brolo Santo Lenzo nell’ambito dell’operazione “Icaro” (scattata il 29 novembre 2003 con 44 arresti), successivamente, dal santangiolese Emanuele Merenda per l’operazione “Pozzo” (13 arresti il 30 gennaio 2009). Lo stesso Merenda ha accusato il meccanico di Falcone di estorsione che avrebbe commesso ai danni della ditta “Alessandro Conglomerati”. Santo Gullo era stato arrestato anche nel settembre 1997 e condannato nel 2000 con sentenza poi divenuta definitiva a 3 anni e 6 mesi di reclusione per una tentata estorsione che avrebbe commesso ai danni del titolare di un cantiere navale di Portorosa a Furnari. Vicenda per la quale fu indagato insieme ad altre tre persone tra cui Mimmo Tramontana, considerato il referente dei barcellonesi su Terme Vigliatore, ucciso la notte del 5 giugno 2001 tra Milazzo e Barcellona in un agguato.
      Giuseppe Lazzaro
Edited by, martedì 10 maggio 2011, ore 10,39.
Link: http://www.glpress.it/wordpress/?p=40612
 
 

Il dolore di una Madre

Venerdì 03 Maggio 2013
di Monica Capodici - 3 maggio 2013
Sono poco più delle 9 del mattino, mi squilla il telefono, è Angela Manca, madre di Attilio Manca, il medico urologo “suicidato dalla mafia”, il 12 febbraio 2004.
Angela è triste, il dolore l’assale, si sente un pugnale dentro il petto, parliamo e mi chiede il perché si è creato tanto silenzio attorno al caso del figlio, troppo silenzio…quasi da non ricordare più che ancora il caso non è chiuso. Il 15 ottobre 2012, si è tenuta l’ennesima udienza dove la Procura di Viterbo ha chiesto per la quarta volta, l’archiviazione. L’avv. Fabio Repici, legale della famiglia, come le tre volte precedenti si è opposto. Mi chiedo dov’è in questo momento la giustizia, se arriverà giustizia, dice Angela. Ma perché dopo 9 anni ancora tanto silenzio e voglia di chiudere il caso? Perché nessuno cerca? Io ne sono sicura che se cercano bene, troveranno qualcosa. Insistono a voler chiudere il caso, ma sanno bene che chiudendolo, noi familiari non finiremo mai di cercare la verità, perché la verità arriverà prima o poi.
L’avv. Repici, il 17 giugno del 2009, dichiara a Radio24, che le indagini sul caso, svolte dalla procura di Viterbo, non sono state approfondite, lacunose, riferendosi al controllo delle telefonate ed alle indagini vere e proprie, continua dicendo: la procura ha trascurato il ruolo del cugino della vittima Ugo Manca, con precedenti penali, legati alla criminalità organizzata. Di conseguenza a questa dichiarazione, la procura di Viterbo ha riaperto le indagini.
Chi ha ucciso Attilio facendolo passare per un drogato? Dall’esame autoptico viene fuori che Attilio non aveva altri segni di iniezioni precedenti. Gli unici due buchi sono sul braccio sinistro, ma Attilio era mancino dalla nascita, dalle varie testimonianze documentate, chi conosceva Attilio sa bene che Attilio non era ne un drogato, ne un uomo che voleva farla finita, con questa vita che gli aveva dato tanto.
Ad oggi non esiste data di udienza…!!! Il GIP Salvatore Fanti, deve sciogliere la riserva se archiviare, disporre un supplemento di indagini oppure rinviare a giudizio (le tre scelte del Gip) con provvedimento scritto.
Le ragioni di questo silenzio posso essere tante, ma di sicuro non c’è da parte della nostra Giustizia Italiana ne voglia, ne tempo di dare finalmente, non una verità, ma “la verità” a questa Madre.


Link: http://www.antimafiaduemila.com/2013050342624/parla/il-dolore-di-una-madre.html
 

PALERMO, 23 AGOSTO 2013 –

“L’inchiesta sulla morte dell’urologo barcellonese Attilio Manca è stata gestita in modo vergognoso: troppe lacune investigative e troppa superficialità da parte della Squadra Mobile e della Procura di Viterbo. C’è una famiglia che ha lottato per avere verità e giustizia e c’è tutta una comunità di persone oneste che ha aspettato vanamente un cambio di rotta. Attilio Manca non era un tossicodipendente e non avrebbe avuto motivi per togliersi la vita: aveva davanti a sé una brillante carriera medica. L’unica certezza che abbiamo è che in questa vicenda hanno fatto da padrone l’omertà e le complicità. I punti oscuri e gli interrogativi rimasti senza risposte sono troppi. Per questo l’archiviazione del caso appare come l’ultimo atto di una ridicola farsa. Sono certa che interverrà la Procura Nazionale Antimafia, nell’interesse esclusivo della verità e della giustizia. Io, come sempre, sono al fianco della famiglia Manca. La memoria di Attilio appartiene a tutte le persone oneste, pertanto è un dovere della società civile tutta non arrendersi e continuare a chiedere che sia fatta luce, una volta e per tutte, su questo terribile delitto”.

Lo ha detto Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia Europea e dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, commentando l’archiviazione dell’inchiesta avviata per chiarire le dinamiche che hanno portato alla morte di Attilio Manca, trovato senza vita nella sua abitazione di Viterbo nel febbraio del 2004

 
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