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Il rapporto tra Attilio e il prof. Ronzoni rimarrà sempre saldo fino alla fine, basato sulla stima e sul rispetto reciproco, ma anche su una reale componente affettiva. Nel 1998, durante il servizio militare, Attilio scrive una lettera al prof. Ronzoni. La lettera non verrà mai spedita, la ritroveranno i genitori solamente alcuni anni dopo. “Ricordo quanto fui colpito dalla Sua persona quando La conobbi – scrive Attilio nella missiva – e con quale forza le sue parole dissodavano il fertile terreno della mia mente. Molte volte tornando a casa ripensavo a quelle parole, ai suoi gesti, alla filosofia di vita che attraverso questi si manifestavano e da cui mi sentivo rischiarato. Spesso avrei desiderato ringraziarla per questo, ma nel naturale rapporto tra “maestro” e allievo non sono contemplate fervide dichiarazioni di stima e di affetto, tanto più perché potrebbero dare adito in chi le ascolta a sterili illazioni di adulazione, in verità molto diffusa negli ambienti universitari. Ho deciso così di esprimerle la mia gratitudine e la mia ammirazione a distanza, per iscritto, sia per la circoscritta univocità dell'epistola, sia perché sentivo come un dovere manifestarle quanto scrivo: ogni lavoratore ha il diritto di conoscere cosa e quanto germoglia di ciò che semina”. “Il suo modo consapevolmente sereno di affrontare i problemi medici e non – sottolinea Attilio – la garbata compostezza nel trattare con gli inferiori, saldo nelle decisioni ma sempre e comunque disposto al dialogo per farsi seguire non per imposizione, ma per convinzione. L'incorruttibile solidità nei rapporti con i superiori, sempre pronto a difendere le sue idee senza mai venire a compromessi, anche a scapito di interessi personali. E sopra a tutto ciò, causa e conseguenza, linea conduttrice, la serafica tranquillità nel porsi di fronte alla vita stessa, caratteristica che si può trovare solo in quelle personalità in cui alla fiducia in se stessi è associata una grande consapevolezza di sé, delle proprie forze e delle proprie debolezze per trarne sicurezza dalle une e combattività dalle altre”. “Le sono grato di tutto ciò – conclude Attilio – perché mi ha permesso di affrontare con serenità la vita militare e mi sono di prezioso aiuto in quella trasformazione da “homo” a “vir” a cui tanti anelano, ma che soltanto pochi hanno la fortuna di conseguire. Riverenti saluti Attilio”.