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Catturato il capo della mafia di Agrigento Giuseppe Falsone
di Maria Loi - 25 giugno 2010
Agrigento. E’ stato arrestato a Marsiglia, in Francia, il superlatitante Giuseppe Falsone. Inserito nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi, di Falsone non si aveva più notizia dal gennaio del 1999 quando era sfuggito ad un mandato di cattura per associazione mafiosa, omicidio e traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
L’operazione è stata eseguita dagli agenti della Squadra Mobile di Agrigento, in collaborazione con quella di Palermo e con lo Sco.
Originario di Campobello di Licata, il padre del boss, Vincenzo Falsone, è stato il reggente di Cosa Nostra ad Agrigento per molti anni e fu poi ucciso durante la guerra di mafia contro gli Stiddari agrigentini il 24 giugno del '91 assieme al figlio Angelo, fratello maggiore di Giuseppe. Da allora Giuseppe Falsone è stato costretto a rimettere in sesto le fila della sua cosca e a crescere in fretta. Questo l’ha portato a ricoprire ruoli apicali all’interno della consorteria mafiosa.
L’importanza del ruolo del campobellese all’interno dell’organizzazione agrigentina è emerso anche in uno dei pizzini che il capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano aveva inviato all’allora capomafia di Caccamo Antonino Giuffrè. Nel pizzino si faceva riferimento al conflitto sorto a livello provinciale tra il boss di Racalmuto Maurizio Di Gati e lo stesso Falsone per ottenere la nomina di capomafia. Nella missiva Provenzano informava Giuffrè che Giuseppe Falsone si era lamentato che Di Gati millantava di avere avuto il benestare alla sua nomina a capo provincia da Provenzano in persona. Nomina che in realtà doveva essere “ufficializzata” nel famoso summit del 14 luglio 2004 a Santa Margherita Belice, ma che si concluse con un nulla di fatto perché il vertice fu interrotto dall’intervento delle forze dell’ordine.
Falsone però forte dell’appoggio della potente famiglia dei Capizzi di Ribera e del grande vecchio, Bernardo Provenzano, era riuscito a scalzare il suo avversario, Di Gati appunto, diventando capo incontrastato della provincia dal 2003.
Nel 2008 le dichiarazioni del pentito Giuseppe Sardino, suo vivandiere e braccio destro, hanno iniziato a fare terra bruciata intorno al capomafia. Sardino ha rivelato agli inquirenti che Falsone, soprannominato il “ragioniere”, “gira rigorosamente armato, non si separa mai da palmare e pc portatile e nella ventiquattrore porta la bibbia e testi di filosofia”.
Nei pizzini ritrovati nel covo di Provenzano a Montagna dei Cavalli, a Corleone, Falsone era indicato con il numero 28. Come è stato confermato dalla decodificazione di alcuni pizzini nei quali è riportata la controversia sorta tra Falsone e il capomafia di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro, a proposito dei Despar di Agrigento. Quando i Capizzi di Ribera, da sempre alleati di Falsone, volevano far pagare “la messa a posto” ai supermercati Despar dell’imprenditore Giuseppe Grigoli ritenuto rappresentante degli interessi di Messina Denaro.
E’ stato Bernardo Provenzano, interpellato da Messina Denaro a dare ragione al boss trapanese, costringendo Falsone a tornare sui suoi passi.
Le mire di Falsone per la grande distribuzione sono emerse anche dalla recente operazione Apocalisse. Come conferma un pizzino inviato sempre a Provenzano per i punti vendita Eurospin.
Il campobellese che era riuscito a scampare alla cattura (i carabinieri di Agrigento e di Palermo nell’operazione Apocalisse gli avevano sequestrato beni e società riconducibili al boss per circa 30 milioni di euro) questa volta però non ce l’ha fatta.