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L'enigma di Attilio Manca

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Martedì 10 Febbraio 2009

L'ENIGMA DELLA MORTE DI ATTILIO MANCA 

 

Quando si finisce di leggere un libro come quello scritto da Joan Queralt sulla vicenda di Attilio Manca ci si sente male solo per il fatto di non avere avuto la possibilità fino ad ora di  leggere nella propria lingua un libro che, come nel mio caso accade, può avere radici profonde a qualche km di distanza da dove si vive ma che si svolge l’11 febbraio del 2004 a Viterbo (Roma).

Ci si chiede: “ ..Ma è mai possibile che si deve conoscere un’altra lingua per avere cognizione di cose che mi riguardano da vicino poiché si svolgono accanto casa mia e comunque in Italia e non in Spagna?”

Se poi l’idea di cosa fosse successo si aveva già in parte (non di certo perché sia stata scritta dalla stampa nazionale una sola parola per avanzare dubbi sul presunto “suicidio” del famoso urologo siciliano) si prova lo stesso una certa rabbia leggendo parole chiare che faranno sicuramente il giro della Spagna ma quasi certamente non dell’Italia poiché non è affatto semplice concepire la traduzione italiana di un libro per il quale, la casa editrice catalana Cahoba è stata diffidata già diverse volte dalla recente I edizione del libro.

Inutile aggiungere che la diffusione del libro nel nostro Paese non è cosa affatto semplice anzi oserei dire vietata!!

Insomma l’ Italia intera non sembra aver dimostrato di avere alcun interesse a risolvere quello che Queralt definisce, a ragione, un enigma: “El enigma siciliano de Attilio Manca” Direi pure: Enigma Italiano!

Giuseppe Fava scriveva : “Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, e le violenze che non è stato mai capace di combattere”. Tranne qualche articolo di Antimafia 2000 scritto dall avv. Fabio Repici non si conosce nulla di questa assurda storia sarebbe ora che la stampa nazionale se ne occupasse o no?.

 

“Chi diede la vita ebbe in cambio una croce?”

Chi era Attilio Manca?

 

Per chi non può leggere un libro che non si trova e per di più scritto in spagnolo (anche se tutto sommato semplice) basta andare sul sito /www.attiliomanca.it/urologo/, dare un’ occhiata ai vari video sulla sua storia per farsi un’ idea di chi fosse quello che si volle definire da subito un caso chiuso per suicidio. Sventata la chiusura del caso per ben 2 volte grazie alla perseveranza dell’ avv. Fabio Repici dobbiamo dire che si tratta di un suicidio di mafia forse ma di certo il Dott. Attilio Manca non si poteva suicidare in quel modo anche volendolo! (Anche un cieco e un sordo potevano intuirlo!)

Volendo fare un ritratto della persona di Attilio Manca; dalla lettera di ringraziamento che scrive al suo professore mentre è militare, dai suoi gusti per la musica, dal libro stesso e dalla personale conoscenza di una famiglia unita da una straordinaria dignità ed integrità morale come quella dimostrata sempre nonostante la rabbia ed il dolore soffocante, nessuno dubiterebbe che Attilio Manca oltre ad essere quel professionista eccellente che per primo in Italia a soli 32 anni aveva operato alla prostata per via laparoscopica, era sicuramente un ragazzo curioso, affettuoso e pieno di vita.

Un collaboratore di Piero Ricca vedendo la foto di Attilio Manca sul sito a lui dedicato mi scrive: “Che bella Sicilia traspare dai suoi occhi…” “Eh già le foto…: “…gli abbracci alla madre, ai colleghi, i suoi stessi occhi ci permettono di raccontarne sicuramente un pezzettino di vita con la presunzione di un siciliano che condivide quel benedetto e maledetto pezzo di terra siciliana.

Attilio cresce a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) e come quasi tutti noi ragazzi siciliani si ritrova ad incrociare volente o nolente a scuola, al mare, al bar i figli o i parenti di personaggi discutibili, spesso senza neanche immaginarlo.

Avendone cognizione più in là, durante la crescita, si sarà più volte chiesto, come anche io feci, che volesse dire esattamente essere mafioso e non vedendo sparare o spacciare avrà pensato di continuare a salutare i suoi vecchi compagni di scuola e di gioco perché dal suo punto di vista vittime forse dei familiari o del loro cognome ed innocui come lui…

Come tutti noi giovani e meno giovani ignorava sicuramente che cosa volesse dire che Messina e provincia sono “babbe” e cosa sia in sostanza la mafia; quale il terreno che la tiene in piedi, quali le connivenze ed i traffici ben nascosti dietro attività lecite e normalissime.

Attilio Manca, studente da sempre brillante che ad un certo punto decide di studiare alla Cattolica di Roma, era estremamente innamorato della sua terra e, come qualsiasi siciliano onesto ed attaccato alla sua famiglia, non comprendeva fino in fondo il profondo marciume di questa Sicilia così bella e così disgraziata alla quale lo legava solo il suo amore sincero, profondo ed accecato unito al desiderio di tornarci a vivere così come scrive sempre…

Un giorno, già studente universitario fuori sede, guarda il film “I cento passi” al cinema con i suoi cari genitori che lo vanno a trovare.

 

Non è più un ragazzino eppure sarà la prima prova che Attilio viene attraversato dalla folle rabbia di chi si rende conto realmente da dove viene e cosa forse vuol dire quella strana parola “Mafia” che lo ha circondato come a scuola così al mare e da sempre…

 

I veri pericoli per un ragazzo siciliano onesto sono nascosti e difficile da vedere, specie se giovane, specie se proveniente da una famiglia di insegnanti che non si è mai mischiata né compromessa con mafiosi…

Lui, che forse crede di conoscere i limiti di alcune persone tacciate di affari loschi, evita di negargli il saluto perché lascia sempre una possibilità aperta al loro miglioramento come individui, come persone…

Mi sembra facile comprendere un tale atteggiamento da parte di un ragazzo che era assolutamente convinto che nella vita si potesse migliorare sempre; Lui che riesce sempre ad essere il numero uno, Lui che raggiunge sempre il massimo dei voti al liceo come all’ università come nella specialistica. Lui che è il primo , a soli 32anni, anche nel portare in Italia con il Prof Ronzoni quella tecnica francese che forse è dietro tutto il suo dolore, la sua lotta per la vita che non vince… 

Perché venne ucciso con due iniezioni letali quell’ 11 febbraio del 2004 resta ancora in parte un grande mistero ma ricorderei, a scanso di equivoci, che chi in Sicilia vuole servire la Mafia non ha bisogno di andare a Roma se vuole arricchirsi (specie se ha in cuore la nostalgia di tutto: dalla sua famiglia alla sua città).

Esistono tante cliniche di “amichetti dei mafiosi” come quella degli Aiello (tanto per fare un esempio) dove Attilio avrebbe potuto tranquillamente lavorare da subito ed avere compensi stratosferici che in una semplice clinica di Viterbo, anche se rinomata, non gli venivano dati perché fuori dai circuiti mafiosi rinomati.

Cosa allora lo spingerebbe verso il tunnel di quella orrenda morte o chi??

Non lo sappiamo con la certezza di un tribunale ma vogliamo saperlo senza essere presi per stupidi, per complici o peggio per ingenui.

Vogliamo che la Procura di Viterbo abbia la nostra sete di verità e di giustizia che non è più solo dei familiari ma di tutti i cittadini siciliani onesti e stufi di aspettare senza un termine certo.

Certo è che la tecnica di chirurgia mini-invasiva alla prostata acquisita da Attilio Manca in Francia, in quel momento poteva servire a chi aveva un tumore alla prostata e voleva il meglio. Quella persona forse era proprio il boss dei boss Bernardo Provenzano  allora ancora latitante si dice proprio a Barcellona Pozzo Di Gotto (secondo le rilevazioni del pentito Pastoia)

Perché nessuno indaga in questo senso se Provenzano è stato catturato… chi si sta coprendo e perchè?

Certo è che Attilio aveva qualcosa di più grande di lui che lo turbava nell’ultimo periodo della sua giovane vita…Certo è che vi furono delle telefonate fatte dal Dott. Manca che non esistono più nei tabulati così come ci rivelano la madre ed il suo avvocato.

Non esiste ancora una sentenza ma esiste la coscienza di tutti noi, esiste l’intelligenza sufficiente per non aspettare chissà quali prove per schierarsi, per raccontare ciò che si pensa e si sa…

Noi lo vogliamo raccontare così questo giovane brillante che sentiamo nel cuore e ci aspettiamo che la giustizia non aspetti decenni prima di schiaffeggiare chi ha voluto danneggiare l’ integrità morale di questo giovane professionista appassionato tanto della sua terra come della sua famiglia, del suo lavoro come della vita che vedeva…

 

 

Fabrizio De Andrè il suo cantautore preferito

 

“…ma il tempo a me resterà per vedere
vedere gli occhi di un uomo che muore
e mentre gli usi questa premura
quello si volta , ti vede e ha paura
ed imbracciata l’artiglieria
non ti ricambia la cortesia
cadesti in terra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che il tempo non ti sarebbe bastato
a chiedere perdono per ogni peccato
cadesti interra senza un lamento
e ti accorgesti in un solo momento
che la tua vita finiva quel giorno
e non ci sarebbe stato un ritorno…”

www.energiamessinese.it