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Pensieri di Attilio

Dalle basse finestre della mia camera il mio compito è di ascoltare: un fruscio di erba mossa, uno stormire di foglie, un gocciolio di rugiada; e di ricordare.....

Ma ciascuno di questi suoni è solo un indizio   E con gliocchi socchiusi vedo le ombre della mia infanzia, il tramestio delle donne al lavoro. Sono gli attimi di passato che la mia memoria ormai logora ruba all'oblio. Fiammelle che ardono rapide

Ma questi piccoli fuochi sono il mio fuoco.

Ora, che con difficoltà sollevo la penna per affidare alle carte quello che sono stato, mi sostento della mia vita passata. E dalla nebbia odo le voci di quelli che furono i miei compagni, di quelli che furono i miei amori.

In questo continuo divagare si succedono gli episodi che hanno costituito la mia vita e che mi sopravvivranno, incollati in qualche mucchio di terra.

Per adesso è compito mio: sono io che col mio pensiero tengo in vita la gente che ha incrociato la mia.

Oggi sono con i bambini della mia strada, poi ascolto una giornata della mia sposa, infine è la volta dei passanti che si affollano per un brandello di vita.

In verità tento un'equa suddivisione dei miei ricordi, e attendo. Che il prossimo prenda il mio posto.

Leggo sui tronchi di questo bosco, i solchi scavati dal tempo, che conservano e narrano le loro storie, simili ai segni profondi che la vita ha disegnato sul mio viso.

 
Scuola di guerra Civitavecchia, 1998. Caro e chiarissimo Professore.

 

spero tanto che in questi mesi non mi abbia dimenticato né sia stato sfiorato dal pensiero che così possa aver fatto io.

Rimarrebbe, infatti, sicuramente stupito se potesse avere la focoltà di sentire quante volte i miei pensieri siano ricorsi a Lei. E' noto, infatti, che la lontananza fisica e il lavorio del tempo contribuiscono, liberando il quadro della nostra mente dai continui dettagli del quotidiano, a focalizzare nitidamente l'immagine che ciascuno di noi porta degli altri.

Le impalpabili e lunghe ombre del crepuscolo assumono la netta e stagliata_ forma di quella del mezzogiorno) e come queste perdono in estensione. ma guadagnano in precisione, così le impressioni che giorno per giorno si rincorrono e si accavallano alla rinfusa_ tratteg= Giano poi, grazie ad una pacata meditazione e alla lenta ma inesorabile riorganizzazione costruttiva operata dal pensiero. un vero e proprio affresco che ci permette di vedere speculativamente, con i penetranti occhi della ragione, ciò che prima avevamo soltanto sentito o intuito con il tatto dell'istinto. Vediamo così nascere una levigata scultura dai blocchi di marmo che in precedenza si erano posati sulla nostra anima.

Ricordo quanto fui colpito dalla Sua persona quando La conobbi e con quale forza le sue parole dissodavano il fertile terreno della mia mente. Molte volte tornando a casa ripensavo a quelle parole, ai suoi gesti, alla filosofia di vita che attraverso questi si manifestava e da cui mi sentivo rischiarato. Spesso avrei desiderato ringraziarla per questo  ma nel naturale rapporto tra " maestro e allievo non sono contemplate fervide dichiarazioni di stima e di affetto, tanto più perché potrebbero dare adito in chi le ascolta a sterili illazioni di adulazione, in verità molta diffusa negli ambienti universitari. Ho deciso così di esprimerle la mia ammirazione a distanza, per iscritto, sia per la circoscritta univocità dell'epistola. sia perché sentivo come un dovere manifestarle quanto scrivo: ogni lavoratore ha il diritto di conoscere cosa e quanto germoglia di ciò che semina.

Il suo modo consapevolmente sereno di affrontare i problemi, medici e non, la garbata compostezza nel trattare con gli inferiori. saldo nelle decisioni ma sempre e comunque disposto al dialogo per farsi seguire non per imposizione, ma per convinzione. L'incorruttibile solidità nei rapporti con i superiori, sempre pronto a difendere le sue idee, senza mai venire a compromessi, anche a scapito di interessi personali. E sopra a tutto ciò, causa e conseguenza, linea conduttrice, la serafica tranquillità nel porsi di fronte alla vita stessa , caratteristica che si può trovare solo in quella personalità in cui alla fiducia in se stessi è associata una grande consapevolezza di sé, delle proprie forze e delle proprie debolezze per trarne sicurezza dalle une e combattività dalle altre.

Le sono grato per tutto ciò, perché mi ha permesso di affrontare con serenità la vita militare e mi sono di prezioso aiuto in quella trasformazione da homo " a " vir " a cui tanti anelano . ma che soltanto pochi hanno la fortuna di conseguire.

 

Il mio nome è Oliviero. Discendo da un'antica stirpe di uomini di lettere, che, come me, cercarono nella permanenza del segno un incerto appiglio al succedersi delle loro polveri. Platone trovò nell' "idea" l'incorruttibile essenza dell'eternità e indicò nel corpo un temporaneo ricettacolo di quella. Il Cristianesimo sostiene, in termini diversi, le medesime tesi. Io, al pari dei miei avi, trasferirò nello scritto ciò che di me non si vuole estingure.

Ho passato gran parte della mia tormentata vita in una stanza della modesta abitazione in cui visse mio padre.

So che un giorno qualcun altro, qui dentro, tornerà a ripetere

i ciclici pensieri che agitano la mia mente, ponendosi gli stessi dubbi e angosciandosi per le stesse incertezze.

A volte penso che in una lettera, in un numero, in un qualsiasi simbolo potrebbe celarsi palesemente ai miei occhi la verità, la soluzione dell'inesplicabile secolare labirinto. Ho trascorso interi anni a indagare l'imperscrutabile mistero che scaturisce dalla sinuosa forma di una " S " o dalla infinita e continua " O ".

Non so se mai riuscirò a conoscere il segreto, o se appresolo mi dissolverò nel nulla di " tutto ciò che è ".

Spero solamente che la ricerca non venga interrotta per continuare a vivere nei miei successori e soprattutto, spero che qualcuno un giorno possa trovare la verità, per non vanificare me e millenni di generazioni umane.