Archivi del mese: aprile 2006

Bernardo Provenzano e la morte dell’urologo Attilio Manca

L’11 febbraio 2004 fu rinvenuto morto a Viterbo il giovane urologo Attilio Manca, originario della città siciliana di Barcellona Pozzo di Gotto. Secondo i genitori il professionista sarebbe stato assassinato dopo aver visitato il boss corleonese Bernardo Provenzano, al tempo latitante. Ma l’autorità giudiziaria vuole archiviare l’inchiesta.

Un filo di sangue lega Corleone a Barcellona Pozzo di Gotto. La cattura del boss dei boss Bernardo Provenzano, dell’11 aprile scorso, ha avuto un’eco straordinaria tanto da oscurare in parte anche l’esito al foto finish delle elezioni politiche. Nella stessa edizione straordinaria del tg1, realizzata a pochi minuti dal lancio Ansa che rendeva noto il suo arresto in un casolare delle campagne di Corleone, nel servizio principale si ricordava che la vicenda della lunga latitanza di “Zu Binnu” è arrivata ad una svolta positiva per gli inquirenti che cercavano di braccarlo con la scoperta dell’intervento chirurgico alla prostata avvenuto a Marsiglia nel 2003. Ma per i tanti che tramite il programma televisivo “Chi l’ha visto” sono venuti a conoscenza del caso del dott. Attilio Manca, non c’era bisogno di questo particolare per collegare l’arresto del super latitante con il caso dell’urologo barcellonese…
Abbiamo incontrato i genitori Gioacchino Manca e Angela Gentile a una settimana dalla cattura di colui, che secondo la pista da loro indicata agli inquirenti finora senza risultati concreti, potrebbe essere stato visitato e operato dal loro figlio trovato morto il 12 febbraio del 2004 nell’appartamento di Viterbo dove viveva da solo. Il padre è chiaro: nonostante le intimidazioni subite e gli “inviti” a desistere, loro non molleranno fino a quando la verità sulla morte del congiunto non verrà interamente a galla. La signora Manca manifesta il suo rammarico e la sua sete di giustizia: “Delle indagini approfondite non sono state mai condotte nonostante le sollecitazioni del nostro avvocato Fabio Repici e troppe incongruenze della vicenda non sono state chiarite”. “In più – aggiunge Angela Gentile – dover subire anche la beffa con una telefonata fatta la mattina dell’11 febbraio sul nostro telefonino da Attilio che dapprima la polizia di Viterbo conferma e successivamente invece non compare nei tabulati”. “Quella mattina – continua la signora Gentile – Attilio ci chiese di far riparare la sua moto custodita nel garage di Tonnarella, a Terme Vigliatore. Quando abbiamo fatto controllare la moto, qualche tempo dopo la sua morte, scoprimmo che invece funzionava perfettamente”.
È indignata la mamma di Attilio Manca: “Se davvero questa telefonata non l’avevo mai ricevuta e non trattandosi di depistaggio, che bisogno c’era di ridicolizzarmi con certe dichiarazioni?”. Dopo la richiesta, infatti, del loro legale di un controllo sui tabulati telefonici ecco cosa scrivono gli inquirenti rispetto a quella telefonata: “Errore di data comprensibile, visto il dolore di una madre, dovuta alla perdita di un figlio che può facilmente confondere il giorno in cui l’ha sentito per l’ultima volta”.
“Una madre – insiste Angela Gentile – può mai dimenticare l’ultima telefonata fatta dal proprio figlio?” Inoltre il padre ricorda che un’altra telefonata abbastanza lunga, questa volta fatta dalla madre al figlio l’8 febbraio verso le 11, non compare nei tabulati telefonici.
Tra le strane coincidenze con il caso Provenzano c’è il viaggio in Costa Azzurra dell’Ottobre del 2003 fatto da Attilio all’insaputa di tutti i suoi colleghi e dei suoi amici. Durante una telefonata lo stesso racconta al padre che non si tratta di un viaggio di piacere ma di lavoro finalizzato ad effettuare una visita per un intervento chirurgico… e Attilio Manca, specializzatosi proprio in Francia, è stato il primo in Italia ad eseguire l’intervento alla prostata per via laparoscopica. Ma perché il giovane Manca si sarebbe trovato in contatto con certi ambienti? Forse una parentela scomoda… il cugino Ugo Manca infatti è stato condannato dal Tribunale di Barcellona a nove anni di reclusione per traffico di stupefacenti nel troncone “droga” del procedimento ‘Mare Nostrum’. L’unica impronta, presente nella casa in cui viene ritrovato il corpo senza vita di Attilio, a cui gli inquirenti hanno dato un nome è proprio del cugino.
Il giovane viene trovato senza vita la mattina del 12 febbraio, quando i colleghi che lo aspettavano in sala operatoria, dopo diverse ore di ritardo, vanno a cercarlo a casa. Arrivati i poliziotti e aperta la porta, lo spettacolo è agghiacciante: il cadavere del giovane è riverso sul letto, in una pozza di sangue, con il volto schiacciato sul materasso e due buchi sul polso sinistro….lui, mancino, si sarebbe iniettato un cocktail di sostanze letali con la mano destra.
Una cosa è certa: secondo i genitori il giovane urologo da diverso tempo non era più tranquillo e varie volte aveva fatto capire che le sue preoccupazioni erano legate alla sua professione.
È possibile che la mafia barcellonese, quella stessa mafia che ha fornito il detonatore per la strage di Capaci, abbia procurato un medico per il padrino di Corleone e che successivamente questi sia divenuto troppo scomodo per ciò che sapeva tanto da dover morire? Tale ipotesi deve essere seriamente presa in considerazione.
Se, come anche il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso ha denunciato, ci sono stati esponenti delle istituzioni e della politica che, con la loro complicità, hanno permesso la lunghissima latitanza di Provenzano, come escludere che ci siano componenti deviate delle istituzioni che hanno, dal 12 febbraio 2004 ad oggi, cercato di insabbiare le indagini sul caso Manca?
Tindaro Bellinvia


link originale

http://www.terrelibere.org/terrediconfine/bernardo-provenzano-e-la-morte-dellurologo-attilio-manca

Il tassello che… Manca

Secondo i genitori l’urologo sarebbe stato eliminato dopo aver visitato il boss di Corleone. I dubbi degli inquirenti.

di Alessandra Serio

Una morte che è ancora un mistero e che sembra destinata a restare tale ed essere archiviata. Quella, avvenuta l’11 febbraio di due anni fa, di Attilio Manca, giovane urologo originario della città del Longano apprezzato anche all’estero per le sue capacità di chirurgo. Formatosi alla Cattolica di Milano e poi specializzatosi in Francia, Attilio è stato il primo urologo in Italia ad eseguire un intervento alla prostata in laparoscopia. Lo stesso intervento praticato nella clinica marsigliese a Bernardo Provenzano. Proprio al capomafia di Corleone, secondo i genitori del chirurgo, sarebbe legata la tragica scomparsa del loro figlio. Una ipotesi che recentemente Federica Sciarelli, conduttrice del programma Chi l’ha visto, più volte tornato sul caso Manca, ha rilanciato in un libro. Tanti, troppi, i particolari che non tornano nella vicenda di; così tanti che i suoi genitori continuano a cercare ostinatamente la verità, nonostante due richieste di archiviazione avanzate dal magistrato di Viterbo che si occupa del la vicenda. Il corpo di Attilio Manca è stato ritrovato cadavere nel suo appartamento di Viterbo, dove viveva ed operava già da qualche anno, il 12 febbraio 2004. Secondo il medico legale era morto nelle 24 ore precedenti per un’iniezione letale. Attilio aveva due fori sul braccio sinistro, nell’incavo del polso. Sul tavolo della cucina la squadra Mobile trovò due siringhe e due flaconi di sedativo, uno vuoto ed uno semivuoto. La sera prima l’urologo aveva in programma una cena con un collega alla quale non si è potuto presentare. Fin qui la ricostruzione della scena presentatasi ai poliziotti che hanno scoperto i cadavere di Attilio. Da qui in poi, i  particolari che hanno insospettito la famiglia Manca sono moltissimi. A cominciare dai due fori sul braccio. Sinistro appunto; Attilio però era mancino e quindi per lui praticare l’iniezione nel braccio sinistro sarebbe stato molto difficoltoso. Anche gli strumenti di sutura trovati sul tavolo della cucina stonano con i ricordi della famiglia, che sa bene che il figlio non amava tenere gli strumenti del mestiere a casa. Ma il particolare più inquietante è la telefonata che i genitori sostengono di aver ricevuto dal figlio la mattina dell’11 febbraio, l’urologo aveva chiamato per dare strane istruzioni ai genitori sulla propria moto, custodita nel garage di Tonnarella, frazione di Terme Vigliatore. Voleva fosse rimessa in sesto. Il veicolo, però, controllato molti giorni dopo la morte, funzionava perfettamente. Secondo i genitori quella di Attilio potrebbe essere un’indicazione in codice ancora da decifrare. Mistero su mistero, la telefonata non c’è nei tabulati telefonici, sia in uscita che in entrata. Non è l’unica telefonata che i Manca ricordano di aver effettuato o ricevuto e che sarebbe “sparita” dai resoconti. Adesso il legale della famiglia ha chiesto una perizia sui tabulati acquisiti agli atti dell’inchiesta. Un altro ricordo dei genitori dell’urologo riguarda una sua presenza in Francia, proprio dalle parti della Costa Azzurra, anche se è una circostanza che loro stessi non riescono a collocare esattamente nel tempo. Un altro strano particolare: la misteriosa operazione che avrebbe dovuto compiere proprio l’11 febbraio. I genitori hanno riferito che alle 20 del 10 febbraio 2004 Attilio Manca avrebbe mandato un messaggio a un collega dicendo che sarebbe andato a Roma, aggiungendo di non avere intenzione di dormire a casa sua perché l’indomani mattina aveva un intervento delicato da effettuare,senza aggiungere altro. L’idea della famiglia Manca, che non crede all’ipotesi del suicidio, tanto meno allavoce circolata a Barcellona subito dopo la scoperta del cadavere del figlio, cioè che il brillante urologo era diventato tossicodipendente, è che Attilio potrebbe essere stato eliminato perché testimone scomodo. Forse proprio perché avrebbe visitato Provenzano dopo la sua operazione in Francia. Che Provenzano venne visitato da uno specialista dopo la trasferta francese lo confermò il suo braccio destro, il boss Francesco Pastoia, arrestato e morto suicida in cella. Un particolare di cui riferì in un verbale rilasciato proprio poco prima del suicidio. Insomma, secondo la famiglia manca è chiaro che c’è ancora molto da capire su quello che è successo al loro figlio, prima e durante quella tragica notte dell’11 febbraio. L’indagine della Squadra Mobile di Viterbo è comunque in una fase di stallo. Il magistrato incaricato di occuparsi del caso, il pm Renzo Petroselli, ha chiesto per due volte l’archiviazione al giudice delle indagini preliminari, Gaetano Mautone, Entrambe le volte l’avvocato Fabio Repici, legale della famiglia, si è opposto. Ma i genitori continuano ad indagare ed a tenere viva l’attenzione sulla tragica fine del loro figlio. Il caso continua ad arricchirsi di particolari che però non sono entrati nel fascicolo d’indagine. Dopo l’uscita del libro, Federica Sciarelli è tornata a parlare dell’urologo barcellonese di recente. In un articolo, la giornalista riporta una circostanza inedita: la presenza, a casa di Attilio, di impronte digitali di una persona già individuata.

Mamma Angelina: «Non rinuncio a sapere la verità»

«Sulla morte di mio figlio ci è stato detto di tutto tranne che la verità». La madre di Attilio Manca non ha mai creduto neppure per un secondo alle ipotesi ufficiali sulla morte del figlio. Dal giorno in cui le è toccato vedere per l’ultima volta il corpo del medico figlio, la signora Angelina non ha mai smesso di cercarla quella verità: « Ho capito che qualcosa non andava quasi subito, quando ho sentito che in città circolavano voci su una morte per overdose mentre a noi era stato detto che Attilio era morto a causa di un aneurisma». Sono stati proprio i genitori dell’urologo, assistiti dall’avvocato Fabio Repici, a tenere aperto il caso con le continue denunce su tutti i particolari di questa assurda vicenda. «Non ci arrendiamo e non lo faremo fin quando la memoria del mio ragazzo non sarà riabilitata – continua la signora Manca – E’ troppa la rabbia per la morte di un figlio nel pieno dei suoi anni e della sua carriera. La rabbia di mio marito e mia. Perché non c’è pace per una madre che si vede strappare un figlio e per di più vede che tutti intorno vogliono coprire con un velo i reali scenari. A chi le chiede se a volte ha paura di quello che le potrebbe accadere la signora manca risponde ancora una volta con la tenacia propria delle madri: «La stessa che ha animato la madre di Peppino Impastato. Era una donna semplice, per di più moglie di un mafioso. Ma ha smosso mari e monti nella ricerca della verità.

E su Costanza si archivia

Sull’imprenditore di Tusa la pista suggerita dal pentito Giuffré non regge

MESSINA

Quello su Attilio Manca non è l’unico mistero della provincia messinese legato al nome di Bernardo Provenzano. I collaboratori di giustizia hanno infatti accomunato al boss di Corleone anche il nome di Francesco Costanza, ucciso il 29 settembre del 2001 in contrada Cartolari, sui Nebrodi. L’imprenditore tusano in odore di mafia – sarebbe stato legato alla cosca mistrettese di Farinella, inserita nel mandamento di San Mauro Castelverde – era andato ad un appuntamento in pieno bosco. Lì, tra le fronde fitte degli alberi che circondano il lago Cartolari, è stato freddato con quattro colpi di pistola. Un delitto rimasto senza spiegazioni fino al 2003. Quando a parlare di Provenzano come mandante fu Nino Giuffé, ex braccio destro del capomafia arrestato nel 2002 e passato alla collaborazione con la giustizia. Possibile movente una richiesta estortiva di Costanza alla persona sbagliata. Qualcuno vicino a Provenzano, appunto. Giuffrè aveva dato indicazioni poco chiare, dicendo che mentre le televisioni riportavano la notizia dell’omicidio Costanza, il capomafia corleonese fece un gesto col dito indicando se stesso, un segnale che il suo braccio destro interpretò come un’ammissione di colpa. A confermare che i corleonesi avevano interessi anche sui Nebrodi sono state le carte dell’inchiesta sul Michele Aiello, il manager della sanità siciliana prestanome di Provenzano. Un’impresa che faceva capo a lui si era aggiudicata una gara pubblica per un lavoro a San Fratello, il piccolo comune vicino al lago Cartolari. Al momento però l’indagine sulla morte  Francesco Costanza non ha portato né ai mandanti e tanto meno agli esecutori. Il fascicolo, affidato al sostituto procuratore Francesco Chillemi, è stato archiviato da tempo. Ed al momento non sono emersi elementi nuovi che possono far riaprire il caso.


link originale
http://giugioni.ilcannocchiale.it/print/966334.htm