Archivi del mese: ottobre 2006

File on doctor’s suicide reopened as a Cosa Nostra murder case

“The Guardian”

While 72-year-old Bernardo Provenzano, godfather of the Sicilian Mafia, sits in his prison cell in central Italy quietly reading his Bible, the repercussions of his arrest continue to reverberate. Italians have learnt that the tentacles of Cosa Nostra, so prominent in Sicilian society, have reached all the way to central Italy.

A judge in Viterbo last week announced a new investigation into the death of a young doctor, thought to have been murdered by the Mafia in 2004 to protect the then fugitive boss of bosses.

Attilio Manca’s death was ruled a suicide, but his mother, Angela Gentile, said that her son, a urologist from the Sicilian town of Barcellona Pozzo di Gotti, may have been forced to treat Provenzano, who had a prostate operation in a French clinic in 2003. She believes that he was coerced into aiding the fugitive and then ‘silenced’. Manca paid an unexpected visit to France at the time of Provenzano’s operation.

In 2004 the doctor was found dead at his Viterbo home. A post mortem examination showed that he had died from an injection of lethal substances – but the injection was into his left arm and Manca was left-handed.

 

 


link originale

http://www.guardian.co.uk/world/2006/oct/22/italy.barbaramcmahon

Giustizia per tutti gli uomini uccisi dalla mafia

La vedova del politico ucciso a Locri scrive ai calabresi

Fortugno, la lettera della moglie

“Combatterò per la tua verità”

Lieve malore per Congiusta, l’uomo che digiuna per protesta e chiede di trovare chi ha assassinato il figlio nel 2005

Francesco FortugnoLOCRI (Reggio Calabria) – “Ti hanno ucciso, compagno della mia vita, ma io non lascerò niente dietro le spalle, non me lo perdonerei mai. Ora tu meriti questa battaglia per la ricerca della verità, e sia verità e giustizia per tutti gli uomini giusti morti per mano mafiosa, in questa terra che amavi e per cui sei morto”. E’ uno dei passaggi della lettera che la vedova di Francesco Fortugno, Maria Grazia Laganà, ha scritto al marito assassinato il 16 ottobre dello scorso anno, pubblicata nel supplemento speciale di 12 pagine dedicato dal Quotidiano della Calabria all’anniversario dell’omicidio.

Negli stessi giorni in cui si preparano le commemorazioni pubbliche per ricordare l’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, la denuncia contro la ‘ndrangheta torna in primo piano. In queste stesse ore infatti prosegue la protesta di Mario Congiusta, l’uomo che da venerdì sta portando avanti in piazza del Tribunale, a Locri, uno sciopero della fame per chiedere che vengano individuati i responsabili dell’omicidio del figlio Gianluca, ucciso a Siderno il 24 maggio del 2005. Oggi un abbassamento di pressione ha costretto l’uomo a sospendere la sua protesta. “Non è stato niente di grave – ha detto Congiusta – e domattina intendo riprendere lo sciopero”. La protesta, comunque, va avanti. Il suo posto, infatti, è stato preso da Rosanna Scopelliti, figlia di Antonino, sostituto procuratore generale della corte di Cassazione ucciso in un agguato il 9 agosto 1991. Da ieri, inoltre, stanno facendo lo sciopero della fame a oltranza anche i ragazzi di Locri del movimento “E adesso ammazzateci tutti” e Gino Manca, padre di Attilio Manca (ucciso a Viterbo l’11 febbraio 2004), giunto a Locri da Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) insieme alla moglie e all’Associazione Rita Atria.

Ma sono le parole della lettera della vedova di Fortugno a colpire al cuore i calabresi. “Vedrai, mio amato – scrive – Giustizia busserà alla nostra porta e tremano gli assassini, perché loro spetta il peggior tormento. Mi avvolge la speranza di raggiungerti nell’appagamento di questa nostra sete di giustizia, di verità. Porto dell’amor tuo la forza in cuore”.

“Chi – dice ancora Maria Grazia Laganà – ti ha strappato a me, interrompendo così violentemente il nostro respiro, il nostro beato andare per questa realtà che ci era stata concessa per viverla sempre insieme e a piena dignità? Chi ha potuto vendere la propria anima per spezzare con veleno mortale la nostra, congiunta e voluta tale dalla promessa solenne d’amore? Piango il vuoto dei nostri figli, Giuseppe, Anna, che sospirano il tuo impossibile ritorno nelle loro vite che procedono”.

“Non cerco – scrive la vedova Fortugno – chi mi commisera. Io cerco te, solo te. Mio cavaliere di luce, fiero di servire i principi della vita. Ho bisogno di sapere che non resterai estraneo da lassù al grido forte del mio cuore che ti cerca sveglio nel buio, frantumato dal ricordo di chi ti ha tolto la vita”.

Domani, in occasione del primo anniversario dell’omicidio a Locri arriveranno il vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, e il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni.


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http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/cronaca/ndrangheta-madre/lettera-fortugno/lettera-fortugno.html?ref=hpsez#