Archivi del mese: febbraio 2008

Dopo quattro anni la morte dell’urologo Attilio Manca resta ancora un enigma

BARCELLONA. Sono passati quattro anni da quel 12 febbraio 2004, quando l’urologo trentacinquenne Attilio Manca fu trovato senza vita nella propria casa di Viterbo.

Da allora i genitori del giovane medico non si danno pace. Vogliono conoscere tutta la verità sulla morte del figlio, adesso anche al centro del libro dello scrittore spagnolo Joan Queralt “El enigma de Attilio Manca”, che sarà pubblicato a marzo. Per Gino Manca ed Angela Gentile, che non si rassegnano al rischio di archiviazione del caso, dietro il decesso dell’urologo, lo hanno ribadito più volte, ci sarebbe la mano di Cosa Nostra, che si sarebbe sbarazzata di un testimone scomodo, di cui in precedenza si sarebbe servita per far operare il boss corleonese Bernardo Provenzano. “Troppe coincidenze ci fanno pensare che la morte di Attilio sia legata a doppio filo con l’ex primula rossa della mafia. Il legame tra Provenzano ed i poteri mafiosi barcellonesi sarebbe, inoltre, avvalorato anche dall’ipotesi che il boss nella sua latitanza abbiamo fatto tappa anche nella città del Longano”. La ricerca della verità dei genitori di Attilio Manca e del fratello Luca non è mai fermata in questi anni, nonostante il rischio costante dell’archiviazione dell’inchiesta condotta dalla Procura di Viterbo. Le indagini fin qui non hanno ancora convinto i magistrati laziali sulla ricostruzione elaborata dai parenti di Attilio, ma nelle prossime settimane sono previsti altri incidenti probatori su elementi raccolti nella casa della vittima, che potrebbero dare nuovo impulso all’investigazione. Il cuore del medico, ritrovato con il volto scacciato contro il materasso e con accanto due siringhe, avrebbe cessato di battere l’11 febbraio 2004, per l’iniezione di una miscela di sostanze letali sul suo polso sinistro. Inizialmente si pensò ad un’overdose provocata dalla stessa vittima, ma quest’ipotesi venne contestata fin da subito dai genitori di Attilio, partendo da fatto che, essendo il proprio figlio mancino non si sarebbe potuto iniettare da solo la sostanza mortale. Ricostruendo gli ultimi mesi di vita e ricordando uno strano viaggio di Attilio in Francia, Gino ed Angela hanno così collegato la sua scomparsa all’intervento chirurgico alla prostata subito a Marsiglia nel 2003 dal capomafia Provenzano, allora latitante.

La storia di Attilio sarà ricordata lunedì 11 febbraio prima con una messa, celebrata alle 15,30 nel Duomo di Santa Maria Assunta da don Ciotti, e successivamente da un incontro dibattito presso la sala teatro dell’oratorio salesiano, in cui interverranno il magistrato Carmelo Petraia, il legale della famiglia Fabio Repici, la coordinatrice siciliana di “Ammazzateci tutti” Sonia Alfano, il vice direttore di Antimafia 2000 Lorenzo Baldo e lo scrittore spagnolo Joan Queralt, studioso del fenomeno mafioso siciliano, che ha dedicato un libro alla storia di Attilio Manca.

Flaviana Gullì

 

 


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