Archivi del mese: gennaio 2009

Il killer lo aspettava sotto casa

Torino Il ginecologo era appena rientrato quando ha ricevuto una telefonata. Tre colpi alla schiena

 

«Venga per una visita». Medico ucciso

Il killer lo aspettava sotto casa. Perquisite le abitazioni di pazienti e conoscenti

VENARIA REALE (Torino) – Due, forse tre colpi sparati alla schiena prima ancora che la serranda del garage di casa si fosse completamente alzata. L’ assassino, prima di fare fuoco, ha anche insultato la sua vittima. Il dottor Ezio Mollo, 51 anni, medico di base e ginecologo a Venaria, la sua città, è morto così, ieri sera poco dopo le 20.30. Da una mezz’ oretta era rientrato a casa dopo una giornata di ambulatorio. Lo aspettavano la moglie, Anna Lenzi, maestra d’ asilo, e la figlia Giulia, studentessa ventiduenne. Si era appena seduto a tavola quando è arrivata una telefonata: nome, cognome, indirizzo, una visita urgente da fare subito. Mollo, conosciutissimo a Venaria sia per la sua attività professionale sia per quella di volontario in parrocchia e di candidato per le liste civiche del centrodestra, era abituato a questo genere di uscite serali: si è messo la giacca e il cappotto, ha preso la borsa ed e sceso subito. Ma in strada lo aspettava un agguato criminale in piena regola, del quale, però, i Carabinieri a tarda sera ancora non riuscivano a spiegarsi il movente, nonostante l’ avvio di alcune perquisizioni nella case di pazienti e di conoscenti con i quali il medico poteva aver avuto qualche dissapore. «Siamo sconvolti, increduli – dicono gli amici che poco dopo il delitto si sono raggruppati sotto casa, in via Palestro 32, dall’ ex sindaco e medico Giuseppe Catania ad un altro collega, Marco Barbieri – Ezio era benvoluto da tutti, aveva seguito la gravidanza e il parto di tantissime donne di Venaria, era popolare, tranquillo, sereno. Ci siamo visti ancora ieri, non ci ha fatto trapelare nessuna preoccupazione». La stessa versione sottolineata anche da Tom Servetto, avvocato penalista, ex candidato a sindaco nella coalizione sostenuta dalla vittima: «Da 20 anni tenevamo insieme i corsi prematrimoniali, lui per l’ educazione sessuale, io per il diritto di famiglia. Sono senza parole, non so davvero chi potesse odiare a tal punto una persona così buona e perbene». Le prime testimonianze parlano di un unico killer che ha atteso il medico sotto casa. L’ omicida avrebbe agito a colpo sicuro, dopo aver fatto chiamare il dottor Mollo da un complice per una visita d’ urgenza. Gli ha sparato e poi si è allontanato a piedi, senza dare segni di panico. I Carabinieri, insieme al pubblico ministero di turno Livia Locci, indagano a tutto campo, alla ricerca sia di un possibile movente da ritrovare nella vita privata di Ezio Mollo sia di un’ eventuale, magari inconsapevole, inimicizia maturata tra i moltissimi pazienti del medico, che aveva due diversi studi, uno dei quali nel quartiere «a rischio» delle ex case Gescal alla periferia della cittadina. Al suo elenco presso l’ Asl erano iscritte centinaia di persone e altrettante ne aveva come clienti privati nella sua attività di ginecologo. La moglie della vittima, figlia di un ex sindaco molto popolare a Venaria negli anni passati, è rimasta in casa sconvolta dal dolore e non ha saputo fornire alcuna ipotesi. Se non, forse, quel nome e cognome che Ezio Mollo conosceva e che l’ hanno indotto a uscire in tutta fretta da casa mentre stava cenando con la famiglia. I precedenti Delitti e minacce Dottori nel mirino Marzio Colturani Il 13 novembre 2007 il ginecologo Marzio Colturani (foto), 63 anni, muore nel suo appartamento di Milano durante una rapina, soffocato dallo scotch Edoardo Austoni Il 21 novembre 2006 viene gambizzato l’ urologo Edoardo Austoni, 61 anni. A marzo Austoni sarà processato per aver chiesto denaro ai pazienti per accorciare le liste d’ attesa Dario Foà Il 15 febbraio 2005 a Bollate Dario Foà, psichiatra del carcere milanese di San Vittore, è trovato con il cranio sfondato Attilio Manca Il 12 febbraio 2004, Attilio Manca, l’ urologo che operò Bernardo Provenzano, viene trovato morto in casa a Viterbo

Schiavazzi Vera

Pagina 22

(26 febbraio 2008) – Corriere della Sera


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http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/26/Venga_per_una_visita_Medico_co_9_080226121.shtml

Attilio Manca ucciso da Cosa Nostra?

La Procura della Repubblica di Viterbo ha riaperto le indagini su un «giallo» tutto siciliano, perché la morte del giovane urologo Attilio Manca di Barcellona Pozzo di Gotto, archiviata come decesso per droga, è in effetti un chiaro omicidio di mafia.

di Tony Zermo – 4 settembre 2008

E che mafia, perché chiama in causa il boss dei boss Bernardo Provenzano. Attilio Manca, 34 anni, urologo all’ospedale di Viterbo, venne trovato morto nel suo appartamento della cittadina laziale il 12 febbraio 2004. Aveva sul braccio sinistro i segni di due iniezioni di eroina. Per gli inquirenti la morte era dovuta a una overdose. E invece non quadrava nulla, perché il medico non aveva mai fatto uso di stupefacenti, e poi era mancino: come avrebbe potuto farsi quelle iniezioni sul braccio sinistro? Inoltre aveva il volto tumefatto, il setto nasale deviato e numerose escoriazioni, il corpo era stato trovato in un lago di sangue. Un’indagine meno superficiale avrebbe dovuto far sospettare l’omicidio.

Perché dovevano uccidere il giovane medico? Tutto lascia supporre che era un testimone scomodo. Provenzano aveva grossi problemi alla prostata, aveva trovato nascondiglio nella zona di Barcellona Pozzo di Gotto protetto dalla mafia locale. Di certo nei giorni in cui il boss veniva operato in una clinica di Marsiglia il dottor Attilio Manca si trovava nella città francese. Molti indizi lasciano credere che Manca abbia assistito all’operazione cui si sottopose Provenzano. Attilio Manca era stato uno dei primi in Italia a fare un’operazione alla prostata per via laparoscopica, era dunque un esperto, nonostante la sua giovane età, e questo perché era stato un anno a Parigi per apprendere bene questo tipo di intervento.

Racconta la madre Angela Gentile: «Che mio figlio fosse a Marsiglia il giorno in cui si operava Provenzano non ci sono dubbi, perché ci telefonò lui stesso. In quella telefonata ci disse anche una cosa strana: “Mamma, dacci un’occhiata alla mia moto che è nella casa a mare di Tonnarella”. Abbiamo fatto vedere la moto, ma era perfettamente funzionante. Cosa ci voleva dire? Negli ultimi tempi era cambiato, era diventato acido, le nostre conversazioni ridotte al minimo. Anche un suo collega, il dottor Fattorini, che lo aveva visto depresso se l’era portato in campagna. Gli aveva chiesto cosa lo turbasse e lui aveva risposto: “Non te lo posso dire”. E quando Fattorini gli consigliò di parlare almeno ai genitori, lui rispose che erano troppo lontani e che certe cose non si potevano dire per telefono. Credo che non ci abbia detto niente per tenerci al riparo da un possibile coinvolgimento».

Ma perché il dottor Attilio Manca sarebbe stato indotto a partecipare all’operazione di Provenzano? «Secondo me – dice ancora la madre – lui non sapeva che si trattava di un boss, altrimenti non ci sarebbe mai andato. Era stato più volte a Parigi, ma per apprendere, non era mai stato all’estero per partecipare ad un’operazione. Qualcuno deve averlo convinto a recarsi a Marsiglia per assistere un paziente. Quando poi ha capito di cosa si trattava sono cominciati i tormenti e lo hanno tolto di mezzo in maniera sbrigativa. Tra l’altro, uccidendolo a Viterbo, hanno evitato che del caso si interessasse una Procura siciliana. Le indagini sono state frettolose, sarebbe bastato vedere i tabulati dei telefonini per accertare che Attilio era a Marsiglia negli stessi giorni di Provenzano e che questo semplice fatto meritava un approfondimento. E poi, se era mancino, come si spiegavano quei due buchi sul braccio sinistro? E perché tutto quel sangue? Ho fatto tre appelli al procuratore nazionale Pietro Grasso che non ha risposto. Ho sollecitato pure la Procura di Palermo, che indagando su Provenzano avrebbe potuto occuparsi della strana morte di mio figlio. Ora spero che con la riapertura delle indagini si sappia la verità, perché quel qualcuno che ha convinto mio figlio di andare a Marsiglia deve avere un nome e un cognome. Questo è un delitto di mafia che è stato mascherato da morte per overdose e su cui per più di quattro anni era calato il silenzio».

 

 


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http://www.antimafiaduemila.com/content/view/8802/48/

Le commemorazioni a Barcellona per l’anniversario della morte di Beppe Alfano

di Carmen Di Per Giovedì

Barcellona Pozzo di Gotto – Una deludente sala semivuota stamattina, all’Istituto dei Salesiani di Barcellona Pozzo di Gotto, per la prima parte delle commemorazioni dedicate a Beppe Alfano nel 16° anniversario della sua morte per mano mafiosa.

E’ ben visibile l’amarezza di Sonia Alfano, figlia del giornalista e presidente dell’Associazione Nazionale Vittime di mafia. Ritornare a Barcellona in questo giorno triste è per lei e per la sua famiglia sempre molto difficile: tante le emozioni “rabbia ma anche tristezza”  – ci confida Sonia – certamente per il ricordo di quel tragico giorno del 1993, ma anche per oggi, per l’assenza di quelle scuole cui che erano state invitate. I presidi degli istituti barcellonesi hannno, però, declinato l’invito: “Devo combattere non solo con le istituzioni, con la borghesia mafiosa, ma anche con i presidi – dice Sonia-”. Certo, un’occasione persa per gli studenti ma anche per gli insegnanti: il silenzio è comunque una presa di posizione!
Tra quella trentina di ragazzi presenti per propria iniziativa personale, sale una giovanissima liceale che, sedendo accanto a Chicco Alfano – coordinatore regionale dell’Associazione Vittime di mafia” –, annuncia la nascita a Barcellona del primo coordinamento antimafia. Quasi una timida risposta all’appello disperato di una madre lanciato poco prima.
C’erano nell’esigua platea chi non può mancare a certe manifestazioni e non per cercare visibilità, piuttosto spinti da un senso del dovere forte, nato dalla perdita di un caro. Lo stesso senso del dovere che altri non sentono di manifestare – i singoli, i privati e i rappresentanti di qualcosa -.
C’erano i coniugi Manca, genitori di Attilio Manca, il medico la cui morte inizialmente giustificata come suicido ora è al vaglio per chiarire se, invece, è un delitto mafioso. E c’era Piero Campagna, fratello di Graziella, la stiratrice di Saponara, ammazzata perchè casualemnte aveva trovato l’agendina di un latitante.
“Non lasciateci soli!”, chiede con disperata forza Angelina Manca, madre di Attilio. La signora dall’aria dimessa trasmette drammaticamente l’immenso dolore, racconta del senso di solitudine e di isolamento che vive: “Noi siamo gente per bene e siamo trattati come delinquenti, mentre loro vengono trattati da gente per bene”. Racconta di suo figlio che “era un medico con un ottimo avvenire”.
Nel pomeriggio il dibattito “Da Alfano a Parmaliana”. Già questi due nomi ai siciliani e non solo rievocano tanto: l’onestà, l’impegno, l’alto senso della giustizia. Pochi o molti presenti alle commemorazioni, comunque loro parlano alle coscienze di tutti.

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http://messina.blogolandia.it/2009/01/08/le-commemorazioni-a-barcellona-per-lanniversario-della-morte-di-beppe-alfano/