Archivi del mese: settembre 2016

I genitori del medico di Provenzano: temiamo che qualcuno ci avveleni

manca-attilio-di Sandra Rizza
Irritazione alla gola, capogiri, sangue nelle feci e misteriose goccioline sulle piante del giardinetto di casa che di colpo appassiscono. È l’ultimo mistero che tormenta i genitori di Attilio Manca, l’urologo siciliano morto il 12 febbraio 2004 in circostanze oscure in quella che la Procura di Viterbo ha liquidato come l’overdose di un “tossicodipendente’’, e che invece gli avvocati della famiglia, Fabio Repici e Antonio Ingroia, ritengono un’esecuzione legata alla trattativa Stato-mafia. Continua a leggere

Lo StatoMafia comanda ancora

guzzanti-sabina-c-paolo-bassanidi Sabina Guzzanti
La storia di Attilio Manca è davvero sconvolgente. Per chi non la sapesse la riassumo:
Un giovane chirurgo di 34 anni, che ha inventato una nuova tecnica molto efficace per operare il cancro alla prostata e per questo è considerato il miglior chirurgo italiano per questo intervento, viene chiamato per operare un certo signor Troia a Marsiglia.

Negli stessi giorni Bernardo Provenzano si opera a Marsiglia alla prostata. Continua a leggere

Veleni sui cittadini nell’Italia del G8

manca-attilio-angelinadi Luciano Armeli Iapichino
C’è una Nazione, nella schiera del “civile” G8, che non tutela i suoi cittadini!
Poi c’è sempre la stessa Nazione, autoproclamata “moderna democrazia” in cui un Ministro della Giustizia, (smentito da una pletora di pentiti, giornalisti, parlamentari e Commissioni) e con esso l’apparato tutto, non ‘garantisce’ verità e giustizia agli stessi cittadini che da anni subiscono violenza psicologica e fisica sotto gli occhi di autorità e istituzioni.
Non è la Nazione della Giunta dittatoriale dei Colonnelli degli anni ’60 in Grecia, né dei regimi dittatoriali sudamericani che hanno “fertilizzato” quelle terre, un decennio più tardi, con migliaia di desaparecidos.
È l’Italia del Governo Renzi nel III Millennio.
È il Paese in cui un luminare specializzato in prostatectomia laparoscopica, il Dott. Attilio Manca, stimato da colleghi, personale paramedico e pazienti, muore in circostanze incredibili (come lo sfortunato Giulio Regeni in Egitto) con la faccia fracassata in un corpo martirizzato di pugni e inquinato da un mix inquietante di droghe a completare la messinscena. Continua a leggere

Veleni e omissioni: nuova denuncia dei Manca

manca-angela-gino-homedi Lorenzo Baldo
Certificati medici attestano la presenza di metalli pesanti pericolosi per la loro salute
“Non abbiamo altro da aggiungere, tranne che chiediamo l’intervento delle competenti autorità al fine di evitare ulteriori aggravamenti della nostra salute”. Sono le ultime parole della denuncia-querela (contro ignoti) di Angela e Gino Manca ai Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto che risulta depositata nella giornata di ieri. “Verso le ore 14:30 – verbalizza Angelina – ho sentito una sorta di forte irritazione alla gola e di seguito alle vie respiratorie ed un bruciore allo stomaco, nonché una sorta di calore al viso. Sono uscita fuori in giardino per verificare se le piante ivi esistenti avessero le stesse goccioline di qualche prodotto irrorato, cosa che ho accertato anche in questa occasione. Di seguito sono rientrata in casa, anche perchè i sintomi accusati continuavano ad aggravarsi ed ho chiamato mio marito che stava riposando”. Di seguito Gino dichiara di aver trovato tracce di sangue nelle sue feci e che “analogo problema di salute” si era manifestato fin dalla loro prima denuncia del 24 agosto scorso “e nei giorni successivi fino alla data odierna”. “Successivamente – sottolinea il padre di Attilio Manca riferendosi all’episodio di ieri pomeriggio – ho anche sentito una sorta di cappa, pesantezza nel respirare, anche dentro casa accusando bruciore alle vie respiratorie ed agli occhi”. Ed è alla domanda di routine “altro da aggiungere?” che i due anziani genitori si appellano alle “competenti autorità” per “evitare ulteriori aggravamenti della nostra salute”. E’ proprio di oggi il certificato medico che attesta una pericolosa presenza di metalli pesanti in entrambi i coniugi, soprattutto nel corpo di Angelina il cui livello energetico è risultato molto al di sotto dei valori minimi. Il rischio di un collasso psico-fisico è dietro l’angolo. Continua a leggere

Angela Manca alle Forze dell’ordine: “Fate finire questo incubo…”

manca-angela-appello-fdoVideo e Foto all’interno!
di Lorenzo Baldo
L’appello della madre di Attilio Manca un mese dopo l’inizio degli attacchi nei loro confronti
Il primo impatto è un pugno allo stomaco. Angelina mi accoglie stremata sulla porta di casa. Svuotata, annichilita, disillusa e profondamente segnata da 30 giorni di sofferenza. Giorni e notti “da incubo”, afferma decisa. Accanto a lei suo marito Gino è una sorta di controfigura, lo sguardo perso dietro ad una domanda: perché? Perché degli esseri miserabili si accaniscono contro due genitori già feriti a sangue dalla morte di un figlio? Fin dove può arrivare la malvagità umana quando si infierisce contro un padre e una madre che non hanno più nulla da perdere? La sensazione è quella di trovarsi di fronte due persone sull’orlo dell’abisso. Angelina mi fa vedere il giardino dove le sue piante, in alcune parti, appaiono appassite e rinsecchite: orchidee, rose, gelsomini, geranei, clivie e poi ancora l’albero di magnolia, l’agapanthus e l’asparago. La mamma di Attilio è pesantemente provata nel corpo e nello spirito per questi 30 giorni di notti insonni, con bruschi risvegli notturni causati da quell’odore acre che pare volerli soffocare lentamente. Continua a leggere

Cattafi: “Rispetto per il dolore dei Manca”

cattafi-rosario-pio-web0di Lorenzo Baldo
Le parole “incommentabili” di un condannato per mafia liberato dallo Stato
“Solo una persona come Cattafi può pensare che una famiglia colpita profondamente nei suoi affetti più cari possa pensare al risarcimento… ma a Barcellona, terra di mafia e massoneria è possibile anche questo!”. Poche parole di Angelina Manca affidate a facebook dopo la pubblicazione sul Fatto Quotidiano delle dichiarazioni del pregiudicato condannato per mafia Rosario Pio Cattafi. Continua a leggere

Morte di Attilio Manca. Lo Giudice: “Un urologo di Barcellona ucciso da ‘faccia da mostro'”

lo-giudice-antonino-1di Lorenzo Baldo
Depositati al Borsellino quater i verbali con le dichiarazioni del pentito calabrese
E’ il 3 maggio del 2016. All’interno di un carcere il cui nome sul verbale viene omesso per ragioni di sicurezza si trovano i pm di Palermo Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia e il loro collega di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo. Devono interrogare il pentito Antonino Lo Giudice. Quel giorno il “nano” racconterà loro una serie di fatti di mafia a dir poco inquietanti a partire dal ruolo dei Servizi segreti nelle stragi e negli omicici eccellenti. Ma è su un nome che si concentrano particolarmente i ricordi del collaboratore di giustizia: l’ex poliziotto Giovanni Aiello, da più parti indicato come “faccia da mostro”. Secondo Lo Giudice sarebbe lui un importante trait d’union tra mafia e Stato utilizzato in “operazioni” delicatissime, strage di via D’Amelio compresa. Ma nel verbale che è stato depositato recentemente al processo Borsellino quater (di cui in parte si è già parlato in precedenza) c’è un passaggio che merita ulteriore attenzione. Il pentito racconta ai pm quello che gli avrebbe detto Giovanni Aiello in merito ad un urologo di Barcellona Pozzo di Gotto che lui stesso avrebbe ucciso a seguito dell’operazione di Provenzano in Francia. Il riferimento ad Attilio Manca è del tutto evidente. “Mi narrò (Aiello, ndr) di un omicidio avvenuto in Sicilia prima ancora che venisse arrestato Bernardo Provenzano… questo è un altro fatto… l’ucciso era un urologo che si era prestato di individuare una clinica… una clinica all’estero per fare operare il Provenzano”. A quel punto il pm chiede se è stato Aiello ad uccidere l’urologo. “Si, si – replica Lo Giudice –. E che quando costui fu operato, per non lasciare tracce dietro a quell’operazione, contattò un avvocato di nome Pataffio (presumibilmente Cattafi, ndr) che gli teneva i contatti e lo seguiva nelle sue cose delicate e doveva a sua volta… ah e dove a sua volta gli diede l’incarico ad Aiello per liquidare l’urologo. Il dottore venne strangolato nel suo stesso studio a Barcellona Pozzo di Gotto per conto dell’avvocato e di Provenzano”. Le dichiarazioni di Lo Giudice su Attilio Manca, per quanto inedite in alcuni passaggi che andranno riscontrati, vanno inevitabilmente a corroborare quelle del pentito barcellonese Carmelo D’Amico che a sua volta aveva dichiarato ai magistrati di essere certo che Attilio Manca era stato ucciso dai Servizi segreti. “Poco tempo dopo la morte di Attilio Manca, avvenuta intorno all’anno 2004 – aveva raccontato D’Amico ad ottobre del 2015 – incontrai Salvatore Rugolo, fratello di Venerina e cognato di Pippo Gullotti (condannato a 30 anni quale mandante dell’omicidio di Beppe Alfano, ndr). Lo incontrai a Barcellona, presso un bar che fa angolo, situato sul Ponte di Barcellona, collocato vicino alla scuola guida Gangemi. Una volta usciti da quel bar Rugolo mi disse che ce l’aveva a morte con l’avvocato Saro Cattafi perché ‘aveva fatto ammazzare’ Attilio Manca, suo caro amico. In quell’occasione Rugolo mi disse che un soggetto non meglio precisato, un Generale dei Carabinieri, amico del Cattafi, vicino e collegato agli ambienti della ‘Corda Fratres’, aveva chiesto a Cattafi di mettere in contatto Provenzano, che aveva bisogno urgente di cure mediche alla prostata, con l’urologo Attilio Manca, cosa che Cattafi aveva fatto”. Continua a leggere

Caso Manca: repliche ministeriali e testimonianze di indagati

orlando-andrea-c-emanuele-di-stefanoSconcertanti buchi neri nella risposta di Andrea Orlando all’interrogazione parlamentare
di Lorenzo Baldo

Per comprendere ulteriormente l’abnormità della risposta del Ministro Orlando all’interrogazione parlamentare relativa alla morte di Attilio Manca basta citare un singolo aspetto: il copia-e-incolla della richiesta di archiviazione sbandierato a mo’ di vessillo di verità. Tra quelle righe riportate fedelmente nel documento ministeriale spiccano i nomi di Guido Ginebri e Salvatore Fugazzotto nelle vesti di testimoni eccellenti a dimostrazione della dipendenza con la droga del giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto.
Certo è che, così come ricorda l’avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici (che assieme ad Antonio Ingroia difende i congiunti del giovane medico), la Procura di Viterbo “ha utilizzato per chiedere l’archiviazione della posizione dei cinque barcellonesi indagati (per la morte del dott. Manca, ndr) le dichiarazioni, raccolte aliunde, di soggetti barcellonesi”. Continua a leggere

Caso Manca: impronte, tracce ed esiti negativi

manca-attilio-impronta-digParadossi e contraddizioni: un asse che passa da Viterbo e arriva al Ministero
di Lorenzo Baldo
“Nell’ambito di quest’ultimo procedimento – si legge nella risposta del Ministro Orlando –, erano disposti, a seguito di richieste di incidente probatorio avanzate dalle persone offese, numerosi accertamenti scientifici sulle impronte digitali rinvenute nella abitazione della vittima e sulla esistenza di eventuali tracce biologiche degli indagati sulle cicche di sigarette in sequestro, i cui esiti si rivelavano negativi”.
Vediamo di capire a cosa si riferisce il Ministro quando scrive di esiti “negativi”. Per farlo riprendiamo il botta e risposta virtuale tra l’avvocato della famiglia Manca Fabio Repici e l’ex sostituto procuratore di Viterbo, Renzo Petroselli (le cui dichiarazioni sono tratte dalla sua audizione alla Commissione antimafia del 13 gennaio 2015). Continua a leggere

Caso Manca: le risposte di Ponzio Pilato

manca-attilio-web5di Lorenzo Baldo
Il Ministro Orlando replica all’interrogazione parlamentare sulla strana morte del giovane urologo

“E’ la dimostrazione che è un delitto di Stato!”. Al telefono, Angelina Manca è affranta, amareggiata e profondamente disillusa. La risposta del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, all’interrogazione parlamentare (a firma: Santangelo, Donno, Gaetti, Bertorotta, Lezzi, Paglini, Crimi, Marton, Moronese, Morra) si muove sui binari tracciati da Ponzio Pilato. E’ indubbiamente la prima volta che un ministro della Repubblica interviene sul caso del giovane urologo barcellonese. Ma leggendo le cinque paginette inviate dal Gabinetto del Ministro non si può non rimanere basiti per l’appiattimento sulle tesi della Procura di Viterbo, già ampiamente sconfessate dal minuzioso lavoro di ricerca dei legali della famiglia Manca (Fabio Repici e Antonio Ingroia). Per il Ministro è del tutto scontato che la morte di Attilio Manca sia da “ricollegare eziologicamente all’assunzione volontaria di sostanze stupefacenti (nella specie eroina) di cui il predetto risultava abituale consumatore”. Dello stesso tenore le considerazioni sull’acquisizione di alcuni tabulati telefonici e sull’integrazione della consulenza medico legale “i cui esiti non apparivano, tuttavia, significativi ai fini di una diversa lettura della vicenda”. Idem per la questione delle impronte rilevate, o per le tracce biologiche nell’appartamento del dott. Manca, i cui esiti, manco a dirlo “si rivelavano negativi”. Subito dopo è la volta di un copioso copia-e-incolla di una richiesta di archiviazione della Procura di Viterbo fondata sui clichè dei procuratori Pazienti e Petroselli fortemente ostili a tesi alternative al suicidio per droga. Uno dopo l’altro vengono snocciolati teorie e teoremi già smontati dagli avvocati Repici e Ingroia, ma che per il Ministro, o chi per lui, evidentemente sono inoppugnabili. Uno su tutti: le fonti di prova per ritenere Attilio Manca un “assuntore abituale di stupefacenti” riconducibili a due “amici” del giovane urologo, Guido Ginebri e Salvatore Fugazzotto. Lo stesso Ginebri, è colui che ha presentato ad Attilio Monica Mileti, accusata di aver ceduto la dose fatale di eroina che lo ha ucciso, ed è amico del cugino di Attilio Manca, Ugo, nonché co-imputato assieme a quest’ultimo al processo “Mare Nostrum – droga” (Ugo Manca è stato condannato in primo grado a 9 anni per traffico di stupefacenti, e assolto in appello, Guido Ginebri è stato assolto in primo grado con sentenza divenuta definitiva). Salvatore Fugazzotto è a sua volta amico di Monica Mileti ed è colui con il quale Attilio Manca parla al telefono il 10 febbraio 2004 prima di recarsi misteriosamente a Roma. Per il Ministro Orlando a nulla valgono le decine di testimonianze di colleghi di lavoro del dott. Manca che hanno attestato la falsità della presunta tossicodipendenza di Attilio, meglio tenere in considerazione queste due affermazioni così “provvidenziali” per avvalorare la tesi del medico tossico. Nel documento viene quindi esclusa categoricamente la pista Provenzano sottolineando che “le risultanze processuali inducono a ritenere che tutte le piste investigative sono state percorse in maniera consapevole e che l’omessa valorizzazione di alcuni percorsi argomentativi, ben lontano dal configurarsi quale condotta imputabile ad inerzia o negligenza, costituisce piuttosto il risultato di una opzione ragionata, tesa a privilegiare le ricostruzioni suscettive di approdare ad esiti concreti in termini di ragionevole ed altamente verosimile verificazione del fatto, evitando di insistere su approfondimenti di premesse fattuali incentrate sulla illazione e sulla congettura e, per ciò stesso, prognosticamente improduttive di utili sviluppi”. Allo stesso modo totale disinteresse per il mancinismo del dott. Manca. E infine “i tempi tecnici di trattazione” del caso “appaiono non esorbitanti” e perciò nei confronti dei procuratori Pazienti e Petroselli “non appaiono configurabili condotte di negligenza e trascuratezza nella conduzione delle indagini”. Liberi tutti: Attilio Manca era un drogato part-time che una sera ha deciso di alzare il tiro e ci è rimasto stecchito. Fine della storia. Con tanto di “rassicurazione” sull’attenzione “che sarà prestata al caso, anche in relazione agli sviluppi del procedimento incardinato presso la Procura della Repubblica di Roma”. Certo è che questa “rassicurazione” appare come una sorta di anticipazione di un’eventuale archiviazione del fascicolo in mano al Procuratore Aggiunto Michele Prestipino e alla sostituta Maria Cristina Palaia. Continua a leggere