L’anello debole del caso Manca: ricorso contro la condanna della Mileti

manca-attilio-3di Lorenzo Baldo
Eccolo il ricorso in appello dell’avvocato Cesare Placanica, legale di Monica Mileti, la cinquantottenne romana, condannata in primo grado dal Tribunale di Viterbo a cinque anni e quattro mesi di reclusione e al pagamento di 18mila euro di multaper aver ceduto l’eroina che ha causato la morte dell’urologo siciliano Attilio Manca . Monica Mileti è stata condannata, ma senza prove certe – dichiara l’avv. Placanica al sito tusciaweb –. Abbiamo fatto appello e stiamo aspettando fiduciosi l’udienza, che non è ancora stata fissata”. Secondo il legale “nella ricostruzione presente nella sentenza ci sono una serie di forzature, soprattutto in ordine alla riconducibilità alla Mileti della cessione che avrebbe provocato la morte di Manca. Non c’è la prova diretta, e il ragionamento giuridico è stato: ‘Non poteva che essere lei’, ma questo è contraddetto da una serie di dati processuali eclatanti”. “Manca e Mileti – evidenzia l’avv. Placanica – vivevano in due luoghi distinti e separati: lui a Viterbo e lei a Roma. Ed è inconcepibile pensare, se è vero quello che la sentenza sottolinea, ovvero che Manca era un tossicomane, che avesse una fornitrice che viveva in un’altra città”. “I processi – sottolinea il legale – si fanno sui fatti, e il tema portante non è stato colmato: chi ha ceduto la droga a Manca? Della cessione non c’è la prova diretta, ma solo quella indiziaria. Alla fine non è stato possibile escludere che sia stata Mileti, ma nemmeno provarlo con certezza”. Nulla da eccepire alle contestazioni dell’avv. Placanica, sono altre però le domande alle quali la stessa Monica Mileti avrebbe il dovere di rispondere. Quali sono stati i suoi legami con l’architetto Guido Ginebri che a sua volta le aveva presentato Attilio Manca? Che rapporto aveva con Salvatore Fugazzotto che ai genitori del giovane urologo aveva confidato di conoscerla bene? Come conosceva Ugo Manca? E come aveva conosciuto Gennaro Scetta, amico di Attilio Manca, anche lui morto in circostanze sospette? Perché si incontrava con Attilio quelle poche volte all’anno? Che rapporto c’era con lui? Perché l’aveva incontrato quel 10 febbraio a Roma? E cosa c’entra Salvatore Fugazzotto in quell’incontro? Ha mai pensato di essere stata usata da qualcuno per coprire l’omicidio di Attilio Manca? Probabilmente a quest’ultima domanda la Mileti ha in parte già risposto quando ha affermato di essere consapevole di essere un “capro espiatorio” dietro il quale c’è “qualcosa di grosso”.
Certo è che se davvero l’avv. Placanica intende scagionare la sua assistita deve riaccendere la luce su tutte quelle zone d’ombra mai esplorate da una procura desiderosa di chiudere in fretta questo caso. A partire dalle foto tremende del cadavere di Attilio Manca che parlano più di mille referti autoptici eseguiti male. La dottoressa Dalila Ranalletta e il professor Antonio Rizzotto potrebbero dire di più sulla morte di Attilio di quello che hanno già riferito ai magistrati? Interroghiamoli. Il pregiudicato Rosario Cattafi conosce bene quegli strani legami della “Corda fratres” con ambienti massonici e criminali? Chiediamo all’ex procuratore generale di Messina Franco Cassata, già presidente di quel circolo, cosa sa di certi intrecci di mafia, politica e massoneria che potrebbero nascondersi dietro la morte di Attilio Manca. Ugo Manca ha avuto contatti telefonici con la Francia e con la Svizzera in quel periodo? Vediamo di approfondire. Seguendo le utenze francesi che venivano chiamate da Ugo Manca, Lorenzo Mondello, Rosa Porcino e Felice Spinella si potrebbero aprire altre piste investigative sulla morte di Attilio Manca? Verifichiamo. Salvatore Fugazzotto potrebbe raccontare molto di più di quanto ha riferito agli inquirenti su Attilio, soprattutto su quel suo improvviso viaggio a Roma del 10 febbraio 2004? Interroghiamolo nuovamente. Angelo Porcino potrebbe dire molto di più sulla fine prematura di Attilio Manca, così come Lelio e Vittorio Coppolino, Lorenzo Mondello o Guido Ginebri? Interroghiamoli ancora. Di sicuro c’è che l’ex capo della Squadra Mobile di Viterbo, Salvatore Gava, ha scritto il falso attestando la presenza di Attilio al “Belcolle” nei giorni in cui Provenzano era in Francia, e tra l’altro è già stato condannato per aver falsificato un altro verbale al G8 di Genova. Scandagliamo ulteriormente le possibili ragioni che si celano dietro quella negligenza. La sorella del pentito Carmelo Bisognano, Vincenza, ha parlato con cognizione di causa quando ha affermato che Attilio Manca è stato ucciso perché aveva riconosciuto Provenzano. Riprendiamo in mano quelle intercettazioni e lavoriamoci su. Attilio Manca ha curato Provenzano nelle zone del viterbese? Scaviamo a fondo su questo punto. Ma anche su tutto quello che può dimostrare come Monica Mileti sia stata solamente una pedina: l’anello debole di una catena criminale. Che impedisce di arrivare alla verità e che deve essere ancora spezzata.

Tratto da: antimafiaduemila.com