Tanti auguri di Buon Natale mamma, papa’, Luca e “amici”… Attilio

manca-attilio-reddi Luciano Armeli
Buon Natale madre.
So che sei stanca e afflitta. Ti vedo disillusa e impotente. Ti scruto debole e impaurita.
Non esserlo! Sai che mi piacevano tanto i classici latini e per questo, in un momento di particolare sfiducia che anima il vostro clima natalizio, da tanti anni ormai percepito fosco, vi leggo Seneca, e in particolare una delle sue lettere a Lucilio.
“Dove hai messo la tua grandezza d’animo?”
“Immagina che degli amici ti abbiano ingannato” e non solo gli amici…
“La vita non vuole animi fiacchi.”
“Hai iniziato un lungo cammino: scivolerai, incontrerai ostacoli, sentirai la stanchezza”.
“Devi andare incontro a tutte queste sventure per giungere al termine di questa vita dirupata.” E “invece d’invocare la morte, dobbiamo essere pronti a tutto, convinti di essere giunti dove scoppia il fulmine”.
“Impegniamoci a essere sereni e paghiamo senza lagnarci il tributo impostoci dalla nostra condizione di uomini. L’inverno ci porta freddo: sopportiamone i rigori; d’estate fa caldo: dobbiamo sudare. Ci capiterà anche d’imbatterci in una bestia o, peggio, in qualche uomo più pericoloso di tutte le bestie…”.
A noi è capitato, madre, che la bestia non era sola. Non era l’unica. Ce ne saranno, forse, altre. E saranno affrontate a testa alta, con i tuoi occhi fin dentro gli occhi delle belve. A testa alta!
Da te ho imparato tanto anche da qui, in questa imperitura solitudine, quel tanto che m’inorgoglisce come ho sempre cercato di fare io con te. La tua forza mi ha dato quel sorriso che altri hanno spento, fiero della tua inesauribile fermezza nel dimenarti nei vicoli più pericolosi degli inferi terreni. La tua grande anima è, adesso, il mio soffio vitale. Il tuo non arretrare, il tuo non indietreggiare m’insuperbisce e mi tiene paradossalmente in vita anche da morto.
Ti ricordi quando, la notte di Natale, dopo aver finito il cenone, si usciva a guardare i presepi o a giocare a carte dagli amici? Potrai mai non ricordarti? Da te mi aspetto un ultimo regalo per questo giorno sacro ai credenti, l’ultima lezione: quella in cui l’allievo impara ancora una volta dal maestro come affrontare le difficoltà quando le riserve di forza e di energia sono allo stremo. E anche in questo so che non mi deluderai. So che, insieme a papà, non mi deluderete. V’imbatterete, alla fine, in chi governa la saggezza e la giustizia secondo le ferree leggi dell’universo, quelle che non ammettono forzature, tradimenti, cospirazioni, mistificazioni, insabbiamenti, nefandezze e indoli meschine.
Agli “amici” dico: aprire un panettone travestito non da Babbo Natale ma da “criminali” inseguiti e “incriminati” da un’opinione pubblica che conta milioni di coscienze è come essere morti sociali che non sanno di essere morti. E ai morti sociali è concesso il sorriso e la parvenza del rispetto dei viandanti e dei loro simili. Nulla più. Il tribunale delle moltitudini ha già sentenziato: “assassini”! Eppure il mio sorriso con voi era sincero!
A voi ricordo che un errore, nella vita di un uomo, non lo rende un criminale. E l’essere perbene è uno stile riservato alle coscienze pure, non a chi uccide fisicamente ed eticamente gli onesti. A questi “amici”, cui il peggior nemico prima del giudizio di una nazione e della coscienza è lo specchio, auguro un Natale sereno, avulso da questo pensiero ricorrente inerente all’essere giudicati.
E sì, vi auguro, almeno per questo giorno, di non sentirvi soppesati.
Il nulla non ha peso! Non temete!
Un augurio di serenità lo rivolgo anche a chi, a Viterbo, mi ha crocefisso: siate sereni, anch’io lo sono.
Papà sii forte e curati anche con la lettura, ti arrecherà sollievo.
E anche per il mio amato fratello Luca prendo in prestito le preziose parole di Seneca: “bisogna sopportare serenamente le sventure”. “Io non riuscirei più a sopportare me stesso il giorno in cui qualche cosa mi divenisse insopportabile”. “Sono ammalato? Anche questo fa parte del destino. […] Mi vacilla la casa, mi perseguitano disgrazie, ferite, affanni, paure? Sono cose che capitano”. […] “Gli uomini che, bersagliati dalla sorte, vanno su e giù attraverso vie ardue e faticose, e affrontano rischiosissime spedizioni, sono i coraggiosi che primeggiano nella vita […] Gli altri sono sicuri come tortorelle ma a prezzo del disonore”.
E tu Luca, che sei stato sempre il “me” in Terra sarai forte e combattivo come sempre per la dignità della nostra famiglia e di tutti coloro che in questi lunghi anni hanno reso, anche il giorno di Natale, un giorno sereno per mamma e papà.
Auguri mondo, Attilio Manca.

Tratto daantimafiaduemila.com