Caso Manca: il Gip Tamburelli si riserva di decidere sull’archiviazione

manca-attilio-3Chiesta la riesumazione del corpo del giovane urologo nella relazione del tossicologo Giancane
di Lorenzo Baldo
Nessuna decisione. Il caso non è chiuso. Evidentemente per il Gip di Roma Elvira Tamburelli dietro la strana morte di Attilio Manca ci sono delle ombre da chiarire. Che potrebbero svanire con la riesumazione del corpo del giovane urologo siciliano. E’ proprio questo uno dei punti salienti della relazione tecnica del tossicologo bolognese, Salvatore Giancane, depositata oggi dai legali della famiglia Manca, Antonio Ingroia e Fabio Repici. Che hanno formalizzato la richiesta di riesumazione della salma, ribadendo con forza l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma. A rappresentare gli Uffici giudiziari capitolini è stata la dottoressa Maria Cristina Palaia. Che ha mantenuto le linee guida già impostate, del tutto contrarie alla tesi dell’omicidio. Nei prossimi giorni si saprà se l’inchiesta verrà archiviata o se verranno invece imposti altri mesi di indagine al Procuratore aggiunto Michele Prestipino.

Un enigma da sciogliere
Sono decisamente troppi i misteri che si celano dietro ad un “suicidio” per overdose di un brillante urologo siciliano che una sera di 14 anni fa decise di farsi due dosi di eroina nel braccio sbagliato. Sono troppe le anomalie emerse in questi anni. Dal mancinismo della vittima, alla mancanza delle impronte palmari di Attilio sulle due siringhe utilizzate, fino al ritrovamento delle impronte del cugino dell’urologo, Ugo Manca, nell’appartamento di Viterbo dove è sopraggiunta la morte per overdose. Per non parlare delle testimonianze dei pentiti che raccontano di un omicidio di mafia e Servizi “deviati” a seguito del possibile coinvolgimento del dott. Manca nella cura dell’allora capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano. Non basta quindi la sentenza di primo grado di Viterbo che parla di un suicidio a base di droga di un tossico anomalo per chiudere questa storia.

L’opposizione
Con un documento di venti pagine i legali della famiglia Manca si erano opposti alla richiesta di archiviazione firmata dal Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e dall’Aggiunto Michele Prestipino. Nell’istanza dello scorso 2 marzo i due avvocati siciliani avevano chiesto esplicitamente di iscrivere nel registro degli indagati il cugino del giovane urologo, Ugo Manca, e il condannato in appello per mafia Rosario Pio Cattafi. Veniva chiesto ugualmente di investigare su altri personaggi – di quello che si può comunque ritenere un omicidio di mafia e Stato – tra cui l’ex poliziotto Giovanni Aiello, detto “faccia da mostro”, Carmelo De Pasquale, personaggio di grande spessore nell’organigramma mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), e Bernardo Provenzano (tutti e tre deceduti). I due legali avevano chiesto di interrogare la dottoressa Dalila Ranalletta, colei che aveva effettuato l’autopsia (definita “infame” dal vicepresidente della Commissione antimafia Gaetti) sul corpo del medico siciliano, quella stessa dottoressa che, in una recente intervista a Le Iene, si era lasciata sfuggire off record alcune considerazioni interessanti ai fini investigativi. Ingroia e Repici avevano quindi ribadito l’importanza di interrogare gli ex colleghi del giovane urologo ed altri collaboratori di giustizia, depositando infine una relazione tecnica del tossicologo bologneseSalvatore Giancane da sempre convinto che la morte di Attilio fosse da attribuire ad un omicidio.
A questo punto non resta che attendere la decisione del Gip nei confronti del quale Angelina Manca ha rivolto pochi giorni fa un accorato appello per avere giustizia. “A questo giudice chiedo di aiutarmi a restituire dignità e giustizia per mio figlio - ha dichiarato la madre del giovane urologo -. Le chiedo di stabilire finalmente che si tratta di un omicidio, al di là del fatto che poi si riesca o meno ad individuare i colpevoli. Se, una volta per tutte, verrà scritto a lettere di sangue… quello di Attilio… la parola omicidio, allora sì sarà un giorno di liberazione per la mia famiglia”. Un giorno di liberazione che è atteso da chiunque abbia a cuore la ricerca della verità.

Tratto da:  antimafiaduemila.com

ARTICOLI CORRELATI

Caso Manca: 30.000 persone contro un’archiviazione