Oggi la decisione sulla morte dell’urologo Manca

manca-attilio-genitori-610di Giuseppe Lo Bianco
Ritenuto il medico del boss Provenzano, appello della madre: “Non lo infangate ancora”

Un appello al gip di Roma Elvira Tamburelli, perché comprenda “come magistrato, ma anche come donna e come madre, quello che può provare una madre nell’aver perso un figlio nel peggiore dei modi, con brutalità, violenza e malvagità, per poi vedere infangata quotidianamente la sua memoria”. E un altro al nuovo Guardasigilli Alfonso Bonafede “nei confronti del quale ripongo una grande fiducia, gli chiedo di aiutarci, di agire con coscienza’’.
Nel giorno dell’udienza che può chiudere la via dell’accertamento della verità sulla morte dell’urologo Attilio Manca, dopo quattordici anni di inchieste finite nel nulla e la condanna di una spacciatrice a 5 anni e 4 mesi, la madre Angelina lancia un ultimo sos diretto alle istituzioni, appesa alle parole del tossicologo bolognese Salvatore Giancane: quella sulla fine di Attilio, ha detto, “è una ricostruzione irragionevole e inverosimile di morte per droga”.
Con il setto nasale deviato e i testicoli massacrati, l’urologo Attilio Manca per lo Stato è morto a 35 anni per overdose, iniettandosi, da mancino, la droga nel braccio sinistro. Per 30 mila cittadini che hanno firmato un appello per la verità, invece, i misteri attorno al cadavere del medico di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) trovato nella sua casa di Viterbo il 12 febbraio 2004 sono ancora da decifrare, connessi come sono ai segreti che coprono la latitanza “protetta’’ del boss Bernardo Provenzano, arrestato due anni dopo, nel 2006, dopo 43 anni. Secondo alcune risultanze investigative il giovane urologo, già un luminare nel suo campo, sarebbe entrato in rapporto con il capomafia in occasione di un intervento alla prostata subito dal boss a Marsiglia.
L’ultima occasione è l’udienza di oggi davanti al gip di Roma che dovrà pronunciarsi sull’opposizione all’archiviazione presentata dai legali della famiglia Manca, gli avvocati Antonio Ingroia e Fabio Repici, che hanno chiesto al magistrato di iscrivere nel registro degli indagati Ugo Manca, cugino del giovane urologo, e il condannato in appello per mafia Rosario Pio Cattafi.
È di Ugo Manca l’unica impronta palmare trovata nella casa della vittima, e Cattafi, già testimone nel processo della trattativa Stato-mafia, è indicato dai pentiti come uno degli uomini “cerniera’’ tra le cosche barcellonesi e settori deviati dello Stato nei quali si sarebbe mosso anche il poliziotto Giovanni Aiello, morto lo scorso anno, sul quale i legali hanno chiesto di approfondire le indagini.
Per la signora Manca quella di oggi è l’ultima spiaggia investigativa, dopo che la commissione antimafia, che in un primo tempo aveva alimentato le sue speranze aprendo un fascicolo e convocandola in audizione, ha poi chiuso i lavori allineandosi alla versione ufficiale, e cioè la morte per droga: “È stata la cosa più vergognosa che potessi immaginare - dice Angelina Manca -. Ricordo quando l’onorevole Rosy Bindi ci ha convocato a Messina nel 2014, escludendo con forza la tesi del suicidio e dichiarando che avrebbe fatto di tutto per aiutarci. E invece in quella vergognosa relazione di maggioranza di qualche mese fa, l’onorevole Bindi si è rimangiata tutto scrivendo che mio figlio era morto per overdose”.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Tratto da: antimafiaduemila.com