Omicidio Manca? Una tesi fondata su dati oggettivi

giancane-salvatore-c-federico-de-marco-1Per il tossicologo Giancane l’ipotesi del suicidio del giovane urologo presenta troppe falle
di Lorenzo Baldo
“Il secondo elemento che depone per un’inoculazione effettuata da altri sta nel fatto che entrambe le iniezioni sono state effettuate nel braccio sinistro da una persona strettamente mancina: la prima nella regione del polso, dove si evidenziava anche un minuscolo foro e la seconda a livello della piega del gomito, come suggerito dagli esami istologici effettuati su di un segmento di vena prelevato in quella sede”. Decisamente esaustiva la lettura della relazione tecnica del tossicologo bolognese Salvatore Giancane depositata ieri al Gip Elvira Tamburelli che deve decidere sull’archiviazione del caso Manca. “Nella mia lunga esperienza – sottolinea l’estensore della relazione -, non mi è mai capitato di osservare questo comportamento: iniettarsi da soli per via endovenosa è una manovra complessa e di precisione ed è assai difficoltoso effettuarla ‘contromano’. In aggiunta, non vi è alcun ragionevole motivo per effettuare questa manovra con la mano sbagliata e per di più con l’ausilio di uno specchio (che la rende ancora più complessa) per nascondere un solo minuscolo foro, quindi già di per sé scarsamente visibile e in ogni caso non sospetto”. Per Giancane l’ipotesi che questa scelta sia stata effettuata per nascondere il foro sotto il cinturino dell’orologio “non è ragionevole, per numerosi motivi ed è smentita dalle stesse evidenze”. Nella relazione viene evidenziato che “è assolutamente sconsigliabile effettuare iniezioni endovenose nella regione del polso, dove decorre anche l’arteria radiale, per il rischio di pungerla, con conseguente emorragia, anche grave”. “Un medico non effettuerebbe mai un’iniezione endovenosa nella regione del polso, dove vengono normalmente effettuati i prelievi arteriosi”. Il tossicologo rimarca l’anomalia del mancato ritrovamento di un laccio emostatico “o comunque di un altro oggetto atto a svolgerne le funzioni, come una cintura oppure un foulard, che nei casi di overdose istantanea viene addirittura trovato ancora avvolto attorno al braccio ed in genere nelle vicinanze del corpo”. L’assenza delle impronte di Attilio Manca dalle due siringhe ritrovate “costituisce un ulteriore elemento di forte dubbio”. Che si materializza ulteriormente con il riposizionamento del tappo salva-ago sulle siringhe utilizzate: “Sono ormai alcuni decenni che questa manovra viene considerata deprecabile in ambito medico ed infermieristico, per l’elevato rischio di pungersi e contrarre malattie infettive”, afferma deciso il tossicologo.

Domande senza risposta
A dimostrazione dell’incongruenza della tesi del suicidio a base di droga il dott. Giancane elenca le “numerose domande che restano senza risposta”. “Perché Attilio Manca si sarebbe iniettato eroina due volte, verosimilmente a breve distanza di tempo, comportamento che con l’eroina non si osserva praticamente mai e meno che meno in un consumatore saltuario? Dove era Attilio Manca quando si sarebbe iniettato la seconda dose di eroina e cosa è avvenuto nel brevissimo intervallo di tempo (da pochi secondi a pochissimi minuti) che è intercorso fra l’inoculazione e la perdita di coscienza?”. Giancane ricorda che secondo le ricostruzioni ufficiali Attilio Manca si sarebbe somministrato eroina la seconda volta in bagno, dopodiché avrebbe riposizionato il tappo salva-ago sulla siringa, lasciandola cadere successivamente per terra, dove è stata ritrovata. “Se la dose somministrata era mortale (come lo è stata), è alquanto inverosimile che la persona conservi la coordinazione dei movimenti necessaria per riposizionare il tappo sull’ago della siringa. In caso di overdose, infatti, le fasi che precedono la perdita di coscienza, sono caratterizzate soprattutto da disturbi gravi nell’equilibrio e nella coordinazione dei movimenti, cui si associano tremori e difficoltà/incapacità ad articolare la parola (disartria): nell’iniezione endovenosa questi sintomi premonitori insorgono praticamente subito. In queste condizioni Attilio Manca non avrebbe dovuto avere né l’abilità né tanto meno il motivo per compiere questo gesto”.

Quattro passi inesistenti
“Perché Attilio Manca non è stato ritrovato accasciato per terra nel bagno?”. Il tossicologo spiega che quella che si ipotizza sia la seconda siringa utilizzata è stata ritrovata re-incappucciata, a terra e nel bagno. “Questo porterebbe ad ipotizzare che Attilio Manca stesse ormai per perdere coscienza e fosse così debole da non riuscire neppure a trattenerla fra le sue dita. Se così fosse, saremmo nella fase che precede immediatamente la perdita di coscienza: la persona dovrebbe essere pressoché priva di forze e presentare gravi disturbi dell’equilibrio, che rendono molto difficoltosa o addirittura impossibile la marcia. Se così fosse il corpo si sarebbe dovuto ritrovare accasciato nel bagno (dove viene solitamente ritrovato in questi casi) oppure al massimo in un punto del percorso che dal bagno conduce al letto. Invece Attilio Manca sarebbe stato ancora cosciente ed avrebbe avuto la coordinazione nei movimenti, l’equilibrio e le forze necessarie per raggiungere il letto. Perché, allora, se era in condizioni di re-incappucciare la siringa e di raggiungere il letto ha lasciato cadere la siringa per terra e non l’ha gettata nel cestino dei rifiuti, come ha fatto per la prima?”.

Una posizione anomala
“Come ha fatto Attilio Manca ad assumere la posizione in cui è stato ritrovato sul letto?”. La domanda è alquanto circostanziata. Il dott. Giancane evidenzia che il cadavere di Attilio Manca “era disposto obliquamente sul letto, a faccia in giù e le braccia erano sistemate in maniera simmetrica, entrambe distese ai lati del corpo, con il palmo delle mani rivolto in alto, come se qualcuno volesse far credere che, giunto di fronte al letto, egli sia caduto in avanti sul letto. Questa eventualità però è da escludere, in quanto in questo caso le gambe avrebbero dovuto sporgere dal letto di una lunghezza almeno pari all’altezza del letto stesso”. Per il tossicologo se Attilio Manca fosse caduto in avanti di fronte al letto “le sue gambe avrebbero agito come una leva, con fulcro sul margine superiore del materasso e quindi avrebbero dovuto sporgere come minimo a partire da subito dopo le ginocchia. Invece solo i piedi del cadavere di Attilio Manca sporgono dal materasso. Non si direbbe neppure che abbia assunto quella posizione rigirandosi nel letto perché, data la disposizione obbliqua, ai lati del corpo non rimane molto spazio per un corpo disteso”. Ad avvalorare la sua tesi sono proprio le fotografie della Polizia scientifica: “il letto non sembra mostrare i segni della presenza di un corpo in sofferenza né del rotolamento stesso. In aggiunta, la disposizione simmetrica ed ordinata delle braccia non è compatibile con un rotolamento”. Ed è proprio quella posizione anomala a far scattare la successiva domanda: “Perché Attilio Manca ha assunto una posizione che rende la respirazione ancor più difficoltosa?”. Giancane ribadisce che giunto sul letto, il giovane urologo “presentava sicuramente un’iniziale insufficienza respiratoria. In una persona cosciente, ciò corrisponde ad una sensazione soggettiva di ‘fame d’aria’ e questo induce a mettere in atto comportamenti e ad assumere posizioni del corpo che favoriscano l’ossigenazione”. Il tossicologo rimarca il fatto che la maggior parte delle persone decedute per overdose vengono ritrovate “rannicchiate su un fianco”. Quindi la posizione di Attilio Manca “non è ragionevole che sia stata assunta spontaneamente da una persona agonizzante a causa degli effetti di una dose eccessiva di eroina. Tutte queste considerazioni inducono a sospettare che la posizione in cui è stato ritrovato il corpo di Attilio Manca sia il risultato della sistemazione del corpo di una persona incosciente da parte di altri più che il risultato di una caduta in avanti o del rigirarsi in un letto di una persona che sta per perdere coscienza oppure è in stato di semi-incoscienza”.

La tipologia di un drogato
“A quale tipologia di consumatore di eroina apparterrebbe Attilio Manca?”, si chiede di seguito il dott. Giancane. “Le evidenze disponibili (ed in modo particolare la mancanza delle piste e di qualsiasi altro segno di pregressa venopuntura) portano ad escludere in modo categorico che Attilio Manca fosse un tossicodipendente cronico, ma anche saltuario. Anche la personalità ed il profilo di funzionamento di Attilio Manca sono l’opposto di quello dell’eroinomane di lunghissima data, seppur saltuario”. L’analisi del tossicologo bolognese è tranciante: “Nessun consumatore saltuario di eroina, nella mia esperienza, riesce a continuare così per molti anni, senza mai sviluppare la dipendenza conclamata o comunque senza ritardi, incidenti di percorso o problemi negli studi e nella propria professione. Né tanto meno l’eroina costituisce una sostanza prestazionale per un chirurgo in carriera, rispetto alla quale essa è soprattutto un motivo di grave disturbo”.
L’ipotesi che Attilio Manca fosse un consumatore occasionale, con intervalli fra le assunzioni di eroina di mesi o anni? Per Giancane è una tesi che non sta in piedi: “Questo tipo di consumatore solitamente non assume eroina per via endovenosa, ma inalandola (fumandola) oppure assumendola per via intranasale. Risulterebbe un caso unico che un consumatore occasionale utilizzi eroina per via endovenosa, per due volte di seguito ed in un breve lasso di tempo”.

Il mistero delle perdite di sangue
“Il cadavere di Attilio Manca - si legge nella relazione - sembra presentare due tipi di perdite ematiche: vi è presenza di sangue nel trasudato dell’edema polmonare e vi è un’emorragia franca, con fuoriuscita di abbondante materiale ematico soprattutto dalle narici. L’overdose di Attilio Manca, stando ai referti dell’autopsia ed all’aspetto del cadavere e dei suoi indumenti, si è sicuramente complicata con un edema polmonare acuto, ovvero con la presenza di trasudato negli alveoli polmonari, che ha reso difficoltosi gli scambi gassosi, peggiorando l’insufficienza respiratoria e contribuendo così al decesso”. Per Giancane le cause dell’edema polmonare “non sono completamente chiare” in quanto allo stesso “può, in alcuni casi, associarsi un’emorragia (in genere di modesta entità), per rottura di alcuni capillari alveolari”. “Questa schiuma può risalire lungo le vie respiratorie, fino a fuoriuscire dalla bocca e dalle narici sotto forma di un fungo schiumoso”. Il tossicologo ribadisce che: “Se si è ritenuto che l’emorragia di sangue rosso vivo originasse dai polmoni, la sua presenza sarebbe dovuta essere segnalata anche nei grossi bronchi e nella trachea, che sono le vie maggiori e finali che mettono in comunicazione il parenchima polmonare con il cavo orale e le fosse nasali. Invece, a livello della trachea e dei grossi bronchi non viene segnalata la presenza di sangue, ma unicamente quella di ‘materiale schiumoso rossastro’”. Riassumendo: “stando al verbale di ricognizione, alle fotografie del cadavere ed al referto dell’autopsia, il corpo di Attilio Manca sembrerebbe presentare due tipi di perdite a contenuto ematico: 1) quelle a provenienza polmonare, dovute alla rottura di alcuni capillari cui corrisponde la fuoriuscita, soprattutto dalla bocca, di trasudato schiumoso colorato di rosa-rosso (presente anche nella trachea e nei bronchi) e 2) un’emorragia franca con fuoriuscita di abbondante sangue rosso vivo soprattutto dalle narici. L’assenza di sangue nella trachea e nei bronchi porterebbe ad escludere che la sede di questa emorragia possano essere stati i polmoni”. Una conferma che il dott. Manca sarebbe stato colpito al naso da qualcuno? Un mistero che la riesumazione del cadavere potrebbe chiarire. “In base agli elementi disponibili - conclude Giancane - non sono mai riuscito a delineare alcuna logica successione dei fatti che prevedesse l’autosomministrazione di eroina da parte di Attilio Manca. Infatti, se da una parte non vi sono elementi oggettivi che depongano in modo netto ed incontrovertibile per un’inoculazione di eroina effettuata da altri, al tempo stesso, incomprensibilmente, non vi è un solo elemento che deponga per l’auto-somministrazione e mancano tutti i riscontri tipici dell’overdose accidentale. Ciò induce a sospettare fortemente che l’inoculazione sia stata effettuata da altri”. Che a tutt’oggi restano ancora impuniti. In attesa che un giudice abbia il coraggio di andare fino in fondo.

Tratto da: antimafiaduemila.com

Foto © Federico De Marco