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“Riesumate il corpo di Attilio Manca”

repici-fabio-c-imagoeconomiL’avvocato Repici: “Non fu overdose ma omicidio di mafia, si può ancora verificare”
di Sandra Rizza – Intervista

“Dalla riesumazione della salma di Attilio Manca, potrebbero emergere elementi decisivi per la tesi dell’omicidio di mafia”. Parola dell’avvocato Fabio Repici, che con Antonio Ingroia assiste i familiari dell’urologo siciliano trovato cadavere nella sua casa di Viterbo l’11 febbraio 2004, in quella che la procura locale ha liquidato come un’overdose e che la madre, Angela Gentile, ha sempre denunciato come un’esecuzione scattata per proteggere la latitanza di Bernardo Provenzano. Continua a leggere

Omicidio Manca? Una tesi fondata su dati oggettivi

giancane-salvatore-c-federico-de-marco-1Per il tossicologo Giancane l’ipotesi del suicidio del giovane urologo presenta troppe falle
di Lorenzo Baldo
“Il secondo elemento che depone per un’inoculazione effettuata da altri sta nel fatto che entrambe le iniezioni sono state effettuate nel braccio sinistro da una persona strettamente mancina: la prima nella regione del polso, dove si evidenziava anche un minuscolo foro e la seconda a livello della piega del gomito, come suggerito dagli esami istologici effettuati su di un segmento di vena prelevato in quella sede”. Decisamente esaustiva la lettura della relazione tecnica del tossicologo bolognese Salvatore Giancane depositata ieri al Gip Elvira Tamburelli che deve decidere sull’archiviazione del caso Manca. “Nella mia lunga esperienza – sottolinea l’estensore della relazione -, non mi è mai capitato di osservare questo comportamento: iniettarsi da soli per via endovenosa è una manovra complessa e di precisione ed è assai difficoltoso effettuarla ‘contromano’. In aggiunta, non vi è alcun ragionevole motivo per effettuare questa manovra con la mano sbagliata e per di più con l’ausilio di uno specchio (che la rende ancora più complessa) per nascondere un solo minuscolo foro, quindi già di per sé scarsamente visibile e in ogni caso non sospetto”. Continua a leggere

“Riesumate il cadavere di Attilio Manca”

manca-attilio-900Viterbo. “Riesumate il cadavere di Attilio Manca. Gli avvocati Antonio Ingroia e Fabio Repici, legali della famiglia del medico siciliano trovato cadavere il 12 febbraio del 2004 nella sua casa a Viterbo lo hanno chiesto al gip di Roma Elvira Tamburelli durante l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione del caso avanzata dalla procura capitolina che aveva aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio. Continua a leggere

Caso Manca, Giancane: “Riesumare il corpo di Attilio”

manca-attilio-poolAnalisi e spunti investigativi nella relazione tecnica depositata al Gip di Roma
di Lorenzo Baldo
Riesumate il corpo di Attilio Manca. Eccola la conclusione della relazione tecnica del tossicologo bolognese Salvatore Giancane, realizzata su incarico dei legali della famiglia Manca, Antonio Ingroia e Fabio Repici. Ieri mattina i due avvocati hanno formalizzato l’istanza davanti al Gip di Roma Elvira Tamburelli che deve decidere sull’archiviazione del caso. “Gli esami tossicologici effettuati tramite metodi gascromatografici e radioimmunologici – si legge nel penultimo capitolo del documento – hanno permesso di individuare i metaboliti di numerose droghe (e perfino dell’alcol) in reperti umani vecchi di centinaia ed anche di migliaia di anni”. Continua a leggere

Resta aperto il caso della morte misteriosa del presunto medico di Provenzano

manca-attilio-sorrisoda iene.mediaset.it
Il gip di Roma si riserva di decidere sull’opposizione all’archiviazione chiesta dalla famiglia di Attilio Manca, l’urologo morto nel 2004 per una stranissima overdose. Su questa storia abbiamo indagato anche noi de Le Iene

Il caso della morte del presunto medico del boss Bernardo Provenzano resta aperto. Stiamo parlando dell’urologo Attilio Manca, trovato morto di overdose nella sua casa a Viterbo il 12 febbraio 2004. Il gip di Roma, che doveva pronunciarsi oggi sull’opposizione all’archiviazione presentata dai legali della famiglia Manca, si è riservato di decidere. È stata intanto depositata dai legali della famiglia Manca la relazione tecnica dell’esperto tossicologo Salvatore Giancane, che era stato intervistato da Gaetano Pecoraro nel servizio del 5 dicembre 2017 dedicato ai misteri che avvolgono la morte dell’urologo siciliano. I legali della famiglia hanno formalizzato anche la richiesta di riesumazione della salma. Nei prossimi giorni si saprà se le indagini proseguiranno o se il caso sarà archiviato. Continua a leggere

Caso Manca: il Gip Tamburelli si riserva di decidere sull’archiviazione

manca-attilio-3Chiesta la riesumazione del corpo del giovane urologo nella relazione del tossicologo Giancane
di Lorenzo Baldo
Nessuna decisione. Il caso non è chiuso. Evidentemente per il Gip di Roma Elvira Tamburelli dietro la strana morte di Attilio Manca ci sono delle ombre da chiarire. Che potrebbero svanire con la riesumazione del corpo del giovane urologo siciliano. E’ proprio questo uno dei punti salienti della relazione tecnica del tossicologo bolognese, Salvatore Giancane, depositata oggi dai legali della famiglia Manca, Antonio Ingroia e Fabio Repici. Che hanno formalizzato la richiesta di riesumazione della salma, ribadendo con forza l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma. A rappresentare gli Uffici giudiziari capitolini è stata la dottoressa Maria Cristina Palaia. Che ha mantenuto le linee guida già impostate, del tutto contrarie alla tesi dell’omicidio. Nei prossimi giorni si saprà se l’inchiesta verrà archiviata o se verranno invece imposti altri mesi di indagine al Procuratore aggiunto Michele Prestipino. Continua a leggere

Oggi la decisione sulla morte dell’urologo Manca

manca-attilio-genitori-610di Giuseppe Lo Bianco
Ritenuto il medico del boss Provenzano, appello della madre: “Non lo infangate ancora”

Un appello al gip di Roma Elvira Tamburelli, perché comprenda “come magistrato, ma anche come donna e come madre, quello che può provare una madre nell’aver perso un figlio nel peggiore dei modi, con brutalità, violenza e malvagità, per poi vedere infangata quotidianamente la sua memoria”. E un altro al nuovo Guardasigilli Alfonso Bonafede “nei confronti del quale ripongo una grande fiducia, gli chiedo di aiutarci, di agire con coscienza’’. Continua a leggere

Angelina Manca: “Al Gip Tamburelli chiedo giustizia, al ministro Bonafede di non abbandonarci”

manca-angela-vit-c-emanuele-di-stefanoA breve la decisione sull’archiviazione del caso Manca. Parla la madre del giovane urologo
di Lorenzo Baldo
E’ questione di pochissimi giorni. Il prossimo 14 giugno il Gip romano Elvira Tamburelli deciderà se archiviare o meno l’inchiesta sulla morte di Attilio Manca. Al telefono la madre del giovane urologo trovato morto il 12 febbraio 2004 è prostrata da un dolore che consuma lentamente lei, suo marito Gino e suo figlio Luca. Angelina è stanca, sfinita. Ma non per questo meno combattiva. “In questo momento sono molto in ansia, spero che il giudice Tamburelli, della cui serietà ho letto molto, mi dia quelle risposte che in questi anni non sono riuscita ad avere. Spero che finalmente si apra un procedimento per omicidio. Dopo tutto questo tempo è veramente vergognoso, deludente e soprattutto doloroso sentire ancora parlare del suicidio di Attilio causato da una overdose. E questo nonostante tutte le prove emerse assieme alle dichiarazioni dei pentiti che parlando invece di un omicidio. Alla dottoressa Tamburelli chiedo umilmente di arrivare a comprendere – come magistrato, ma anche come donna e come madre – quello che può provare una madre nell’aver perso un figlio nel peggiore dei modi, con brutalità, violenza e malvagità, per poi vedere infangata quotidianamente la sua memoria. A questo giudice chiedo di aiutarmi a restituire dignità e giustizia per mio figlio. Le chiedo di stabilire una volta per tutte che si tratta di un omicidio, al di là del fatto che poi si riesca o meno ad individuare i colpevoli. Se - una volta per tutte - verrà scritto, a lettere di sangue… quello di Attilio… la parola omicidio, allora sì sarà un giorno di liberazione per la mia famiglia”. Continua a leggere

Peppino Impastato, 40 anni dopo. Il giornalista Baldo: “Insieme contro le mafie”

baldo-lorenzo-incipit-semdi Andrea Braconi – Video
Con un invito a denunciare ingiustizie sociali e infiltrazioni criminali, è stata Sonia ad aprire a Casette d’Ete l’incontro della rassegna Incipit, organizzata dall’associazione Santa Croce, che ha visto protagonista Lorenzo Baldo, vice direttore di AntimafiaDuemila. “Siamo ragazze e ragazzi di diverse parti del mondo – ha spiegato la giovane attivista del movimento culturale internazionale Our Voice, che ha una delle sue sedi proprio a Sant’Elpidio a Mare, oltre che in Friuli, Argentina, e Uruguay – e ci battiamo attraverso l’arte. Realizziamo spettacoli, andiamo nelle scuole e cerchiamo sempre di espandere questo nostro desiderio di giustizia”.

Jamil, altro membro dell’associazione, ha elencato i prossimi appuntamenti, tra cui l’incontro del 12 maggio al Teatro dell’Aquila di Fermo incentrato sulla sentenza riguardante la trattativa tra Stato e Mafia, i viaggi a Palermo di fine maggio e di metà luglio per ricordare personaggi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fino alla marcia Perugia-Assisi di ottobre. “Il nostro è un messaggio di solidarietà, che faccia capire alle persone che dobbiamo pretendere la verità”.

Ad Elena, invece, il compito di riproporre in maniera teatrale un passaggio del film “I cento passi” sulla figura di Peppino Impastato, di cui il 9 maggio ricorre il 40° anniversario dell’omicidio.

Poi la voce di Lorenzo Baldo, giornalista da sempre impegnato sul tema delle mafie, autore del libro “Suicidate Attilio Manca” nel quale racconta particolari inquietanti sulla morte del 34enne urologo originario della Sicilia, ritrovato cadavere il 12 febbraio 2004 a Viterbo.

“Attilio era un luminare con una carriera folgorante davanti a sé – ha ricordato Baldo – ma la sua fine è costellata di misteri. La Procura di Viterbo ha escluso subito tutte le piste, dichiarando che Attilio era morto per overdose, ma, studiando le carte, insieme a tanti esperti ho trovato superficialità nel referto, anomalie nell’autopsia e diversi punti fragili dell’investigazione. Ci sono elementi che fanno pensare che Manca sia stato ucciso perché sapeva troppo riguardo al boss Bernardo Provenzano. Non ci sono prove certe che lo stesso Attilio Manca abbia operato Provenzano a Marsiglia, ma da un’indagine condotta da un altro giornalista è stato accertato come alla fine dell’ottobre 2003, quando cioè Provenzano si è fatto operare alla prostata in terra francese, Manca non fosse in servizio nel suo ospedale. E poi la sua è stata una morte troppo violenta per esser legata ad un overdose. C’è poi il ruolo del cugino Ugo Manca, vicino ad ambienti mafiosi”.

Baldo ha accennato anche alla recente sentenza di primo grado che ha sancito lo stretto rapporto tra pezzi dello Stato ed esponenti della mafia siciliana per far cessare le stragi tra il 1992 ed il 1993. “In questo contesto così ampio se Attilio è stato testimone di una rete di protezione intorno a Provenzano è chiaro che doveva essere ucciso. Significava che aveva capito qualcosa di troppo, forse persino chi proteggeva quel vecchietto che aveva operato. Quindi, ucciderlo era una necessità. Se Viterbo ha chiuso subito per suicidio, Roma dopo anni ha aperto un’inchiesta per omicidio contro ignoti. La speranza è che a metà giugno il giudice accolga le richieste degli avvocati, non archivi e chieda invece un supplemento di indagine. Ma a marzo il pronunciamento della Commissione Antimafia è stato una sorta di boomerang, con la relazione di maggioranza che si è rivelato qualcosa di aberrante. E pensare che Rosy Bindi era stata la prima a dire che quello non era un suicidio, ma ad un certo punto la Commissione si è appiattita sull’investigazione di Viterbo. Mentre la speranza della famiglia di Manca era proprio incentrata sulla relazione di maggioranza. Stando per tanto tempo con questa famiglia ho vissuto qualcosa di emotivamente molto impattante. È stato un viaggio incredibile, che mi ha cambiato tanto; ho vissuto il loro dolore sordo e anche il loro coraggio messo a durissima prova, situazione per la sua parte vissuta anche dal fratello Gianluca.

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Un ultimo passaggio Baldo lo ha dedicato a quei giornalisti e soprattutto alle giovani generazioni che tanto si stanno spendendo sul fronte della legalità. “Nel mio lavoro avverto una forte ostilità, anche senza azioni eclatanti. Ma è necessario andare avanti, tutti insieme. Certo, in questo Paese di stragi di Stato e di silenzi la verità riesce ad emergere in un periodo di tempo piuttosto lungo, ma dobbiamo avere la forza di continuare a raccontare che c’è una parte di Stato sana – e penso a tanti esponenti dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di Finanza e della Magistratura – con la quale si può costruire un futuro migliore”.

Tratto da: cronachefermane.it

Caso Manca all’Antimafia: una disfatta per la verità e la giustizia

manca-attilio-bn-610di Lorenzo Baldo
Dal mancinismo al depistaggio, nuovi spunti nei capitoli della relazione di minoranza

Procedendo nella lettura della relazione si riparte dal mancinismo e da “l’inesistente rapporto con l’eroina di Attilio Manca”. Gli estensori sottolineano un altro dato certo: Attilio Manca è morto “per effetto di due iniezioni di eroina praticate al polso sinistro e nell’incavo del gomito sinistro”. “Nonostante una incresciosa “campagna” per cercare di occultare la verità – viene sottolineato -, Attilio Manca era un mancino puro e, come riferito all’unanimità da tutti i suoi colleghi, del tutto inabile a compiere con la mano destra anche i gesti più banali. I suoi colleghi hanno riferito agli inquirenti di ritenere del tutto impossibile che Attilio Manca potesse essersi iniettato la droga nel braccio sinistro con la mano destra”.
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