Caso Manca: il Gip Tamburelli si riserva di decidere sull’archiviazione

manca-attilio-3Chiesta la riesumazione del corpo del giovane urologo nella relazione del tossicologo Giancane
di Lorenzo Baldo
Nessuna decisione. Il caso non è chiuso. Evidentemente per il Gip di Roma Elvira Tamburelli dietro la strana morte di Attilio Manca ci sono delle ombre da chiarire. Che potrebbero svanire con la riesumazione del corpo del giovane urologo siciliano. E’ proprio questo uno dei punti salienti della relazione tecnica del tossicologo bolognese, Salvatore Giancane, depositata oggi dai legali della famiglia Manca, Antonio Ingroia e Fabio Repici. Che hanno formalizzato la richiesta di riesumazione della salma, ribadendo con forza l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma. A rappresentare gli Uffici giudiziari capitolini è stata la dottoressa Maria Cristina Palaia. Che ha mantenuto le linee guida già impostate, del tutto contrarie alla tesi dell’omicidio. Nei prossimi giorni si saprà se l’inchiesta verrà archiviata o se verranno invece imposti altri mesi di indagine al Procuratore aggiunto Michele Prestipino. Continua a leggere

Oggi la decisione sulla morte dell’urologo Manca

manca-attilio-genitori-610di Giuseppe Lo Bianco
Ritenuto il medico del boss Provenzano, appello della madre: “Non lo infangate ancora”

Un appello al gip di Roma Elvira Tamburelli, perché comprenda “come magistrato, ma anche come donna e come madre, quello che può provare una madre nell’aver perso un figlio nel peggiore dei modi, con brutalità, violenza e malvagità, per poi vedere infangata quotidianamente la sua memoria”. E un altro al nuovo Guardasigilli Alfonso Bonafede “nei confronti del quale ripongo una grande fiducia, gli chiedo di aiutarci, di agire con coscienza’’. Continua a leggere

Angelina Manca: “Al Gip Tamburelli chiedo giustizia, al ministro Bonafede di non abbandonarci”

manca-angela-vit-c-emanuele-di-stefanoA breve la decisione sull’archiviazione del caso Manca. Parla la madre del giovane urologo
di Lorenzo Baldo
E’ questione di pochissimi giorni. Il prossimo 14 giugno il Gip romano Elvira Tamburelli deciderà se archiviare o meno l’inchiesta sulla morte di Attilio Manca. Al telefono la madre del giovane urologo trovato morto il 12 febbraio 2004 è prostrata da un dolore che consuma lentamente lei, suo marito Gino e suo figlio Luca. Angelina è stanca, sfinita. Ma non per questo meno combattiva. “In questo momento sono molto in ansia, spero che il giudice Tamburelli, della cui serietà ho letto molto, mi dia quelle risposte che in questi anni non sono riuscita ad avere. Spero che finalmente si apra un procedimento per omicidio. Dopo tutto questo tempo è veramente vergognoso, deludente e soprattutto doloroso sentire ancora parlare del suicidio di Attilio causato da una overdose. E questo nonostante tutte le prove emerse assieme alle dichiarazioni dei pentiti che parlando invece di un omicidio. Alla dottoressa Tamburelli chiedo umilmente di arrivare a comprendere – come magistrato, ma anche come donna e come madre – quello che può provare una madre nell’aver perso un figlio nel peggiore dei modi, con brutalità, violenza e malvagità, per poi vedere infangata quotidianamente la sua memoria. A questo giudice chiedo di aiutarmi a restituire dignità e giustizia per mio figlio. Le chiedo di stabilire una volta per tutte che si tratta di un omicidio, al di là del fatto che poi si riesca o meno ad individuare i colpevoli. Se - una volta per tutte - verrà scritto, a lettere di sangue… quello di Attilio… la parola omicidio, allora sì sarà un giorno di liberazione per la mia famiglia”. Continua a leggere

Peppino Impastato, 40 anni dopo. Il giornalista Baldo: “Insieme contro le mafie”

baldo-lorenzo-incipit-semdi Andrea Braconi – Video
Con un invito a denunciare ingiustizie sociali e infiltrazioni criminali, è stata Sonia ad aprire a Casette d’Ete l’incontro della rassegna Incipit, organizzata dall’associazione Santa Croce, che ha visto protagonista Lorenzo Baldo, vice direttore di AntimafiaDuemila. “Siamo ragazze e ragazzi di diverse parti del mondo – ha spiegato la giovane attivista del movimento culturale internazionale Our Voice, che ha una delle sue sedi proprio a Sant’Elpidio a Mare, oltre che in Friuli, Argentina, e Uruguay – e ci battiamo attraverso l’arte. Realizziamo spettacoli, andiamo nelle scuole e cerchiamo sempre di espandere questo nostro desiderio di giustizia”.

Jamil, altro membro dell’associazione, ha elencato i prossimi appuntamenti, tra cui l’incontro del 12 maggio al Teatro dell’Aquila di Fermo incentrato sulla sentenza riguardante la trattativa tra Stato e Mafia, i viaggi a Palermo di fine maggio e di metà luglio per ricordare personaggi come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fino alla marcia Perugia-Assisi di ottobre. “Il nostro è un messaggio di solidarietà, che faccia capire alle persone che dobbiamo pretendere la verità”.

Ad Elena, invece, il compito di riproporre in maniera teatrale un passaggio del film “I cento passi” sulla figura di Peppino Impastato, di cui il 9 maggio ricorre il 40° anniversario dell’omicidio.

Poi la voce di Lorenzo Baldo, giornalista da sempre impegnato sul tema delle mafie, autore del libro “Suicidate Attilio Manca” nel quale racconta particolari inquietanti sulla morte del 34enne urologo originario della Sicilia, ritrovato cadavere il 12 febbraio 2004 a Viterbo.

“Attilio era un luminare con una carriera folgorante davanti a sé – ha ricordato Baldo – ma la sua fine è costellata di misteri. La Procura di Viterbo ha escluso subito tutte le piste, dichiarando che Attilio era morto per overdose, ma, studiando le carte, insieme a tanti esperti ho trovato superficialità nel referto, anomalie nell’autopsia e diversi punti fragili dell’investigazione. Ci sono elementi che fanno pensare che Manca sia stato ucciso perché sapeva troppo riguardo al boss Bernardo Provenzano. Non ci sono prove certe che lo stesso Attilio Manca abbia operato Provenzano a Marsiglia, ma da un’indagine condotta da un altro giornalista è stato accertato come alla fine dell’ottobre 2003, quando cioè Provenzano si è fatto operare alla prostata in terra francese, Manca non fosse in servizio nel suo ospedale. E poi la sua è stata una morte troppo violenta per esser legata ad un overdose. C’è poi il ruolo del cugino Ugo Manca, vicino ad ambienti mafiosi”.

Baldo ha accennato anche alla recente sentenza di primo grado che ha sancito lo stretto rapporto tra pezzi dello Stato ed esponenti della mafia siciliana per far cessare le stragi tra il 1992 ed il 1993. “In questo contesto così ampio se Attilio è stato testimone di una rete di protezione intorno a Provenzano è chiaro che doveva essere ucciso. Significava che aveva capito qualcosa di troppo, forse persino chi proteggeva quel vecchietto che aveva operato. Quindi, ucciderlo era una necessità. Se Viterbo ha chiuso subito per suicidio, Roma dopo anni ha aperto un’inchiesta per omicidio contro ignoti. La speranza è che a metà giugno il giudice accolga le richieste degli avvocati, non archivi e chieda invece un supplemento di indagine. Ma a marzo il pronunciamento della Commissione Antimafia è stato una sorta di boomerang, con la relazione di maggioranza che si è rivelato qualcosa di aberrante. E pensare che Rosy Bindi era stata la prima a dire che quello non era un suicidio, ma ad un certo punto la Commissione si è appiattita sull’investigazione di Viterbo. Mentre la speranza della famiglia di Manca era proprio incentrata sulla relazione di maggioranza. Stando per tanto tempo con questa famiglia ho vissuto qualcosa di emotivamente molto impattante. È stato un viaggio incredibile, che mi ha cambiato tanto; ho vissuto il loro dolore sordo e anche il loro coraggio messo a durissima prova, situazione per la sua parte vissuta anche dal fratello Gianluca.

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Un ultimo passaggio Baldo lo ha dedicato a quei giornalisti e soprattutto alle giovani generazioni che tanto si stanno spendendo sul fronte della legalità. “Nel mio lavoro avverto una forte ostilità, anche senza azioni eclatanti. Ma è necessario andare avanti, tutti insieme. Certo, in questo Paese di stragi di Stato e di silenzi la verità riesce ad emergere in un periodo di tempo piuttosto lungo, ma dobbiamo avere la forza di continuare a raccontare che c’è una parte di Stato sana – e penso a tanti esponenti dei Carabinieri, della Polizia, della Guardia di Finanza e della Magistratura – con la quale si può costruire un futuro migliore”.

Tratto da: cronachefermane.it

Caso Manca all’Antimafia: una disfatta per la verità e la giustizia

manca-attilio-bn-610di Lorenzo Baldo
Dal mancinismo al depistaggio, nuovi spunti nei capitoli della relazione di minoranza

Procedendo nella lettura della relazione si riparte dal mancinismo e da “l’inesistente rapporto con l’eroina di Attilio Manca”. Gli estensori sottolineano un altro dato certo: Attilio Manca è morto “per effetto di due iniezioni di eroina praticate al polso sinistro e nell’incavo del gomito sinistro”. “Nonostante una incresciosa “campagna” per cercare di occultare la verità – viene sottolineato -, Attilio Manca era un mancino puro e, come riferito all’unanimità da tutti i suoi colleghi, del tutto inabile a compiere con la mano destra anche i gesti più banali. I suoi colleghi hanno riferito agli inquirenti di ritenere del tutto impossibile che Attilio Manca potesse essersi iniettato la droga nel braccio sinistro con la mano destra”.
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Antimafia su Attilio Manca: i “ragionevoli dubbi su morte accidentale” nella relazione di minoranza

bindi-commissione-antimafiadi Lorenzo Baldo
Sospetti, dubbi e “lacune investigative” nelle indagini sulla morte del giovane urologo

La morte di Attilio Manca? “Sin dal ritrovamento del cadavere vi sono stati episodi tali da sollevare ragionevoli dubbi circa la causa accidentale della sua morte e delle lacune investigative”. Eccola la relazione di minoranza della Commissione antimafia a firma: Sarti, Gaetti, D’Uva, Dadone e Giarrusso sul caso Manca. Si comincia dalle “circostanze attraverso le quali i genitori e il fratello di Attilio vennero a sapere della sua improvvisa morte e riuscirono ad arrivare a Viterbo per vedere la salma”. Gli estensori ci tengono a evidenziare che la morte del medico siciliano venne comunicata dallo zio, Gaetano Manca, padre di Ugo Manca, al fratello di Attilio, Gianluca Manca intorno all’ora di pranzo del 12 febbraio 2004. “Comunicò subito che, all’interno dell’appartamento di Attilio erano state trovate due siringhe, una in bagno e l’altra nella pattumiera della cucina. Stando alle sue parole, la comunicazione gli pervenne da una collega di Attilio, l’anestesista Giuseppina Genovese. Ugo Manca, il cugino della vittima, darà invece un’altra versione: a informarli sarebbe stato il primario dell’ospedale Belcolle di Viterbo, Antonio Rizzotto”. E’ il primo mistero. Appresa la notizia i genitori dell’urologo assieme al fratello minore di Attilio si recano a Viterbo. “Da rilevare – si legge nel documento – il comportamento assunto da Ugo Manca per tutta la giornata del 13 febbraio, durante la quale cercò spasmodicamente di entrare nell’abitazione del cugino Attilio posta sotto sequestro, asseritamente per recuperare dei vestiti da utilizzare per vestire la salma, nonostante gli zii gli avessero già segnalato la volontà di comprare abiti nuovi per quella triste occasione. Vistasi negata l’autorizzazione dalla famiglia del medico, Ugo Manca si recò personalmente alla procura di Viterbo cercando di farsi, inutilmente, rilasciare il permesso per entrare in casa nonostante i sigilli”. Bastano venti pagine per elencare incongruenze e omissioni da parte di chi aveva il dovere di investigare fino in fondo.
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Caso Manca all’Antimafia, la minoranza: “un fallimento nell’accertamento della verità”

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Nella relazione approvata lo scorso 21 febbraio l’evidenza di una malagiustizia

È evidente come la vicenda della morte di Attilio Manca segni un vero e proprio fallimento nell’accertamento della verità dato che, dopo 14 anni, vi sono ancora troppi interrogativi aperti”. Decisamente tranciante la conclusione della relazione di minoranza della Commissione antimafia (a firma: Sarti, Gaetti, D’Uva, Dadone e Giarrusso). E soprattutto totalmente in antitesi a quella di maggioranza. Nella quale, al di là delle dichiarazioni a latere, dal sapore democristiano, della Presidente Rosy Bindi (“non ci sono elementi per accertare la presenza della mafia, quindi non si può affermare, ma nemmeno escludere”), si è trasformata a tutti gli effetti nella goccia che ha fatto traboccare il vaso della malagiustizia nel caso Manca. Continua a leggere

Caso Manca, Giancane: “Ricostruzione irragionevole e inverosimile di morte per droga”

manca-attilio-genitori-610L’analisi del tossicologo bolognese sulle conclusioni della Commissione antimafia
di Lorenzo Baldo
Le mie sono considerazioni generali prima di analizzare i singoli punti illustrati dalla relazione di maggioranza della Commissione”. Esordisce così il dott. Salvatore Giancane, medico tossicologo che coordina il Ser.T di Bologna, nonché professore a contratto della Scuola di specializzazione in psichiatria, mentre si accinge ad esaminare alcuni stralci delle considerazioni della Commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi sul caso Manca. “Occorre sottolineare che la relazione si sofferma sui dettagli ma, ancora una volta, manca qualsiasi ricostruzione ragionevole e verosimile della dinamica della presunta overdose accidentale”. Uno dopo l’altro vengono quindi analizzati alcuni punti della relazione, nello specifico quelli legati prettamente all’aspetto medico del caso.
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Caso Manca, Rosy Bindi: “L’ingerenza della mafia? Non si può escludere, né affermare”

giornata-vittime-mafia-foggia-20180321-c-ansaIl commento della Presidente della Commissione Antimafia alla Giornata della memoria
di Lorenzo Baldo
Foggia.
Un freddo pungente. Che ti entra nelle ossa. Tra gli oltre 900 nomi delle vittime innocenti delle mafie che vengono letti in questa giornata della memoria c’è anche quello di Attilio Manca. Dal palco scende la presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi. Giusto il tempo per commentare la relazione finale di maggioranza i cui stralci sono trapelati su alcuni siti di informazione. Continua a leggere

Omicidio Manca? No grazie, per l’Antimafia è solo una morte per droga

repici-fabio-c-emanuele-di-stefano-774L’analisi e il commento del legale della famiglia del giovane urologo Fabio Repici
di Lorenzo Baldo – Intervista

La mafia dietro la morte del giovane medico siciliano? Macchè. Nella relazione di maggioranza della Commissione presieduta da Rosy Bindi è scritto chiaro: “Non è mai emerso alcun rapporto tra le cure approntate a Bernardo Provenzano per il suo tumore alla prostata e il dottor Attilio Manca”. Come dissero i giudici di Viterbo: solo una “tragedia di droga”. In una sorta di contagocce al veleno sul sito di tusciaweb continuano ad uscire gli ulteriori stralci del documento finale approvato lo scorso 21 febbraio. Ad analizzare e commentare le evidenti incongruenze rimbalzate agli onori delle cronache è l’avv. Fabio Repici (in foto) che, assieme ad Antonio Ingroia, difende i familiari di Attilio Manca. Continua a leggere