Giovedì 13 Giugno 2024
Attilio Manca urologo

italia cosanostra intL'evento dibattito con Luana Ilardo e Angelina Manca: “L’Italia è Cosa Nostra”

di Alessandra Rossi*
Che sia sbocciata la primavera anche a Verona? In effetti qualche timido ma promettente segnale c’è. Non mi riferisco a quei pochi ciliegi veronesi che hanno eroicamente resistito al business della devastante monocultura dei vigneti per annunciare l’arrivo della stagione. Mi riferisco alla primavera della legalità, con due eventi di eccezione: il primo, al Palazzo Della Gran Guardia intitolato “Sub Tutela Dei”, una mostra dedicata a Rosario Livatino, il Magistrato ucciso dalla Mafia (vedi articolo di ANTIMAFIADuemila del 19/03/2023); il secondo, proposto il 25/03/2023 al Teatro Stimate, dal titolo “L’Italia è una Cosa Nostra”. Un sabato sera da "tutto esaurito" per l'evento organizzato da O.I.S. (Organizzazione Italiana per la Salute), con il patrocinio della Regione Veneto e della Provincia di Verona, con la voce di David Gramiccioli, giornalista d'inchiesta.
Significativo, in termini di una speranza di risveglio civile anche a Verona, la presenza durante la serata, di “L'Accademia della Storia” un gruppo di lavoro formato da storici, giornalisti, ricercatori che vogliono ricostruire e soprattutto raccontare la vera storia repubblicana di questo paese. Quella storia che non si leggerà mai sui testi scolastici.
Inaspettata la presenza di Mirko Schio, Presidente dell’“Associazione Fer.Vi.cr.eDo. Feriti e Vittime della criminalità e del Dovere” che ha consentito la narrazione degli eventi da una prospettiva inedita, quella degli agenti delle forze dell’ordine, vittime della criminalità. Aveva 23 anni nel 1995 il poliziotto Mirko quando rimase ferito in un agguato durante un giro di pattuglia a Marghera. Da allora vive su una sedia a rotelle. Ha creato l’associazione per difendere le vittime del crimine dicendo testualmente: “Se noi difensori dello Stato e quindi almeno teoricamente già coperti da determinate tutele, abbiamo dovuto lottare così tanto per ottenere qualcosa, quale realtà potrà mai presentarsi di fronte agli occhi di tutte le Vittime anonime della criminalità?”.


ilardo luana c paolo bassani

Luana Ilardo, figlia di Luigi


Apprezzabile l’intervento di Tomas Piccinini, uno dei rari sindaci veronesi protagonisti nell'impegno per la diffusione della cultura contro la Mafia, oggi Consigliere Regionale.
Scroscio di applausi accompagnano sul palco Luana Ilardo, figlia di Luigi, l’ex boss del mandamento di Caltanissetta, nipote di Ciccio Madonia. Con voce rotta, Luana racconta che il padre, il 31 ottobre 1995, stava consegnando Bernardo Provenzano agli uomini del R.O.S.  L’operazione fu inverosimilmente bloccata dal Generale Mori. Sette mesi dopo, Luigi Ilardo, fu “venduto” dallo Stato a Cosa Nostra che lo uccise sotto la sua abitazione. Il caso Ilardo rappresenta uno dei più grandi misteri della trattativa Stato-Mafia. 
Incredibile, ho pensato, come una figura così esile come quella di Luana, possa rivelare un coraggio titanico nel denunciare quelle verità dietro le quali si nasconde la vera storia del nostro Paese. 
Dirompente Mario Ravidà, ispettore della DIA, quando disse: “Chiediamoci chi ha ucciso Luigi Ilardo. Per un momento ho avuto la presunzione di credere che la nebbia padana si fosse dissolta dalle nostre teste tanto è vero che il pubblico rispose all’unanimità: “Lo Stato!” “Bene, disse Ravidà, e ora chiediamoci perché!”. L’ispettore, ormai inarrestabile, si diede la risposta da solo: “Ilardo era in grado, come infiltrato di Stato, di rivelare il nome dei veri mandanti delle stragi”.
Chirurgico Roberto Scarpinato nella video-intervista di Controcorrente-Tv, nella quale sosteneva quanto Madonia premesse per l’uscita dal carcere di Ilardo per riprendere le attività illecite, mentre quest’ultimo aveva deciso ormai di cambiare vita.


manca angelina da prof facebook

La madre di Attilio Manca, Angela Gentile


Gramiccioli ricorda che Luigi Ilardo iniziò a collaborare proprio con il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, l'ufficiale che il 28 marzo del 1980 guidò l'irruzione in Via Fracchia a Genova. E incalza con le domande a raffica: “Cosa c'era in quel covo, Dove venne ucciso il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa? Chi lo uccise? Cosa sparì quella maledetta notte del 3 settembre 1982 dalla cassaforte del Generale?”.
I poveri veronesi ammutoliti riprendono un po’ di quota a seguito della provocazione calcistica, sempre lanciata dall’implacabile conduttore: “11 luglio 1982, storia di un Paese preso a calci” e tradito (aggiungo io) da coloro che nutrivano interesse con la tecnica della distrazione. Impossibile non ricordare la scomoda inchiesta con la firma di Oliviero Beha, dove si sostenne quanto sospetta fosse stata la partita Camerun-Italia ai Mondiali di Spagna e quanto la vittoria italiana, potesse essere funzionale a distrarre i cittadini dalle trame Stato-Mafia.
Moreno Pisto, inviato Mediaset, commenterà una video-intervista ad Angela Gentile, madre del Dott. Attilio Manca, l’urologo che venne trovato morto a 34 anni, specialista proprio in quella malattia da cui era afflitto Bernardo Provenzano. La versione ufficiale (oggi smentita) aveva sempre parlato di suicido causato da un’overdose di eroina. Secondo i commissari, invece, il medico è stato invece ucciso e la sua morte è stata una conseguenza dei contatti avuti con Bernardo Provenzano.
In conclusione, è stato sottolineato che è impossibile raccontare la storia della Repubblica Italiana senza partire da Cosa Nostra, in quanto 
la Mafia ha avuto un ruolo da protagonista assoluto, sia ottant'anni fa con lo sbarco degli alleati in Sicilia (“operazione Husky"), sia durante la pandemia da Covid-19, quando le organizzazioni mafiose hanno visto lievitare i profitti. 
Ritengo che questo resterà senz’altro scolpito nella mente del pubblico, nella speranza che la primavera veronese porti a gridare: “L’Italia è una Cosa Nostra”.

*con la collaborazione di Nicola Zignoli e Loris Binosi

Tratto da:
antimafiaduemila.com

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