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<video:title>IV Edizione premio nazionale 'Umberto Mormile'</video:title>
<video:description><![CDATA[Premio Nazionale Umberto Mormile – IV edizione – In direzione ostinata e contraria

Perugia, Sabato 18 ottobre 2025 – Sala Convegni Deco Hotel

Il Movimento Agende Rosse – Gruppo Umberto Mormile, in collaborazione con lo Spazio Culturale POPUP – Perugia, organizza la IV edizione del Premio Nazionale “Umberto Mormile”, in programma a Perugia, presso la Sala Convegni del Deco Hotel, sabato 18 ottobre 2025, alle ore 17:00.

Il Premio nasce per onorare la memoria di Umberto Mormile, educatore carcerario assassinato l’11 aprile 1990, e per dare voce a chi, con coraggio e coerenza, continua a cercare verità scomode e controcorrente, in nome della giustizia.

Il sottotitolo permanente del Premio, “In direzione ostinata e contraria”, ne esprime l’essenza più profonda: la ricerca tenace della verità, la volontà di non fermarsi di fronte a narrazioni precostituite e l’impegno civile anche quando è difficile, scomodo o minoritario.

L’edizione di quest’anno sarà dedicata in particolare alla figura del dottor Attilio Manca. La sua morte, ancora oggi in attesa di giustizia, sarà al centro dell’incontro attraverso la presentazione del libro-intervista “Tienimi le mani – La verità sulla vita e la morte di Attilio Manca”. Un approfondimento sarà curato dall’avvocato Fabio Repici, che illustrerà gli sviluppi giudiziari legati al caso.

Interverranno:

    Angela Gentile Manca, madre di Attilio
    Gianluca Manca, fratello di Attilio
    Luca Grossi, autore del libro-intervista Tienimi le mani
    Brizio Montinaro, fratello di Antonio Montinaro, agente di scorta di Giovanni Falcone ucciso nella strage di Capaci del 1992
    Stefano e Nunzia Mormile, fratello e sorella di Umberto
    Fabio Repici, legale dei familiari delle vittime di alcuni tra i più rilevanti delitti politici e di mafia degli ultimi decenni. Tra i casi da lui seguiti:
        La strage di Via D’Amelio del 1992
        il giornalista Beppe Alfano
        l’agente di polizia Antonino Agostino e la moglie Ida Castelluccio
        il procuratore Bruno Caccia
        ]]></video:description>
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<video:title>LA GIORNATA DELLA LEGALITA'</video:title>
<video:description><![CDATA[In diretta dal Teatro Cabannun, città di Campomorone (Genova)]]></video:description>
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<video:title>Attilio Manca: vittima dell'Italia dei depistaggi, dei poteri deviati e dei loro complici</video:title>
<video:description><![CDATA[Era il 22 aprile del 2023 quando venne fatta ufficialmente alla procura di Roma la richiesta di riapertura delle indagini sulla morte di Attilio, trovato morto nel suo appartamento a Viterbo il 12 febbraio del 2004. È bene ricordare il pesante giudizio fatto dalla precedente commissione parlamentare antimafia, la quale scrisse che gli inquirenti di Viterbo svolsero le indagini "in maniera superficiale" e agito con atteggiamento "precostituito" a confermare la "tossicodipendenza – e quindi del suicidio – della vittima, più che alla ricerca, scevra da pregiudizi, della verità su quanto accaduto". Secondo la commissione, la procura avrebbe omesso molti accertamenti "indispensabili per un'inchiesta che si voglia definire quantomeno decente, tra cui gli esami dattiloscopici per identificare i proprietari delle impronte trovate sulla scena del crimine, gli accertamenti genetici sulle cicche di sigarette repertate, la ricerca di impronte sulle due siringhe usate per iniettarsi la dose letale di eroina". La denuncia è stata indirizzata, oltre che alla procura distrettuale antimafia di Roma, anche alla procura nazionale antimafia, per il necessario coordinamento di indagine con le procure di Messina e di Palermo, che hanno trattato in anni recenti procedimenti su personaggi e delitti collegati all'omicidio del giovane medico siciliano. Tutte le strade, come evidenziato dalla commissione antimafia, portano alla latitanza dell'ex capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano: una pista mai battuta e sempre censurata dalle autorità competenti. Cosa accadrebbe se, per esempio, si andasse a scavare tra le ombre di chi ha gestito la latitanza dell'allora padrino corleonese? Quali nomi eccellenti potrebbero emergere dai salotti delle eminenze grigie? Non ci sono dubbi che il caso di Attilio Manca fa paura a molti; tanto che ci furono dei tentativi di manomettere la relazione (togliendo nomi e riferimenti scomodi) prima della sua pubblicazione ufficiale; per non parlare dell'estromissione della famiglia Manca nel processo contro Monica]]></video:description>
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<video:title>Ep. 2 🎙️ Nero su Bianco: l’omicidio di Attilio Manca tra Cosa nostra e agenti dello Stato deviato</video:title>
<video:description><![CDATA[In questa puntata del podcast di approfondimento di ANTIMAFIADuemila, Nero su Bianco, ci occuperemo del caso dell’omicidio del medico siciliano Attilio Manca, trovato morto il 12 febbraio 2004. La sua morte si intreccia con i misteri della latitanza del boss corleonese Bernardo Provenzano e con quelli di Cosa nostra di Barcellona Pozzo di Gotto. La magistratura di Viterbo ha da sempre sostenuto che Attilio si fosse ucciso con un mix di droga e farmaci: una tesi completamente priva di ogni fondamento. La Commissione parlamentare antimafia della scorsa legislatura ha riportato nella sua relazione sul caso che Attilio Manca è stato ucciso, che le indagini sono state eseguite in maniera superficiale e che i veri mandanti dell’omicidio devono essere ricercati in Cosa nostra barcellonese e fra le pieghe degli apparati deviati dello Stato.
Come ospite speciale in questa puntata abbiamo avuto Lorenzo Baldo, vicedirettore di ANTIMAFIADuemila e giornalista di lungo corso, che ha saputo raccogliere il lato umano di tutta questa tragica vicenda: l’amicizia con la famiglia di Attilio, la sua umanità e la sua semplicità.
Anche per questo il caso di questo giovane ragazzo grida vendetta: l’Italia non ha perso solo un illustre cittadino, ma anche un valente professionista che avrebbe potuto salvare molte vite.
Eppure c’è chi ha deciso che la sua bocca doveva essere chiusa per sempre. Ma perché?
L’ipotesi giornalisticamente più accreditata è quella che vede Attilio come un testimone di fatti indicibili: sarebbe stato lui, infatti, mentre incontrava Provenzano in Francia o in altri luoghi (all’epoca il boss era malato di tumore alla prostata), a riconoscere elementi istituzionali che proteggevano la latitanza del boss. “Un affare di Stato”, lo aveva definito l’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato. Gli occhi del giovane medico hanno visto qualcosa che non poteva essere raccontato davanti a dei magistrati. Per questo è stato necessario chiuderli. A raccontare questi dettagli sono le testimonianze di ]]></video:description>
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<video:title>Angela Manca al Presidente Mattarella: aiuti nella ricerca della verità sulla morte di Attilio</video:title>
<video:description><![CDATA[Angela Manca, madre del giovane medico siciliano Attilio Manca, non smette di lottare per ottenere giustizia e verità sulla morte del figlio, avvenuta nel febbraio 2004. Durante un recente intervento pubblico presso il Senato della repubblica, visibilmente emozionata, ha denunciato i depistaggi e l'omertà che avrebbero distorto i fatti, tra cui la scomparsa dai tabulati telefonici dell’ultima chiamata di Attilio, avvenuta il giorno stesso della sua morte.
La madre ricorda, con amarezza, come il corpo del figlio le sia stato negato con la motivazione che il volto era “irriconoscibile” a causa di una deformazione; solo anni dopo, osservando le foto, ha visto segni di violenze che avrebbero potuto indicare tutt’altra verità. Denuncia inoltre gli atti intimidatori subiti per aver sollevato dubbi sulla versione ufficiale e l'indifferenza degli organi di informazione su un caso di rilevanza nazionale. Angela, infine, ha rivolto un accorato appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che conosce il dolore di una perdita causata dalla mafia, e alla Presidente Meloni, madre come lei, affinché le istituzioni si impegnino a fare luce su questa tragedia, ormai ventennale. Concludendo con parole di speranza e determinazione, Angela ha dichiarato che continuerà a lottare per la memoria di Attilio e per restituirgli la dignità che merita, nonostante le difficoltà incontrate.

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<video:title>Omicidio di Attilio Manca, Floridia e Ascari: &quot;I lavori proseguano per arrivare alla verità&quot;</video:title>
<video:description><![CDATA[In questo video, ANTIMAFIADuemila intervista la Senatrice Barbara Floridia e la Deputata Stefania Ascari sul caso di Attilio Manca, il medico siciliano scomparso in circostanze controverse. Stefania Ascari, relatrice della relazione antimafia sulla vicenda, spiega come la Commissione Antimafia abbia confermato che la morte del dottor Manca non sia stata un suicidio, bensì un omicidio mafioso legato alla latitanza di Bernardo Provenzano e alla mafia barcellonese. Ascari denuncia anche le difficoltà operative della Commissione attuale rispetto alla precedente presidenza di Nicola Morra.

Interviene poi la Senatrice Floridia, che evidenzia il diritto della famiglia Manca e di tutti i cittadini alla verità, auspicando che il Senato possa divenire un luogo di ascolto per le famiglie delle vittime di mafia. Come presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Floridia esprime anche speranza che il servizio pubblico possa raccontare la storia di Manca a un pubblico più vasto.

Il caso Manca rappresenta un tassello fondamentale nella lotta per la trasparenza e la giustizia: una vicenda che solleva interrogativi sul ruolo delle istituzioni e sul bisogno di verità per le vittime e le loro famiglie.

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<video:title>Fabio Repici: l’omicidio di Attilio Manca e la scomparsa dei tabulati telefonici</video:title>
<video:description><![CDATA[In questa intervista esclusiva per ANTIMAFIADuemila, l’avvocato Fabio Repici discute il complesso caso dell’omicidio del giovane medico Attilio Manca e le connessioni con la latitanza e le cure mediche di Bernardo Provenzano, storico capo di Cosa nostra. Repici condivide una documentazione presentata alla Procura di Roma che rivela dettagli chiave sulle condizioni di salute di Provenzano tra il 2003 e il 2004, periodo in cui ricevette cure delicate e rischiose in Provenza. Attraverso una serie di coincidenze temporali, il legale ha fatto emergere un quadro inquietante: Attilio Manca era presente nella stessa regione per motivi legati alla sua professione di urologo proprio mentre il boss mafioso riceveva cure mediche. Il legame tra queste due vicende diventa ancora più sinistro alla luce delle dichiarazioni di Manca, il quale, secondo persone vicine, espresse timori per la sua vita nelle settimane precedenti alla sua morte.
Repici riflette anche sul rapporto protettivo di Manca verso i suoi genitori, che tenne all’oscuro dai pericoli, cercando tuttavia di lasciare tracce criptiche. Le preoccupazioni di Attilio per l’incolumità della sua famiglia si riflettono nei messaggi lasciati ai suoi genitori, incluso un riferimento al mafioso Angelo Porcino, vicino al boss Rosario Cattafi e all’apparato mafioso-istituzionale deviato. In questo approfondimento, Repici espone le difficoltà affrontate da Provenzano e dai suoi custodi per reperire farmaci salvavita dopo l’intervento subito in Provenza e il loro possibile collegamento con i drammatici eventi che hanno segnato gli ultimi giorni di vita di Attilio Manca.
Infine, l’avvocato ha sollevato una questione critica: la scomparsa delle registrazioni di una telefonata tra Manca e la madre avvenuta l’11 febbraio 2004, poco prima del ritrovamento del corpo del medico.

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<video:title>Attilio Manca: omicidio di Stato, Mafia e Servizi Segreti</video:title>
<video:description><![CDATA[Nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2004, il corpo del noto urologo siciliano Attilio Manca viene trovato senza vita nel suo appartamento a Viterbo, in circostanze che sembrano voler inscenare un suicidio. Ma dietro questa morte si celano ombre e misteri che conducono ai più profondi intrecci tra mafia e apparati di potere: secondo diversi esponenti del mondo giudiziario, Manca è stato vittima di un omicidio di Stato, legato alla protezione e alla latitanza di Bernardo Provenzano, il boss dei boss di Cosa nostra.

Nel corso della conferenza tenutasi per la prima volta nella Sala dedicata ai Caduti di Nassirya presso il Senato della Repubblica, l'ex procuratore generale di Palermo e ora senatore Roberto Scarpinato delinea uno scenario inquietante: Provenzano non era solo un mafioso, ma una figura protetta da una “protezione di sistema” che coinvolgeva apparati esterni e interni alla mafia, considerato il suo ruolo nella gestione dei rapporti tra la criminalità organizzata e quello che viene definito “Stato occulto”. Scarpinato spiega come certi capi “speciali” siano depositari di segreti scottanti, informazioni su omicidi eccellenti e sulle stragi degli anni ’90, che li rendono inavvicinabili e spesso intoccabili. L’eventuale cattura di Provenzano avrebbe infatti messo a rischio un delicato equilibrio di potere, aprendo la strada a rivelazioni che le istituzioni non potevano permettersi.

La conferenza, moderata dalla senatrice Barbara Floridia e a cui partecipano, oltre a Scarpinato, anche Angela Gentile (madre di Attilio Manca), l’avvocato della famiglia Fabio Repici e la deputata Stefania Ascari, esplora i risvolti inquietanti di un caso in cui emerge una lotta per il controllo delle informazioni e dei segreti di Stato. Si tratta di quegli stessi segreti che rendono pericoloso avvicinarsi a un uomo come Provenzano, la cui latitanza veniva protetta non solo dalla mafia ma da una fitta rete di interessi sovranazionali.

Alla fine, ciò che emerge è una verità difficile da accettare: un medico che, entrando in co]]></video:description>
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<video:title>L’intervista ad Angela Manca, in occasione dell’evento “In ricordo del Giudice Giovanni Falcone”</video:title>
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<video:title>&quot;Vite Spericolate&quot; - 26a Puntata - Antonio MAZZEO intervista Angela MANCA</video:title>
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<video:title>Cap. 7 - Nient'altro che la verità. UCCIDETELO, l'omicidio di Attilio Manca</video:title>
<video:description><![CDATA[È forte la determinazione di Angela Gentile, conosciuta come Angela Manca, nel cercare la verità sulla morte di suo figlio Attilio. Dopo la morte di Attilio, molte persone sembravano rilassate, come se fosse stato rimosso un grosso peso. Tuttavia, Attilio era diventato un testimone scomodo di una vicenda che avrebbe potuto rivelare molte verità scomode, specialmente riguardo a persone influenti. Che Attilio sia diventato vittima della Trattativa tra lo Stato e la mafia, e che la sua morte sia stata necessaria per proteggere segreti che non avrebbe dovuto rivelare, potrebbe essere la pista maestra. Nonostante gli sforzi di Angela e di altri per cercare la verità, molti nel corso degli anni hanno preferito ignorare la verità e concentrarsi su teorie più convenienti.

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<video:title>Cap. 6 - Overdose come metodo per uccidere. UCCIDETELO, l'omicidio di Attilio Manca</video:title>
<video:description><![CDATA[Vi sono forti dubbi sulla teoria dell'overdose come causa del decesso. Contrariamente agli stereotipi associati alle morti per overdose da eroina, la casa di Manca era pulita e non presentava i tipici strumenti e segni associati all'uso di droghe. Inoltre, gli amici e i colleghi di Manca escludono categoricamente che potesse fare uso di droghe, considerando la sua impeccabile salute e il suo comportamento diligente sul lavoro. La procura di Viterbo aveva avanzato l'ipotesi di overdose basandosi su un esame tricologico, ma questo esame non forniva prove definitive e presentava ambiguità riguardo alla presenza di morfina nei capelli di Manca. Altri dettagli, come la posizione del foro della siringa e l'impatto del viso contro il telecomando, sollevano ulteriori interrogativi sulla versione ufficiale della morte. L'esperto in tossicologia, Salvatore Giacane, esprime dubbi sulla teoria dell'overdose e suggerisce che la situazione sia più complessa di quanto suggerisca la narrazione ufficiale, lasciando aperta la possibilità che la morte di Manca non sia stata causata da un'autosomministrazione di eroina.

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<video:title>Cap. 5 - Croci e pizzini. UCCIDETELO, l'omicidio di Attilio Manca</video:title>
<video:description><![CDATA[Bernardo Provenzano era nel Convento di Sant'Antonio da Padova a Barcellona Pozzo di Gotto nel 2005? Nonostante le indicazioni provenienti da fonti confidenziali dei carabinieri di Messina, le indagini su questa pista sono state interrotte senza motivo apparente. Il Convento era frequentato da individui legati alla mafia, inclusi membri importanti della famiglia mafiosa di Bagheria. Le richieste di intercettazioni sulle utenze del frate Salvatore Massimo Ferro sono state avviate ma poi interrotte. Questi dettagli sollevano interrogativi sulla mancanza di approfondimenti da parte degli inquirenti.

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<video:title>Cap. 4 - Pronto, sono il Presidente Napolitano. UCCIDETELO, l'omicidio di Attilio Manca</video:title>
<video:description><![CDATA[Sono sempre stati i giudici di Viterbo che per primi dichiararono pubblicamente l’interessamento alla morte di Attilio Manca da parte dell’ex Presidente della Repubblica: “Io sono arrivato a Viterbo nel bel mezzo di questa faccenda. La prima cosa che ho trovato sulla mia scrivania è stata la richiesta da parte della segreteria del Gabinetto del Capo dello Stato, che voleva chiarimenti in merito a questa vicenda. Io sollecitato dal Capo dello Stato mi sono guardato tutto il fascicolo e poi ne ho discusso con lui”.
Ad oggi, nessuno conosce il motivo dell’interessamento di Napolitano verso il caso di un ragazzo ufficialmente morto suicida. E che cosa si dissero il procuratore e il capo dello Stato? Domande lecite, ma cadute nel vuoto. La presenza di nomi pesanti nel caso dell’omicidio di Attilio è una costante ed è difficile non notarli. Anche chi ha indossato la divisa della Polizia di Stato ha avuto un ruolo in questa torbida vicenda: l’ex capo della Mobile di Viterbo, Salvatore Gava, lo stesso pubblico ufficiale già condannato a 3 anni, in via definitiva, per un falso verbale all’epoca delle violenze alla scuola Diaz. Gava aveva erroneamente sostenuto che Manca fosse in servizio all'ospedale Belcolle. Tuttavia, registri ospedalieri dimostrano il contrario, svelando altre domande e verità nascoste. I giorni in cui è segnata la mancata presenza del giovane urologo sono quelli tra il 20 e il 23 luglio 2003, poi dal 25 al 31 luglio 2003 e infine nei giorni del 25, 26 e 31 ottobre 2003 (il 30 se ne era andato via intorno alle 15:30, prima quindi che terminasse il suo turno).

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<video:title>Cap. 3 - L'ultima telefonata di Attilio. UCCIDETELO, l'omicidio di Attilio Manca</video:title>
<video:description><![CDATA[Attilio Manca era solito parlare quotidianamente al telefono con i suoi genitori, e l'ultima volta che sentirono la sua voce fu la mattina dell'11 febbraio 2004, quando chiese loro di verificare una motocicletta a Tonnarella. Questa telefonata scomparve dai tabulati e non fu oggetto di indagine adeguata da parte della Procura di Viterbo, nonostante Telecom Italia avesse offerto di fornire dati integrativi su richiesta, che però non fu mai avanzata.
I genitori di Attilio scoprirono poi che la motocicletta menzionata era funzionante, aggiungendo mistero alla telefonata, che potrebbe essere stata un tentativo di lasciare una traccia o un segnale. Il giorno della sua morte, Attilio non rispose a nessuna chiamata, nonostante tentativi ripetuti da parte di colleghi e amici.
Ulteriori dettagli emergono da un'intercettazione ambientale del 2007, in cui si parla della presenza di Bernardo Provenzano, boss di Cosa Nostra, a Barcellona Pozzo di Gotto, vicino a Tonnarella. Durante la conversazione, si fa riferimento ad Attilio Manca e alla sua possibile identificazione di Provenzano, suggerendo un legame tra la sua morte e la latitanza del boss. Queste informazioni, tuttavia, non furono trasmesse dalla Procura di Viterbo alla direzione distrettuale antimafia di Roma, contribuendo al mistero e alle speculazioni intorno alla morte di Attilio Manca.

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<video:title>Cap. 2 -  Il capro espiatorio. UCCIDETELO, l'omicidio di Attilio Manca</video:title>
<video:description><![CDATA[Il caso di Attilio Manca è stato trattato con grave superficialità dalla Procura di Viterbo, omettendo accertamenti cruciali come gli esami sulle impronte digitali e genetici trovati sul luogo del delitto. Nonostante le evidenze contrarie, Attilio è stato descritto come un utilizzatore di eroina, mentre Monica Mileti è stata accusata ingiustamente di avergli fornito la dose letale, diventando un capro espiatorio. Dopo anni di accusa, il 16 febbraio 2021, Monica Mileti è stata assolta. Durante il processo, ci sono state pressioni affinché Monica confessasse un crimine non commesso. L'avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici, ha evidenziato come non sia stato investigato il possibile legame tra la morte di Attilio e la latitanza di Bernardo Provenzano. Attualmente, vi è una richiesta di riapertura delle indagini da parte della famiglia, sostenuta da una relazione della commissione parlamentare antimafia, nonostante tentativi di censura pre-pubblicazione.

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<video:title>TRAILER - UCCIDETELO! L'omicidio di Attilio Manca</video:title>
<video:description><![CDATA[Qual è il legame tra l'omicidio di un medico siciliano e la latitanza di un boss di Corleone? A distanza di quasi due decenni, il mistero su questo caso persiste, celando una trama più ampia e oscura.
Questo è "UCCIDETELO! L'omicidio di Attilio Manca", una serie podcast prodotta da ANTIMAFIADuemila.

Sette puntate pubblicate ogni mercoledì e sabato dove si ripercorreranno gli elementi più significativi del caso ponendo particolare risalto alle scoperte riportate dalla commissione antimafia della scorsa legislatura.

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<video:title>Avvocato Fabio Repici: “Quello di Attilio Manca è stato un omicidio”</video:title>
<video:description><![CDATA[“Non siamo in attesa della riapertura delle indagini, siamo in attesa del completamento delle indagini che sono in corso presso la procura di Roma a cui ci rivolgemmo quasi un anno fa e naturalmente aspettiamo con ovvia attenzione che trovino per una volta finalmente l'esito che noi riteniamo doveroso, quella dell'individuazione dei responsabili di un omicidio, perché quello di Attilio Manca è stato un omicidio in modo incontrovertibile, come dimostrato da documenti, da fonti di prova di tanti tipi, ma come dimostrato dalle immagini del cadavere di Attilio Manca. Basta guardare e si capisce che si è trattato di un omicidio”. Sono state queste le parole dell’avvocato della famiglia Manca Fabio Repici intervistato da ANTIMAFIADuemila a margine della conferenza tenuta a San Donà di Piave sulla morte del giovane medico siciliano Attilio Manca, trovato morto nella sua casa a Viterbo il 12 febbraio del 2004. Un omicidio di mafia che affonda le sue radici nei misteri sulla latitanza di Bernardo Provenzano.


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<video:title>San Donà di Piave, 10 febbraio - 20 anni senza Attilio</video:title>
<video:description><![CDATA[Sono passati ben vent'anni da quel 12 febbraio 2004, giorno in cui il giovane urologo siciliano Attilio Manca è stato trovato morto nel suo appartamento a Viterbo.
Le conclusioni della relazione della commissione antimafia della scorsa legislatura sono trancianti: Attilio è stato ucciso.
In un quadro in cui si delinea la figura di Bernardo Provenzano emerge anche l'ombra della mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, la Corleone del ventesimo secolo.
Ben più sinistra invece è la presenza di uno Stato che, oltre a non riuscire ad individuare e punire i colpevoli, ha preferito scartare sin dal principio la pista mafiosa e sposare quella del 'suicidio' per overdose.
Attilio, secondo lo Stato, è morto come un drogato ma dietro al suo omicidio si celano verità inconfessabili.
Di tutto questo si parlerà nella conferenza a San Donà di Piave (Veneto) il 10 febbraio alle 16.30 presso l'auditorium Lisa Davanzo.

Numerosi gli ospiti illustri: Angela e Gianluca Manca (madre e fratello di Attilio), don Luigi Ciotti (Fondatore del Gruppo Libera), la deputata Stefania Ascari e l'ex onorevole Piera Aiello (principali firmatarie della relazione sulla morte di Attilio), il legale della famiglia Manca, Fabio Repici, la sottosegretaria all'Interno Wanda Ferro, l'ex deputato Luca Paolini, il sindaco di San Donà di Piave Alberto Teso e l'amico di infanzia di Attilio, Stefano Ferraro. A moderare ci sarà la giornalista Petra Reski.
Durante l'evento ci sarà anche l'intervento musicale di Filippo Bellomare.

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<video:title>Don Ciotti: “Omicidio di Attilio Manca? È un Paese che non ci consegna la verità”</video:title>
<video:description><![CDATA[“Abbiamo bisogno di verità perché senza verità non si può costruire giustizia. Il suo caso non è l’unico: l’ottanta percento dei famigliari di vittime di mafia non conosce la verità o ne conosce solo una parte. È un paese che non ci consegna la verità, che diventa importante e fondamentale.
Sono state queste le parole del fondatore di Libera don Luigi Ciotti intervistato da ANTIMAFIADuemila a margine della conferenza tenuta a San Donà di Piave sulla morte del giovane medico siciliano Attilio Manca, trovato morto nella sua casa a Viterbo il 12 febbraio del 2004. Un omicidio di mafia che affonda le sue radici nei misteri sulla latitanza di Bernardo Provenzano.

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<video:title>Stefano Ferraro, amico di infanzia di Attilio: “Abbiamo sempre avuto dubbi sulla morte”</video:title>
<video:description><![CDATA[“Conoscevo Attilio perché eravamo vicini di casa, le nostre mamme erano amiche, siamo nati entrambi qui a San Donà di Piave” e “da bambinetti abbiamo sempre giocato assieme. Ho dei bellissimi ricordi con lui, un sorriso splendido, un occhio vivo, intelligente che a me piace ricordare, anche attraverso queste manifestazioni, queste commemorazioni, un Attilio vivo, vitale, con la mente fresca, con la voglia di vivere. non tanto un Attilio che poi appunto ha avuto questa disgraziata fine”. “Mi ricorderò sempre anche il volto di mio padre, che è mancato qualche mese fa, quando dai giornali, dai giornali abbiamo preso la notizia, lui mi ha guardato e mi ha detto ‘mah!’. Un dubbio l'abbiamo sempre avuto”.
Sono state queste le parole del consigliere comunale di maggioranza di San Donà di Piave, nonché amico di infanzia di Attilio Manca, intervistato da ANTIMAFIADuemila prima di prendere parte alla conferenza tenuta nella medesima cittadina sulla morte del giovane medico siciliano, trovato morto nella sua casa a Viterbo il 12 febbraio del 2004. Un omicidio di mafia che affonda le sue radici nei misteri sulla latitanza di Bernardo Provenzano.


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<video:title>Fiorella Mannoia FT Ivano Fossati - C'è tempo</video:title>
<video:description><![CDATA[Dal nuovo album "Fiorella" la versione inedita della canzone "C'è tempo" cantata da Fiorella Mannoia con l'autore Ivano Fossati]]></video:description>
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