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<video:title>IV Edizione premio nazionale 'Umberto Mormile'</video:title>
<video:description><![CDATA[Premio Nazionale Umberto Mormile – IV edizione – In direzione ostinata e contraria

Perugia, Sabato 18 ottobre 2025 – Sala Convegni Deco Hotel

Il Movimento Agende Rosse – Gruppo Umberto Mormile, in collaborazione con lo Spazio Culturale POPUP – Perugia, organizza la IV edizione del Premio Nazionale “Umberto Mormile”, in programma a Perugia, presso la Sala Convegni del Deco Hotel, sabato 18 ottobre 2025, alle ore 17:00.

Il Premio nasce per onorare la memoria di Umberto Mormile, educatore carcerario assassinato l’11 aprile 1990, e per dare voce a chi, con coraggio e coerenza, continua a cercare verità scomode e controcorrente, in nome della giustizia.

Il sottotitolo permanente del Premio, “In direzione ostinata e contraria”, ne esprime l’essenza più profonda: la ricerca tenace della verità, la volontà di non fermarsi di fronte a narrazioni precostituite e l’impegno civile anche quando è difficile, scomodo o minoritario.

L’edizione di quest’anno sarà dedicata in particolare alla figura del dottor Attilio Manca. La sua morte, ancora oggi in attesa di giustizia, sarà al centro dell’incontro attraverso la presentazione del libro-intervista “Tienimi le mani – La verità sulla vita e la morte di Attilio Manca”. Un approfondimento sarà curato dall’avvocato Fabio Repici, che illustrerà gli sviluppi giudiziari legati al caso.

Interverranno:

    Angela Gentile Manca, madre di Attilio
    Gianluca Manca, fratello di Attilio
    Luca Grossi, autore del libro-intervista Tienimi le mani
    Brizio Montinaro, fratello di Antonio Montinaro, agente di scorta di Giovanni Falcone ucciso nella strage di Capaci del 1992
    Stefano e Nunzia Mormile, fratello e sorella di Umberto
    Fabio Repici, legale dei familiari delle vittime di alcuni tra i più rilevanti delitti politici e di mafia degli ultimi decenni. Tra i casi da lui seguiti:
        La strage di Via D’Amelio del 1992
        il giornalista Beppe Alfano
        l’agente di polizia Antonino Agostino e la moglie Ida Castelluccio
        il procuratore Bruno Caccia
        ]]></video:description>
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<video:title>Attilio Manca: vittima dell'Italia dei depistaggi, dei poteri deviati e dei loro complici</video:title>
<video:description><![CDATA[Era il 22 aprile del 2023 quando venne fatta ufficialmente alla procura di Roma la richiesta di riapertura delle indagini sulla morte di Attilio, trovato morto nel suo appartamento a Viterbo il 12 febbraio del 2004. È bene ricordare il pesante giudizio fatto dalla precedente commissione parlamentare antimafia, la quale scrisse che gli inquirenti di Viterbo svolsero le indagini "in maniera superficiale" e agito con atteggiamento "precostituito" a confermare la "tossicodipendenza – e quindi del suicidio – della vittima, più che alla ricerca, scevra da pregiudizi, della verità su quanto accaduto". Secondo la commissione, la procura avrebbe omesso molti accertamenti "indispensabili per un'inchiesta che si voglia definire quantomeno decente, tra cui gli esami dattiloscopici per identificare i proprietari delle impronte trovate sulla scena del crimine, gli accertamenti genetici sulle cicche di sigarette repertate, la ricerca di impronte sulle due siringhe usate per iniettarsi la dose letale di eroina". La denuncia è stata indirizzata, oltre che alla procura distrettuale antimafia di Roma, anche alla procura nazionale antimafia, per il necessario coordinamento di indagine con le procure di Messina e di Palermo, che hanno trattato in anni recenti procedimenti su personaggi e delitti collegati all'omicidio del giovane medico siciliano. Tutte le strade, come evidenziato dalla commissione antimafia, portano alla latitanza dell'ex capo di Cosa nostra Bernardo Provenzano: una pista mai battuta e sempre censurata dalle autorità competenti. Cosa accadrebbe se, per esempio, si andasse a scavare tra le ombre di chi ha gestito la latitanza dell'allora padrino corleonese? Quali nomi eccellenti potrebbero emergere dai salotti delle eminenze grigie? Non ci sono dubbi che il caso di Attilio Manca fa paura a molti; tanto che ci furono dei tentativi di manomettere la relazione (togliendo nomi e riferimenti scomodi) prima della sua pubblicazione ufficiale; per non parlare dell'estromissione della famiglia Manca nel processo contro Monica]]></video:description>
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<video:title>Ep. 2 🎙️ Nero su Bianco: l’omicidio di Attilio Manca tra Cosa nostra e agenti dello Stato deviato</video:title>
<video:description><![CDATA[In questa puntata del podcast di approfondimento di ANTIMAFIADuemila, Nero su Bianco, ci occuperemo del caso dell’omicidio del medico siciliano Attilio Manca, trovato morto il 12 febbraio 2004. La sua morte si intreccia con i misteri della latitanza del boss corleonese Bernardo Provenzano e con quelli di Cosa nostra di Barcellona Pozzo di Gotto. La magistratura di Viterbo ha da sempre sostenuto che Attilio si fosse ucciso con un mix di droga e farmaci: una tesi completamente priva di ogni fondamento. La Commissione parlamentare antimafia della scorsa legislatura ha riportato nella sua relazione sul caso che Attilio Manca è stato ucciso, che le indagini sono state eseguite in maniera superficiale e che i veri mandanti dell’omicidio devono essere ricercati in Cosa nostra barcellonese e fra le pieghe degli apparati deviati dello Stato.
Come ospite speciale in questa puntata abbiamo avuto Lorenzo Baldo, vicedirettore di ANTIMAFIADuemila e giornalista di lungo corso, che ha saputo raccogliere il lato umano di tutta questa tragica vicenda: l’amicizia con la famiglia di Attilio, la sua umanità e la sua semplicità.
Anche per questo il caso di questo giovane ragazzo grida vendetta: l’Italia non ha perso solo un illustre cittadino, ma anche un valente professionista che avrebbe potuto salvare molte vite.
Eppure c’è chi ha deciso che la sua bocca doveva essere chiusa per sempre. Ma perché?
L’ipotesi giornalisticamente più accreditata è quella che vede Attilio come un testimone di fatti indicibili: sarebbe stato lui, infatti, mentre incontrava Provenzano in Francia o in altri luoghi (all’epoca il boss era malato di tumore alla prostata), a riconoscere elementi istituzionali che proteggevano la latitanza del boss. “Un affare di Stato”, lo aveva definito l’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato. Gli occhi del giovane medico hanno visto qualcosa che non poteva essere raccontato davanti a dei magistrati. Per questo è stato necessario chiuderli. A raccontare questi dettagli sono le testimonianze di ]]></video:description>
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<video:title>Angela Manca al Presidente Mattarella: aiuti nella ricerca della verità sulla morte di Attilio</video:title>
<video:description><![CDATA[Angela Manca, madre del giovane medico siciliano Attilio Manca, non smette di lottare per ottenere giustizia e verità sulla morte del figlio, avvenuta nel febbraio 2004. Durante un recente intervento pubblico presso il Senato della repubblica, visibilmente emozionata, ha denunciato i depistaggi e l'omertà che avrebbero distorto i fatti, tra cui la scomparsa dai tabulati telefonici dell’ultima chiamata di Attilio, avvenuta il giorno stesso della sua morte.
La madre ricorda, con amarezza, come il corpo del figlio le sia stato negato con la motivazione che il volto era “irriconoscibile” a causa di una deformazione; solo anni dopo, osservando le foto, ha visto segni di violenze che avrebbero potuto indicare tutt’altra verità. Denuncia inoltre gli atti intimidatori subiti per aver sollevato dubbi sulla versione ufficiale e l'indifferenza degli organi di informazione su un caso di rilevanza nazionale. Angela, infine, ha rivolto un accorato appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che conosce il dolore di una perdita causata dalla mafia, e alla Presidente Meloni, madre come lei, affinché le istituzioni si impegnino a fare luce su questa tragedia, ormai ventennale. Concludendo con parole di speranza e determinazione, Angela ha dichiarato che continuerà a lottare per la memoria di Attilio e per restituirgli la dignità che merita, nonostante le difficoltà incontrate.

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<video:title>Omicidio di Attilio Manca, Floridia e Ascari: &quot;I lavori proseguano per arrivare alla verità&quot;</video:title>
<video:description><![CDATA[In questo video, ANTIMAFIADuemila intervista la Senatrice Barbara Floridia e la Deputata Stefania Ascari sul caso di Attilio Manca, il medico siciliano scomparso in circostanze controverse. Stefania Ascari, relatrice della relazione antimafia sulla vicenda, spiega come la Commissione Antimafia abbia confermato che la morte del dottor Manca non sia stata un suicidio, bensì un omicidio mafioso legato alla latitanza di Bernardo Provenzano e alla mafia barcellonese. Ascari denuncia anche le difficoltà operative della Commissione attuale rispetto alla precedente presidenza di Nicola Morra.

Interviene poi la Senatrice Floridia, che evidenzia il diritto della famiglia Manca e di tutti i cittadini alla verità, auspicando che il Senato possa divenire un luogo di ascolto per le famiglie delle vittime di mafia. Come presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Floridia esprime anche speranza che il servizio pubblico possa raccontare la storia di Manca a un pubblico più vasto.

Il caso Manca rappresenta un tassello fondamentale nella lotta per la trasparenza e la giustizia: una vicenda che solleva interrogativi sul ruolo delle istituzioni e sul bisogno di verità per le vittime e le loro famiglie.

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<video:title>Attilio Manca: omicidio di Stato, Mafia e Servizi Segreti</video:title>
<video:description><![CDATA[Nella notte tra l’11 e il 12 febbraio 2004, il corpo del noto urologo siciliano Attilio Manca viene trovato senza vita nel suo appartamento a Viterbo, in circostanze che sembrano voler inscenare un suicidio. Ma dietro questa morte si celano ombre e misteri che conducono ai più profondi intrecci tra mafia e apparati di potere: secondo diversi esponenti del mondo giudiziario, Manca è stato vittima di un omicidio di Stato, legato alla protezione e alla latitanza di Bernardo Provenzano, il boss dei boss di Cosa nostra.

Nel corso della conferenza tenutasi per la prima volta nella Sala dedicata ai Caduti di Nassirya presso il Senato della Repubblica, l'ex procuratore generale di Palermo e ora senatore Roberto Scarpinato delinea uno scenario inquietante: Provenzano non era solo un mafioso, ma una figura protetta da una “protezione di sistema” che coinvolgeva apparati esterni e interni alla mafia, considerato il suo ruolo nella gestione dei rapporti tra la criminalità organizzata e quello che viene definito “Stato occulto”. Scarpinato spiega come certi capi “speciali” siano depositari di segreti scottanti, informazioni su omicidi eccellenti e sulle stragi degli anni ’90, che li rendono inavvicinabili e spesso intoccabili. L’eventuale cattura di Provenzano avrebbe infatti messo a rischio un delicato equilibrio di potere, aprendo la strada a rivelazioni che le istituzioni non potevano permettersi.

La conferenza, moderata dalla senatrice Barbara Floridia e a cui partecipano, oltre a Scarpinato, anche Angela Gentile (madre di Attilio Manca), l’avvocato della famiglia Fabio Repici e la deputata Stefania Ascari, esplora i risvolti inquietanti di un caso in cui emerge una lotta per il controllo delle informazioni e dei segreti di Stato. Si tratta di quegli stessi segreti che rendono pericoloso avvicinarsi a un uomo come Provenzano, la cui latitanza veniva protetta non solo dalla mafia ma da una fitta rete di interessi sovranazionali.

Alla fine, ciò che emerge è una verità difficile da accettare: un medico che, entrando in co]]></video:description>
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<video:title>L’intervista ad Angela Manca, in occasione dell’evento “In ricordo del Giudice Giovanni Falcone”</video:title>
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<video:title>&quot;Vite Spericolate&quot; - 26a Puntata - Antonio MAZZEO intervista Angela MANCA</video:title>
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<video:title>Cap. 2 -  Il capro espiatorio. UCCIDETELO, l'omicidio di Attilio Manca</video:title>
<video:description><![CDATA[Il caso di Attilio Manca è stato trattato con grave superficialità dalla Procura di Viterbo, omettendo accertamenti cruciali come gli esami sulle impronte digitali e genetici trovati sul luogo del delitto. Nonostante le evidenze contrarie, Attilio è stato descritto come un utilizzatore di eroina, mentre Monica Mileti è stata accusata ingiustamente di avergli fornito la dose letale, diventando un capro espiatorio. Dopo anni di accusa, il 16 febbraio 2021, Monica Mileti è stata assolta. Durante il processo, ci sono state pressioni affinché Monica confessasse un crimine non commesso. L'avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici, ha evidenziato come non sia stato investigato il possibile legame tra la morte di Attilio e la latitanza di Bernardo Provenzano. Attualmente, vi è una richiesta di riapertura delle indagini da parte della famiglia, sostenuta da una relazione della commissione parlamentare antimafia, nonostante tentativi di censura pre-pubblicazione.

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<video:title>Don Ciotti: “Omicidio di Attilio Manca? È un Paese che non ci consegna la verità”</video:title>
<video:description><![CDATA[“Abbiamo bisogno di verità perché senza verità non si può costruire giustizia. Il suo caso non è l’unico: l’ottanta percento dei famigliari di vittime di mafia non conosce la verità o ne conosce solo una parte. È un paese che non ci consegna la verità, che diventa importante e fondamentale.
Sono state queste le parole del fondatore di Libera don Luigi Ciotti intervistato da ANTIMAFIADuemila a margine della conferenza tenuta a San Donà di Piave sulla morte del giovane medico siciliano Attilio Manca, trovato morto nella sua casa a Viterbo il 12 febbraio del 2004. Un omicidio di mafia che affonda le sue radici nei misteri sulla latitanza di Bernardo Provenzano.

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