Mercoledì 17 Luglio 2019

Analisi e proposte del deputato 5Stelle dopo la sentenza Mileti per la morte di Attilio Manca
di Lorenzo Baldo

“Da Viterbo non ci potevamo aspettare nulla di diverso. E’ solo l’epilogo di una storia processuale sui generis che era già chiara da tempo. In un Paese normale dopo questa sentenza la politica si sarebbe attivata immediatamente e a seguito delle nostre interrogazioni parlamentari sarebbero stati inviati gli ispettori ministeriali”. A parlare con cognizione di causa è l’on. Giulia Sarti, deputato 5Stelle, nonché componente della Commissione parlamentare antimafia. E’ passata meno di una settimana dalla sentenza di condanna nei confronti di Monica Mileti per la morte di Attilio Manca, a tal proposito l’on. Sarti ha le idee molto chiare. “Le responsabilità non sono soltanto della Procura di Viterbo che ha svolto le indagini con una sorta di lassismo, o del Gup che ha emesso questa sentenza – afferma con convinzione al telefono –, ma di tutto il sistema che sta dietro le quinte, di tutte quelle ‘coperture’ che si sono verificate”. Fare luce sul caso Manca appare come un percorso a ostacoli, per la Sarti, però, non c’è tempo da perdere. “E comunque non è finita – ribadisce con forza –, un procedimento contro ignoti per omicidio è tutt’ora aperto alla Dda di Roma, dobbiamo quindi attendere gli sviluppi di quelle indagini”. L’analisi della deputata pentastellata parte da un punto fermo. “E’ vero che la giustizia deve formarsi all’interno delle aule dei tribunali, ma qui siamo di fronte ad una verità decisamente scomoda e bisogna cercarla anche fuori da quelle aule. A distanza di 13 anni le indagini da compiere sono sempre più complesse. Si sarebbe dovuto intervenire subito dopo la morte di Attilio Manca e invece le carenze investigative di quegli anni le paghiamo oggi”. Ma quali sono quelle “indagini complesse” da compiere a cui si riferisce? “Ci sono collaboratori di giustizia che hanno reso dichiarazioni importanti – sottolinea la Sarti –, dichiarazioni che devono essere necessariamente riscontrate. E ci sono anche quegli elementi - che hanno rappresentato i due legali della famiglia Manca - sui quali bisogna tornare a investigare”. “E’ una battaglia impari – afferma poi con una nota di amarezza –, le risposte del Ministero della giustizia alla nostra interrogazione parlamentare sono state a dir poco ‘eloquenti’ e sono andate verso un’unica direzione: mettere il veto verso qualsiasi ipotesi alternativa a quella della morte per droga. Di fatto nella risposta del Ministero veniva data già per provata l’assunzione volontaria dell’eroina da parte di Attilio Manca sottolineando il fatto che lo stesso Manca fosse un abituale consumatore di eroina. Una dimostrazione plastica che in casi come questo si risponde appositamente male per sviare l’attenzione”. “Spero con tutte le mie forze – evidenzia Giulia Sarti – che dalla Dda di Roma e dalla Commissione antimafia si possa arrivare a degli sbocchi investigativi. Dopo 13 anni non si possono ignorare gli elementi di novità che ci sono. Il fatto che Monica Mileti sia stata condannata non significa che si sia fatto tutto quello che si poteva, soprattutto in merito alla pista barcellonese. Chi conosce Barcellona Pozzo di Gotto, e sa cosa rappresenta e cosa ha rappresentato nel passato quel territorio, ha degli elementi in più per poter investigare. Chi invece vuole ignorare tutto ciò ha più facilità ad archiviare il caso Manca”. Tra coloro che non hanno voluto prendere in considerazione la “pista barcellonese” ci sono proprio l’ex procuratore di Viterbo Alberto Pazienti e l’ex pm Renzo Petroselli ascoltati nel 2015 dalla stessa Commissione antimafia. Il ricordo di quell’audizione è ben presente nella mente della Sarti. “Ricordo il tentativo maldestro di dare per scontate determinate conclusioni che scontate non erano affatto. E’ bastato esaminare a fondo gli atti del caso Manca per comprendere certe anomalie: il rinvio a giudizio di Monica Mileti arrivato dopo 10 anni, la famiglia Manca volutamente esclusa dal processo come parte civile, l’omissione di alcune attività di indagine come l’acquisizione di determinati tabulati telefonici; in merito a questi temi, e ad altri ancora, ci sono state date delle giustificazioni a volte prive di fondamento”. manca attilio angela“Non è un caso – sottolinea in seguito la deputata 5Stelle – che la sentenza di condanna della Mileti arrivi dopo 13 anni, non è affatto la conclusione di un procedimento penale, tutt’altro: rientra semplicemente nelle convinzioni che hanno voluto portare avanti a Viterbo. Certo è che non sono conclusioni che fanno parte degli elementi di cui disponiamo”. Alla domanda sul perchè la Mileti non si sia difesa e abbia preferito farsi condannare, Giulia Sarti non ha alcun dubbio: “Esclusivamente per paura. E questo è un dato che ci deve far riflettere particolarmente”. “Ne abbiamo viste tante a Viterbo – ricorda con malcelata delusione –. Ricordo il giorno in cui ha deposto la mamma di Attilio, Angela Manca, eropresente in aula, in quella occasione dovevano esserci altri testimoni e invece non si è presentato nessuno. Ho potuto constatare con i miei occhi che il pm è stato rappresentato da un giudice onorario. Che, tra l’altro, ha vietato le riprese alle telecamere di ‘Chi l’ha visto?’. Poi però la requisitoria è stata fatta dal Procuratore di Viterbo in persona: è chiaro che un certo interesse verso questo processo doveva esserci. Un interesse che evidentemente non c’è stato però quando è venuta a deporre la madre della vittima”.
Il 21 luglio 2016, in occasione della presentazione del libro “Suicidate Attilio Manca” alla Camera dei Deputati, l’on. Paolo Bolognesi, presente tra i relatori, aveva commentato il segnale importante rappresentato dalla legge sul depistaggio che era stata approvata dopo tanti anni. “Il vostro caso – aveva dichiarato rivolgendosi ai familiari di Attilio Manca - lo chiamerei 'depistaggio moderno'. Anche se la legge che entrerà in vigore il 2 agosto non avrà efficacia retroattiva – aveva poi aggiunto il presidente dell’associazione vittime della strage di Bologna – mi auguro che in qualche modo possa essere applicata in questo processo”. Chiedo a Giulia Sarti, anche lei relatrice il 21 luglio 2016, un commento a un anno di distanza. “E’ esattamente così – risponde senza alcun tentennamento –. Ed è il motivo per cui Monica Miletiha così tanta paura. Siamo di fronte ad un immenso depistaggio. Le resistenze contro le quali ci scontriamo sono ai massimi livelli. E le possiamo ritrovare all’interno del mondo politico, così come durante il processo che si è svolto per la morte di Attilio Manca. Nonostante siano state prospettate delle prove evidenti con tanto di richiesta di integrazione delle indagini, non c’è stata alcuna risposta. E quando parlo di ‘resistenze’ mi riferisco anche nel momento in cui in Commissione antimafia, dopo aver ascoltato le parti in causa, si è smesso di indagare su questo caso. Quando ci sono depistaggi come questo è molto difficile squarciare il velo, ma questo non significa che bisogna smettere di crederci. Confido realmente che in Commissione antimafia si possa riaprire al più presto la discussione sul caso Manca”. Per la Sarti il primo passo da fare è quello di “non lasciare sola questa famiglia”. “Finché si parlerà di questo caso i familiari di Attilio Manca non saranno lasciati soli a lottare per l’affermazione della verità sulla morte del proprio congiunto”. “La Commissione antimafia può fare molto – rimarca con determinazione –, nella relazione conclusiva che si scriverà su questa vicenda potranno essere finalmente messi agli atti ulteriori elementi investigativi. Possiamo ancora avere la possibilità di ascoltare tante parti in causa tra cui la stessa Monica Mileti, ladottoressa Dalila Ranalletta, Ugo Manca o altri. Abbiamo la possibilità di andare più a fondo in merito alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. Tutto questo senza intralciare in alcun modo le indagini della Dda di Roma”. “Alla luce della sentenza del Tribunale di Viterbo – conclude la deputata 5Stelle – dobbiamo verificare gli elementi ulteriori e lasciarli agli atti per provare a rimuovere definitivamente questo velo che nasconde la verità. A futura memoria”.

Tratto da: antimafiaduemila.com

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