Martedì 21 Maggio 2019

di Lorenzo Baldo
La reazione scomposta dei (soliti) media dopo i messaggi di Roberto Fico e Giulia Sarti

A volte ritornano: solito articolo del Tempo e soliti attacchi strumentali. Dopo anni di veleni contro il processo sulla trattativa, contro Nino Di Matteo, Antonio Ingroia e tanti altri, sul quotidiano romano è la volta del caso Manca. Dopo due giorni di silenzio nei quali i grandi media nazionali non hanno parlato minimamente del 15° anniversario della morte di Attilio Manca, è bastato un comunicato della Presidente della Commissione giustizia, Giulia Sarti e un tweet del Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico per scatenare la polemica. Ma quale vittima di uno Stato-mafia, Attilio Manca è solo un drogato morto per overdose! Nell’articolo odierno non mancano quindi i virgolettati tratti dai documenti giudiziari di Viterbo (dove si è celebrato il processo contro Monica Mileti) e di Roma (dove la Procura ha chiesto e ottenuto l’archiviazione) che riportano le conclusioni alquanto convergenti: “Impossibile provare in alcun modo un effettivo coinvolgimento di Manca nelle cure di Provenzano”. Spazio quindi per gli attacchi contro i rappresentanti delle istituzioni che mandano messaggi di solidarietà alla famiglia. Ma anche contro “i complottisti” che osano citare la questione del mancinismo di Attilio Manca come prova regina dell’impossibilità che si sia iniettato due dosi di eroina nel braccio sbagliato. E l’autore del pezzo come smonta questa tesi? Ma con la testimonianza di Lelio Coppolino, secondo il quale Attilio “si iniettava la sostanza in vena con entrambe le mani”. Tombola! Peccato che l’articolista non abbia ricordato la recente condanna dello stesso Coppolino per falsa testimonianza. Come è noto la decisione è stata presa lo scorso luglio dal Tribunale monocratico di Messina, giudice Maria Giuseppa Scolaro, nell’ambito di un procedimento relativo all’omicidio di Beppe Alfano. Ad essere stato condannato a 3 anni di reclusione è stato proprio l’ex amico di Attilio Manca, nonché suo grande accusatore, Lelio Coppolino, a seguito delle sue dichiarazioni rese nel ‘96 al processo per il delitto del giornalista de La Sicilia avvenuto l’8 gennaio ‘93.

manca attilio genitori
Stessa condanna anche per il co-imputato Andrea Barresi. Ma queste cose è meglio non ricordarle, chissà che poi qualcuno non cominci a collegare i vari pezzi scomposti di questa storia. E se non lo hanno voluto fare i magistrati che si sono occupati di questo caso, figurarsi se hanno voglia di farlo certi giornali. Meglio quindi terminare l’articolo – plasticamente contro Attilio Mancariprendendo la dichiarazioni del 2017 dell’ex procuratore di Torino, Armando Spataro, per il quale Attilio era solo “un medico eroinomane”. Nessun cenno alla relazione tecnica del tossicologo Salvatore Giancane che smonta pezzo per pezzo la tesi di Spataro. Per Il Tempo, il messaggio di Fico e Sarti è esclusivamente una “gaffe”, in quanto l’unica verità “è già stata fatta dai giudici”. Viene evitato accuratamente di citare la mole di ricostruzioni oggettive presentate dai legali dei Manca in opposizione all’archiviazione del caso. Meglio non raccontare delle 30.000 persone, tra cui esponenti politici, attivisti antimafia, artisti e comuni cittadini, che hanno firmato una petizione contro l’archiviazione. Tanto poi cosa importa ad un’opinione pubblica del tutto anestetizzata e assuefatta alla peggiore informazione che si sta consumando nel nostro Paese?! Nulla.
Spazio quindi agli articoli su commissione e ai silenzi a comando. Almeno fino a quando un rigurgito di dignità popolare non ponga fine a questo obbrobrio attraverso una effettiva pretesa della verità. Che non deve limitarsi solamente ai familiari delle vittime – già segnati da troppo dolore – ma che deve appartenere a tutta la società che si definisce civile.
Disgraziato Paese quello in cui si censurano le notizie, si stravolge il senso dei fatti e si montano le polemiche basate sul nulla – dal sapore meramente politico – così da continuare a infangare la memoria di una vittima, infierendo sul dolore dei suoi familiari.
Per scongiurare che questa barbarie si perpetui a oltranza urge che ai tweet del Presidente della Camera seguano azioni mirate, per trasformare la solidarietà virtuale in atti concreti. Solamente così si potrà rendere giustizia ad Attilio Manca. Una volta per tutte.

Tratto da: antimafiaduemila.com

In foto: Attilio Manca insieme al padre, Gino, e il fratello, Gianluca, durante un viaggio a Parigi. Al centro, Attilio con i genitori, Angela e Gino

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