Martedì 6 Dicembre 2022

“Attilio come Paolo Borsellino. Ucciso dagli stessi assassini”

“Mamma mia dolcissima, ti prego non soffrire perché io sono sempre vicino a te e a papà, non rattristarti, il cammino è breve, e un giorno ci ricongiungeremo per sempre. Io sono felice della mia nuova vita perché finalmente ho voluto conoscere quello che volevo sapere. E’ bello ed armonioso qui, non si ha più fretta e la gioia accompagna ogni istante della nostra esistenza. Non preoccuparti per Luca, presto il Signore gli farà trovare la sua strada e si rasserenerà. Prega per quelli che mi hanno fatto del male, perdonali, perché stanno soffrendo, non si sono resi conto di ciò che stavano facendo. Ti voglio bene. Il tuo Attilio”. Sono state queste le parole scritte dalla madre di Attilio Manca, Angela Gentile (conosciuta ai più come Angelina Manca) pochi mesi dopo la morte di suo figlio, una mattina appena alzata. “Ma è come se le avesse scritte lui...” disse in un soffio al giornalista Lorenzo Baldo che ricostruì quelle tristi vicende avvenute dopo il 12 febbraio del 2004, quando il giovane urologo siciliano venne ritrovato cadavere nel suo appartamento a Viterbo. Il corpo presentava evidenti segni di colluttazione mentre dal naso era uscita una considerevole quantità di sangue. Da quella scena straziante iniziò uno dei casi di cronaca più sconcertanti della storia della nostra Repubblica reso ancor più sinistro dalle innumerevoli menzogne raccontate dal potere.

Dipinto come un tossicomane morto suicida per un’overdose causata da un mix di droga e farmaci autoinoculati, Attilio fu oggetto di scherno e di derisione in primis da coloro che avrebbero dovuto ricercare la verità. Come alcuni magistrati allora in servizio alla procura di Viterbo che quell'8 giugno del 2012, durante una conferenza stampa, riversarono un fiume di parole incoerenti a sostegno della tesi del suicidio di Attilio. E i due buchi nel braccio sbagliato, lui che era un mancino? Quisquilie. L’assenza delle sue impronte dalle due siringhe ritrovate con tanto di cappuccio salva-ago inserito? Dettagli insignificanti.  Il suo computer? Sparito. Il suo appartamento? Quasi completamente pulito a lucido da impronte.


angelina attilio gino manca


Dettagli di poco conto per il pm di Viterbo che arrivò addirittura a escludere dal processo la famiglia Manca come parte civile.

E poi ancora, non c'è spiegazione alla "sparizione" di una telefonata di Attilio dei mesi gennaio-febbraio 2004 giunta ai genitori qualche giorno prima della morte e poi c'è quell'inquietante "coincidenza" dell'operazione alla prostata di Bernardo Provenzano a Marsiglia negli stessi giorni in cui Attilio si spostò in Francia "per lavoro”. Altra "coincidenza” è quella del mafioso Francesco Pastoia che morì suicida in carcere il 28 gennaio 2005 dopo essere stato intercettato mentre parlava di un urologo che avrebbe visitato Provenzano nel suo rifugio da latitante in convalescenza. La morte di Attilio Manca è quindi avvolta dalla stessa coltre nera che ha permesso la latitanza di Bernardo Provenzano. E tante altre sono le ombre sulla scena del caso Manca, ma una più di tutte è la più sinistra, quella dello Stato. Sono sempre i giudici di Viterbo che per primi dichiararono pubblicamente l’interessamento alla vicenda da parte dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “Io sono arrivato a Viterbo nel bel mezzo di questa faccenda - spiegò l’allora Procuratore capo, Alberto Pazienti - La prima cosa che ho trovato sulla mia scrivania è stata la richiesta da parte della segreteria del Gabinetto del Capo dello Stato, che voleva chiarimenti in merito a questa vicenda. Io sollecitato dal Capo dello Stato mi sono guardato tutto il fascicolo e poi ne ho discusso con lui”.

Ad oggi, nessuno conosce il perché dell’interessamento di Napolitano verso il caso di un ragazzo ufficialmente morto suicida. E che cosa si dissero il procuratore e il capo dello Stato? Domande lecite, ma cadute nel vuoto.


attilio suona chitarra


La vicenda giudiziaria sulla morte di Attilio, tra blocchi, menzogne e depistaggi è arrivata ad un nuovo punto, un nuovo inizio forse: il 20 settembre 2021 l’avvocato Fabio Repici annunciò una novità che potrebbe far partire nuove indagini sul caso di Attilio Manca. Disse di aver trovato le dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia sconosciuto agli inquirenti capitolini e che tali dichiarazioni "riscontrano addirittura un elemento che era stato indicato non dai pentiti, ma dalla signora Manca e dal signor Manca, in relazione alla visita preannunciata ad Attilio Manca dal cugino Ugo Manca dieci giorni prima del suo omicidio, da un potente boss mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto a Viterbo”. Le dichiarazioni - ha aggiunto l'avvocato - del nuovo collaboratore di giustizia "non sono mai state esaminate dall’autorità giudiziaria di Roma" e tirano in ballo "proprio quel soggetto che dieci giorni prima della sua uccisione, Attilio Manca seppe che sarebbe andato a trovarlo a Viterbo”.

Per Attilio Manca c’è ancora una verità che deve essere scoperta e sono in molti a non volere che ciò accada. Tuttavia ci sono delle voci che già gridano quella verità. Una di queste è quella di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino: “Attilio Manca è stato ucciso sempre sull’altare di questa trattativa. Io sono convinto che Attilio quando è stato al capezzale di Provenzano ha visto delle persone che non avrebbe dovuto vedere. Uomini dello Stato, quelli che proteggevano Provenzano, per questo è stato ucciso”. “Voglio dire alla famiglia Manca che Attilio Manca e Paolo Borsellino sono vittime degli stessi assassini. Che non sono solo dentro la mafia”.

Un giorno quella coltre nera che nasconde i mandanti e gli esecutori della morte di Attilio se ne andrà e la verità, imprigionata da tempo, emergerà con tutta la sua forza dirompente. E’solo questione di tempo.

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