Domenica 20 Ottobre 2019

di Lorenzo Baldo
Il Gup di Viterbo Savina Poli ha deciso: l’ex pm Antonio Ingroia non ha calunniato l’ex capo della squadra mobile viterbese Salvatore Gava, in merito alle indagini sulla morte dell’urologo barcellonese Attilio Manca, e quindi va prosciolto perchè il fatto non costituisce reato. Lo scorso anno il pm Renzo Petroselli (da alcuni mesi in pensione) era arrivato addirittura a chiedere il giudizio immediato nei confronti del legale che assiste la famiglia Manca assieme a Fabio Repici, puntualmente rigettato dal Gup. Non a caso Petroselli è lo stesso magistrato che, dopo diverse richieste di archiviazione sul caso specifico, ha chiesto e ottenuto l’esclusione della famiglia Manca, quale parte civile, dal processo che si sta celebrando a Viterbo nei confronti di Monica Mileti. Per giustificare la sua – immorale – decisione Petroselli ha affermato che i genitori e il fratello di Attilio non sono stati danneggiati dalla morte del loro familiare. E il Gip – malauguratamente – gli ha dato ragione.
Questa volta, però, è andata diversamente. Il pm Stefano D’Arma, ha infatti chiesto il proscioglimento per l’ex pm che questa mattina non era a Viterbo, a rappresentarlo in aula c’era l’avvocato Repici. Dal canto suo l’ex capo della mobile - già condannato a 3 anni, in via definitiva, per un falso verbale all’epoca delle violenze alla scuola Diaz nel 2001 - non si è costituito parte civile. Sotto accusa erano finite le dichiarazioni dell’ex pm di Palermo relative alle “prove false” e al “depistaggio” nelle indagini condotte dallo stesso Gava in merito alla presenza di Attilio Manca all’ospedale “Belcolle” (attestata nella relazione della Questura di Viterbo e smentita clamorosamente da successive verifiche) nei giorni in cui Provenzano si trovava a Marsiglia per essere sottoposto all’operazione alla prostata.

L’atto di accusa
Il pm Petroselli aveva evidenziato che le accuse di “depistaggio” attraverso la costruzione di “prove false” erano state pronunciate durante l’udienza preliminare del 3 febbraio 2014 relativa al procedimento penale per la morte del giovane medico che vede come unica imputata la romana Monica Mileti, accusata di aver ceduto la dose fatale di eroina che ha provocato la morte del giovane urologo. Immediatamente si era appalesata un’evidente anomalia. Per la prima volta un avvocato veniva incriminato per calunnia per quello che aveva dichiarato nel corso dell’udienza. L’ex pm aveva infatti sottolineato che bisognava essere “analfabeti del diritto” per non conoscere che l’art. 598 del codice penale prevede una specifica causa di non punibilità per le offese contenute negli scritti e nei discorsi che le parti, pm e difensori, rendono davanti all’Autorità giudiziaria.
Commentando a caldo la notizia della richiesta di rinvio a giudizio Ingroia l’aveva definita degna di “un paese sottosopra dove avvengono cose sottosopra”. “Si arriva all’assurdo che un avvocato di parte civile che legittimamente difende i familiari di una vittima divenga lui  l’uomo da indagare per cose dette durante un’udienza tra l’altro”, aveva sottolineato. A volte, però, anche in un “paese sottosopra” la giustizia va per il verso giusto: una piccola speranza in un cammino - irto e scivoloso - verso la verità per Attilio Manca.

Tratto da: antimafiaduemila.com

Foto © Matteo Gozzi

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