Giovedì 18 Aprile 2019

di Lorenzo Baldo
Le parole “incommentabili” di un condannato per mafia liberato dallo Stato

“Solo una persona come Cattafi può pensare che una famiglia colpita profondamente nei suoi affetti più cari possa pensare al risarcimento... ma a Barcellona, terra di mafia e massoneria è possibile anche questo!”. Poche parole di Angelina Manca affidate a facebook dopo la pubblicazione sul Fatto Quotidiano delle dichiarazioni del pregiudicato condannato per mafia Rosario Pio Cattafi. E' di questa mattina la replica stizzita alle affermazioni del pentito Nino Lo Giudice da parte di colui che viene indicato come il trait d'union tra pezzi “deviati” dello Stato e la mafia. “Menzogne incommentabili – afferma Cattafi a Walter Molino riferendosi alle parole del “nano” –. Non conosco nessuna di queste persone. Lo Giudice è il solito pentito che attinge informazioni da Internet. Uno che ne ha già combinate di tutti i colori, ha anche accusato dei magistrati. Ho rispetto per il dolore della famiglia Manca, ma da quando ci sono i risarcimenti dello Stato chi ha un morto in casa vuole farlo passare per vittima di mafia”. Il concetto di “rispetto per il dolore della famiglia Manca” esternato da un simile personaggio è più che un ossimoro: è realmente una menzogna incommentabile. Cattafi rappresenta l'unico caso in Italia: dal 41 bis alla libertà totale nella sua città. La decisione della Corte di Appello di Messina del dicembre del 2015 ha lasciato basiti. “Hanno vinto loro”, ha commentato a caldo la stessa Angelina Manca. Certo è che quella anomala scarcerazione per i malpensanti è apparsa come il sigillo definitivo sul silenzio di Rosario Cattafi. Che interesse potrebbe avere ora costui a riferire tutto quello che sa sulle commistioni tra mafia e Servizi negli omicidi eccellenti e nelle stragi? “Qua non si tratta di una dichiarazione, ma di una molteplicità di dichiarazioni misurate e anzi ridondanti provenienti da soggetti che non avevano bisogno di ulteriori accrediti – aveva dichiarato lo scorso 9 luglio il pg di Messina Salvatore Scaramuzza durante la sua requisitoria, accompagnato dai sostituti procuratori della Dda Vito Di Gregorio ed Angelo Cavallo, applicati in appello al processo Gotha 3 –. Davvero credete alla tesi del complotto? Non ritengo che vi siano dubbi sul ruolo apicale svolto da Cattafi che si è posto come uomo di vertice in grado di relazionarsi con le famiglie mafiose”. “Un soggetto – aveva specificato il pg – che apparentemente vive nelle istituzioni ma che opera nella mafia come anello di congiunzione”. In quella occasione il procuratore generale aveva definito il boss una sorta di “motore apparentemente immobile”, in quanto considerato uomo chiave dei rapporti tra servizi, istituzioni e criminalità, accusandolo tra l'altro di riciclare denaro di Cosa Nostra. Parallelamente non vanno assolutamente dimenticate le gravissime minacce dello stesso Cattafi nei confronti dell'avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici, difensore di numerosi familiari di vittime di mafia. Il 17 ottobre del 2013, durante un'udienza del processo in abbreviato Gotha3, “l'avvocaticchio” aveva chiesto di rendere dichiarazioni spontanee: “Avrei dovuto prendere a schiaffi l'avvocato Fabio Repici, mi pento di non averlo fatto. Auguro con tutto il cuore all'avvocato Repici di subire tutto quello che ha fatto subire ad altri”. “Incommentabile”, si potrebbe dire nuovamente, ma in questo caso una simile minaccia racchiude in sé ben altre possibili conseguenze.
La replica (del tutto scontata) di Cattafi alle dichiarazioni di Lo Giudice non stupisce più di tanto. Per certi versi sembra più che altro una sorta di manifestazione di nervosismo. E' evidente che le affermazioni del “nano”, soprattutto in merito a certi temi, dovranno essere avvalorate da riscontri particolarmente pregnanti. Ma di lezioni di attendibilità sui collaboratori di giustizia da parte di un pregiudicato, su cui gravitano tutt'ora le ombre di una sua possibile responsabilità nell'omicidio di Beppe Alfano (per non parlare della morte di Attilio Manca o della trattativa), ne faremo veramente a meno. “Demoralizzarmi per le parole di uno come Cattafi? Mai, solo disgusto”, commenta su facebook Angelina Manca. Probabilmente non bisogna aggiungere altro.

Tratto da: antimafiaduemila.com

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