Mercoledì 17 Luglio 2019

di Miriam Cuccu - Foto e Video
La conferenza in ricordo della morte. Legale Repici: “Oltre a D’Amico un altro pentito barcellonese”

“'Se Attilio fosse mio fratello'… Attilio è mio fratello! E credo che tutti i presenti lo considerino tale”. Sono le parole di Flora Agostino, sorella dell’agente Nino, ucciso nell’89 in un agguato mafioso, alla conferenza “…e se Attilio fosse tuo fratello?” (organizzata dall’Associazione ANAAM Amici di Attilio Manca in collaborazione con Libera, Scorta civica, Agende Rosse e Cittadinanza per la Magistratura) in ricordo dell’urologo di Barcellona Pozzo di Gotto trovato morto 12 anni fa in circostanze più che misteriose.

Attilio come Nino Agostino, come Graziella Campagna, come qualsiasi cittadino onesto che diventa troppo scomodo per un gioco troppo grande. “Attilio non era un mafioso, ma un urologo specializzato in laparoscopia. – ha osservato l’attrice Annalisa Insardà durante l’incontro moderato dal vice direttore di Antimafia Duemila Lorenzo Baldo – E Provenzano si è ammalato di prostata. Se si fosse ammalato di cuore sarebbe morto mio fratello cardiologo, o di osteoporosi mio fratello ortopedico”. Perché è proprio l’ombra del boss Bernardo Provenzano, e della latitanza che doveva essere preservata a tutti i costi, a stagliarsi su una morte classificata con noncuranza come il “suicidio” di un “drogato”. “Vogliamo che Attilio sia ricordato come quel cittadino italiano onesto che ha bisogno di verità, di essere tutelato da istituzioni serie che tengano la schiena dritta” ha auspicato Gianluca Manca, fratello di Attilio.

“Era sempre facile dire che fossero farneticazioni dei genitori, elaborazioni dei difensori, e si aggiungeva sarcasticamente – ha commentato Fabio Repici, legale della famiglia Manca insieme ad Antonio Ingroia – se quello di Attilio fosse stato davvero un omicidio volete che nessun collaboratore ne parli?”. Puntuali, sono arrivate le dichiarazioni di Carmelo D’Amico. Non è l’unico pentito ad aver parlato della morte di Attilio ma le sue dichiarazioni, contenute in un verbale datato ottobre 2015 svelerebbero la presenza dei servizi segreti e la regia di Rosario Pio Cattafi, condannato in appello a 7 anni per essere stato affiliato a Cosa nostra fino al 2000 (mentre in primo grado erano stati chiesti 12 anni in quanto ritenuto capo della mafia barcellonese). “Abbiamo già trasmesso le dichiarazioni di D’Amico alla Procura della Repubblica di Roma” ha assicurato Repici. Ma ci sarebbe un altro verbale del pentito, oltre a quello menzionato dall’avvocato difensore: “L’incipit del verbale dice ‘in aggiunta a quanto ho già avuto occasione di riferire sulla morte di Attilio Manca…’. Questo vuol dire c’era già un altro verbale di D’Amico”. E ha aggiunto: “D’Amico non è l’unico pentito barcellonese che parlava di Manca. L’altro è Alessio Alesci, recentemente ha reso dichiarazioni che presenteremo alla Procura di Roma”. “Credo che finalmente siamo vicini a una vera svolta” ha commentato Ingroia, intervenuto via Skype.

Fotogallery © Emanuele Di Stefano

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“Rotolo (il boss Nino Rotolo, dal quale D’Amico disse di aver appreso del ruolo dei servizi nell’omicidio Manca, ndr) sposta la vicenda a livelli più alti. – ha spiegato Nuccio Anselmo, cronista de La Gazzetta del Sud che per primo ha pubblicato i verbali – Le sue dichiarazioni vanno riscontrate, ma D’Amico può essere devastante in positivo per Barcellona Pozzo di Gotto”, dove “la mafia sul piano organizzativo, omicidiario e di cointeressenze con il mondo politico non è stata affatto inferiore a quella palermitana e nissena”.

Secondo quanto sta emergendo dal processo trattativa Stato-mafia, ha evidenziato Giorgio Bongiovanni, direttore di Antimafia Duemila, “nel ’92 Riina fu consegnato allo Stato da Provenzano in cambio, sicuramente, di una lunga latitanza”. E questo fu fatale ad Attilio, la cui morte “non era solo interesse di Cosa nostra, ma anche dello Stato”. Questo perché, ha aggiunto Bongiovanni, “lo Stato non ha mai voluto sconfiggere la mafia, le organizzazioni criminali sono il braccio armato di certo potere politico. Attilio è stato ucciso perchè poteva spezzare, con una sua eventuale testimonianza, questo sistema criminale”.

Ottimista si dice Luciano Mirone, parlando di “una luce di verità che già due anni fa, quando scrissi il libro (“Un suicidio di mafia”, Castelvecchi editore, ndr) si incominciava a intravedere, ed oggi è sempre più vicina grazie ai pentiti e alla società civile. Siamo sulla buona strada – ha commentato – ma ci sono altre verità da capire fino in fondo” sui nomi di esponenti dei servizi e della massoneria coinvolti. “Un delitto di Stato ha bisogno non solo di essere commesso da pezzi delle istituzioni – ha precisato il giornalista – ma anche dei suoi silenzi”. Come quelli sulla Procura di Viterbo, che si è occupata delle indagini su Manca, per la quale la stessa Commissione parlamentare antimafia ha parlato di “gravi responsabilità”. “Perché il Csm non interviene?” si è chiesto Mirone. Per lo scrittore Iapichino, autore di “Le vene violate” (Armenio editore) “è come se tutti avessero in mente senza conoscersi tra di loro un obiettivo, un richiamo al male a qualsiasi latitudine, da Viterbo a Barcellona Pozzo di Gotto”, parlando di un “raffinato corredo di silenzi, omissioni, portatori sani di vizi procedurali, capovolgimenti di verità, di ruoli”.



Barcellona come Palermo, come Reggio Calabria, come qualsiasi altra città con la sua densità mafiosa da scontare e contro cui lottare. “Sono stati anni difficili – ha ricordato Maria Teresa Collica, parlando del periodo in cui fu primo cittadino del comune barcellonese – ciò che più mi è stato rinfacciato è aver creduto che Barcellona fosse città di mafia. Ma non lo dico io, lo dicono gli atti giudiziari”. Per l’ex sindaco è importante condurre “lotte costanti soprattutto contro la mentalità mafiosa, quella che fa più male. Ma sono tante le persone che non vogliono sentire”.

“Oggi ricordiamo qualcosa di doloroso – ha quindi esordito Renato Accorinti, sindaco di Messina – ma trasformeremo il dolore in forza e non molleremo di un millimetro. E questa forza deve partire da dentro di noi, perché prima di ogni altra cosa è l’ignavia che dobbiamo combattere. Coloro che hanno fatto la Costituzione non ci sono più eppure camminano insieme a noi. Così ognuno deve fare la sua parte come se si dovesse cambiare oggi sapendo che potrebbero volerci anche millenni”. All’orizzonte si preannuncia la XXI Giornata di Libera in ricordo delle vittime di mafia. Quest’anno sarà Messina ad accogliere le migliaia di manifestanti per l’annuale evento organizzato da don Luigi Ciotti, che in ricordo di Attilio Manca ha inviato una lettera in cui auspica che “venga restituita dignità e verità”.

“Né io né la mia famiglia ci siamo mai arresi, e un po’ alla volta attorno a noi si sono riunite altre persone. Ora non siamo più soli, senza di voi non sarei capace di andare avanti” ha ribadito commossa Angela Manca, madre di Attilio. Tra i presenti in sala, anche Pasquale Campagna (fratello di Graziella, uccisa da Cosa nostra nell’85) e la famiglia Agostino, Vincenzo, Augusta e Flora. “Ventisette anni fa ho fatto questo vestito nero che porto da allora, e lo porterò fino a quando non avrò giustizia. Questo vestito si chiama coraggio” dice Augusta. E Vincenzo Agostino solleva una mano, due dita alzate in segno di vittoria.

Tratto da: antimafiaduemila.com

AUDIO by Radio Radicale
Incontro-dibattito sull'omicidio del giovane urologo barcellonese, di cui ricorrerà il suo 12 anniversario

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