Martedì 19 Marzo 2019

di Miriam Cuccu - Foto
Tra inchiesta e dimensione umana: la presentazione del libro a Messina

“Scrivere 'Suicidate Attilio Manca (edizioni Imprimatur, ndr) è stata un'esperienza di immedesimazione totale, quasi sotto dettatura. Sentivo la presenza di Attilio e il dolore di Gino, Angelina e Luca, e provavo a mettere insieme questi pezzi”. Così racconta Lorenzo Baldo, vicedirettore di ANTIMAFIADuemila, cosa ha significato la stesura del libro (presentato ieri a Messina, dove alcuni brani sono stati letti dall'attore Michelangelo Maria Zanghì) sull'urologo di Barcellona Pozzo di Gotto trovato morto il 12 febbraio 2004 in circostanze più che misteriose. “Mi sono calato dentro la storia, sono stato a casa Manca e ho respirato la voglia di vita di Attilio. Ma c'è ancora tanto da scrivere, questo libro è solo un punto di partenza per dare altri input nella ricostruzione della verità mancante”. A cominciare da quella Barcellona Pozzo di Gotto “dove - continua Baldo, all'incontro moderato dal giornalista Nuccio Anselmo - si intravedono personaggi trade union tra mafia e servizi, e l'ombra di Bernardo Provenzano”. Proprio per proteggere la latitanza del boss corleonese, infatti, Attilio Manca, che lo avrebbe operato alla prostata a Marsiglia, sarebbe stato eliminato e la sua morte fatta passare per un suicidio da overdose. “Il territorio barcellonese non ci permette di respirare a pieni polmoni ma di stare in apnea. - riflette Gianluca Manca, fratello di Attilio - Qui anche le persone 'perbene' cercano di ostacolarci, ci vogliono vedere sfiniti e messi all'angolo. Qui non c'è più il distinguo tra lecito e illecito. Ma troviamo la forza nelle persone che ci stanno vicino, questo ci dà la speranza di continuare a camminare a testa alta e schiena dritta. Anche se ciò che più ci lascia l'amaro in bocca è che le istituzioni non ci danno risposte”.

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“Barcellona Pozzo di Gotto è oggi la repubblica della mafia” è la denuncia dell'avvocato Fabio Repici, legale insieme all'ex pm Antonio Ingroia della famiglia Manca “ed è il cuore del libro e della storia, il marchio di tutto ciò che non va in questa vicenda a cominciare dalle omissioni nelle indagini da parte della Procura di Viterbo”, città in cui Attilio viveva e lavorava. E di “cose inenarrabili” sulle investigazioni, assicura Repici, ce ne sono tante: “Come giustificare la trasmissione di un investigatore alla famiglia Manca di notizie false per verificare quanto avessero intuito dell'omicidio di Attilio?” si chiede il legale. “Qui a Barcellona un uomo di mafia e d'apparato, Rosario Pio Cattafi (secondo il pentito D'Amico responsabile dell'omicidio Manca, ndr) si trova a piede libero dopo cinque anni di pena a fronte di trent'anni di mafia. E lo stesso per i killer indicati dai pentiti. Oggi la risposta delle istituzioni alla mafia di Stato barcellonese è a un livello molto basso”.
suicidate attilio manca“Questo libro è il punto d'incontro tra inchiesta giornalistica e dimensione umana - dice Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto di Messina - mette insieme i pezzi di questa società, dove i fenomeni mafiosi si radicano a tutti i livelli. Il rischio è che poi i giusti diventino i vinti, e che si torni indietro rispetto alle tappe che ci hanno portato fuori dall'illegalità che si diffonde” e in molte “storie belle, ma finite male, la verità è mancata e al suo posto c'è l'interesse di delegittimare pezzi della società, così come c'è stato l'interesse di screditare Attilio Manca”.
La questione secondo Renato Accorinti, sindaco di Messina, “non è solo trovare giustizia nel caso singolo. Noi vogliamo una società più giusta. È un lavoro di trasformazione culturale che richiede tempo, pazienza e costanza. Il cambiamento è determinato dall'energia che mettiamo in progetti concreti, senza cadere nella demoralizzazione. In Sicilia i mafiosi sono un gruppo limitato, così come coloro che li combattono. La maggioranza vive nell'ignavia, pensano di essere persone perbene ma in realtà non si battono per cambiare le cose”. A dare “manforte” a questo cambiamento culturale arrivano i “mattonatori”, giovanissimi studenti della scuola Ettore Castronovo, nel quartiere Bordonaro di Messina, che hanno letto davanti al pubblico (e alla famiglia Manca, presente all'incontro) una lettera dedicata a mamma Angelina e una poesia ad Attilio Manca: “Nonna Angelina, - dicono - Attilio è entrato nei nostri cuori”.

Tratto da: antimafiaduemila.com

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